“Per noi e i nostri figli”: nella speranza di una diversa politica ambientale
di Monica Rocca
Nel mese precedente allo scioglimento delle Camere, in TV non è passato certamente inosservato lo spot, dal sapore “vagamente” pre-elettorale, della Presidenza del Consiglio dei Ministri sulle “Grandi Opere”. Stiamo lavorando per voi e per i vostri figli , recitava la voce fuori campo, mentre un’accattivante sequenza di immagini sembrava invitare gli italiani ad applaudire l’impegno del Governo uscente in tema di infrastrutture “dal centro al sud, alle isole, al nord”, dal Mo.S.E all’alta velocità.
Ma, come si suol dire, non è tutto oro quel che luccica. L’aumento della dotazione infrastrutturale del Paese non è stata affatto una misura anticiclica per il rilancio dell’economia italiana – com’era negli intenti del Governo – ma ha “portato in realtà all’impostazione e realizzazione di manovre finanziarie sempre più disorientate rispetto all’individuazione degli atout competitivi e delle conseguenti politiche di sostegno al nostro sistema economico”. Questa tesi è espressa in “Politica e ambiente: bilancio della legislatura” (in uscita in libreria a Marzo), a cura di Gaetano Benedetto e frutto di un lavoro corale da parte del WWF Italia. Una pubblicazione che, come si legge nell’introduzione, “vuol essere memoria di quanto accaduto, ma anche una sorta di “breviario” su ciò che sarà necessario correggere”.
In questi anni, ad esempio, sono state stravolte le regole nel mercato dei lavori pubblici e in materia di valutazione di impatto ambientale sono state definite infrastrutture strategiche opere che di strategico avevano ben poco.
In virtù di questa loro qualifica e in deroga alle procedure di verifica ambientale, diverse opere altamente impattanti hanno così potuto proseguire il proprio iter con procedure autorizzatorie accelerate e semplificate. Così come l’escamotage di frammentare l’unitarietà delle opere ha perseguito lo scopo di diminuire artificiosamente il peso complessivo dell’impatto ambientale.
Lo spot in sostanza non dice agli italiani, a differenza del II Rapporto sulla Legge Obiettivo (curato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati), che solo lo 0,2% delle infrastrutture strategiche previste sono state completate e che solo il 18% delle opere è stata cantierata, conseguenza del resto inevitabile dal momento che i soldi per la loro realizzazione non c’erano e non ci sono.
Non ci rimane che sperare che la prossima legislatura, se veramente vuole “lavorare per noi e per i nostri figli”, abbia la volontà di invertire rotta in materia ambientale.
Agendo nel pieno rispetto della normativa comunitaria e ottemperando al diritto dei cittadini all’informazione in materia di ambiente e al loro coinvolgimento partecipativo.
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