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Strategia energetica europea e situazione italiana
di Monica Rocca

Sono sei i settori prioritari della strategia europea per un’energia sostenibile, competitiva e sicura descritti nel nuovo Libro verde, datato 8 marzo e presentato al Summit Ue del 23-24 marzo: completamento dei mercati interni; sicurezza dell’approvvigionamento e solidarietà tra gli Stati membri; sicurezza e competitività dell’approvvigionamento verso un mix energetico più sostenibile, efficiente e diversificato; approccio integrato per affrontare i cambiamenti climatici; promozione dell’innovazione tecnologica; politica energetica esterna coerente.

Ma a che punto siamo in Italia rispetto ai tre obiettivi principali della politica energetica europea: sviluppo sostenibile, competitività e sicurezza dell’approvvigionamento?

Il WWF Italia nel volume Politica e ambiente: bilancio della legislatura 2001-2006 (curato da Gaetano Benedetto) dedica un intero capitolo all’energia, inquadrando la politica perseguita dal Governo in campo energetico nel contesto internazionale.

Nel giugno 2002, con la legge n. 120, l’Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto, ma ad esso non sono seguite, sostiene Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del WWF e curatore del volume, “politiche coerenti con l’obiettivo di diminuzione dei gas serra, politiche di incentivo e disincentivo nei comparti industriali e dei trasporti, politiche tese a promuovere efficienza e risparmi energetici, politiche atte a contenere una crescente domanda di consumi”. Altri elementi non troppo incoraggianti: l’Italia non ha ancora un piano energetico nazionale; le emissioni di CO2 hanno già superato di oltre il 12% i livelli del 1990; la carenza di risorse fossili e il modesto sviluppo delle fonti rinnovabili costringe il nostro paese a una forte dipendenza energetica, circa l’85% dei consumi complessivi (la media europea è del 54%); lo spreco di energia è di oltre il 26%.

Per quanto riguarda l’azione di governo, il principale elemento di contraddizione in campo energetico è costituito, secondo gli autori del volume, dal decreto Marzano, il cosiddetto “decreto sblocca centrali” che “assecondando acriticamente la crescita della domanda” è andato nella direzione opposta rispetto agli impegni assunti a livello internazionale con la ratifica del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, in particolare per quel che riguarda il contenimento delle emissioni, lo sviluppo della cogenerazione, la costruzione di impianti di piccola potenza per la produzione distribuita e la diffusione delle fonti rinnovabili. Secondo il WWF, “continuando, come fa il Governo italiano, a proporre politiche di aumento della potenza installata in grandi impianti alimentati da fonti fossili non si fa altro che accrescere la vulnerabilità del sistema ed esporre il paese a ulteriori rischi di blackout”.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, il Governo ha più volte sostenuto il suo impegno a favore di queste ultime, ma alle “enunciazioni di principio non hanno corrisposto azioni adeguate e, soprattutto, in campo normativo i dispositivi emanati sembrano piuttosto tradire una certa tendenza a voler ulteriormente affossare queste fonti energetiche a tutto vantaggio di quelle assimilate, dei combustibili fossili e del nucleare”.

Ma una politica energetica diversa è possibile? Il WWF Italia ne è convinto e in Politica e ambiente suggerisce le linee da seguire nel prossimo futuro.



numero 3 - 03/2006
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