Autonomia energetica: visioni a confronto
di Mario Pasquali
Durante l’ultimo congresso del partito repubblicano, svoltosi il 31 Gennaio 2006, George W. Bush ha affermato che gli Stati Uniti “sono malati di petrolio”, sottolineando come sia ormai necessario un piano per ridurre la dipendenza dall’oro nero e arrivare a un’autonomia energetica. L’obiettivo fissato è addirittura la riduzione del fabbisogno del 75% entro il 2025.
Dichiarazioni che hanno suscitato scalpore, considerando le attività della famiglia Bush e di buona parte dell’attuale Amministrazione nell’industria petrolifera.
Di fatto, quale che sia il mix di motivazioni che ha portato alle parole del Presidente americano, gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a orientarsi verso l’utilizzo di fonti alternative.
La necessità di un cambiamento nelle politiche energetiche non riguarda evidentemente i soli USA. Anche in Europa, ad esempio con la recente direttiva sull’efficienza degli usi finali dell’energia, si stanno facendo strada i concetti di efficienza e risparmio energetico.
Già nel suo libro Il solare e l’economia globale, uscito in Italia nel 2004, Hermann Scheer tracciava il percorso verso l’abbandono delle fonti energetiche fossili a favore di quelle rinnovabili: una trasformazione dell’intera struttura economica che ancora trova difficoltà nel realizzarsi a causa dell’opposizione dei soggetti che oggi controllano il mercato dell’energia.
Ora, dopo le dichiarazioni di Bush, si consolida l’attualità di questi temi che sono al centro del nuovo libro di Scheer, Autonomia Energetica - una nuova politica per le energie rinnovabili, che presto uscirà nell’edizione italiana.
Il libro analizza le varie opzioni energetiche disponibili per il futuro: il fossile, il nucleare, le energie rinnovabili e lo stesso risparmio energetico. Scheer demolisce le diverse "opzioni": il fossile in quanto destinato ad esaurirsi e principale responsabile delle emissioni di CO2 e non solo, il nucleare in quanto tecnologia a rischio, inquinante, dai costi incalcolabili ed entrambe per la centralizzazione dei siti produttivi e il gigantismo delle reti distributive.
Un’analisi estremamente dettagliata e una proposta di azione incisiva, che non mancheranno di rendere ancora più intenso il dibattito sulla questione energetica.
|