Quando essere informati non basta
di Alessandro Radrizzani
Con la riscrittura delle principali norme ambientali, avvenuta con il
Dlgs 152/2006, inizia un periodo di incertezza nel quale tutti gli operatori
coinvolti avranno non poche difficoltà a rimettere a fuoco il nuovo
scenario. È tipico di ogni fase di transizione: quando cambiano
le regole generali, il problema non è soltanto aggiornare gli aspetti
specifici che riguardano il proprio lavoro, ma piuttosto capire fino in
fondo il diverso significato che ogni comportamento assume nel nuovo contesto.
Se poi quello che muta è un intero sistema normativo, la questione
è ancora più complessa perché prima ancora di definire
la nuova funzione di un obbligo o di un adempimento occorre inquadrare
lo “spirito della legge”, cioè la logica secondo la
quale la norma è stata concepita, con le conseguenze che ne derivano
per gli aspetti più dubbi e controversi.
Per quel che riguarda la gestione dei rifiuti, con l’emanazione
del Dlgs 152/2006 cambia molto o cambia poco? La risposta non è
semplice, perché dal punto di vista strettamente operativo il nuovo
regime si discosta poco dal vecchio, ma le implicazioni rispetto al sistema
delle responsabilità, ai ruoli dei diversi soggetti e alla tracciabilità
dei flussi di rifiuti sono invece importanti.
Per fare degli esempi: quando esattamente un rifiuto diventa un “sottoprodotto”
ed esce dal campo di applicazione delle norme in materia? Con quali conseguenze
nell’organizzazione delle raccolte, degli stoccaggi e dei trasporti?
E quali nella variazione dei quantitativi che concorrono al raggiungimento
degli obiettivi nazionali di riciclo? Come si effettua un controllo rispetto
alla “decisione di disfarsi” di un certo materiale (condizione
che configurerebbe quel materiale come un rifiuto) se la decisione non
è ancora stata presa? Chi deciderà nelle situazioni più
ambigue e come si comporteranno i magistrati nei casi in cui la legge
nazionale va in contraddizione con quella comunitaria?
Per avere garanzie adeguate, chi opera in questo settore non può
limitarsi a raccogliere informazioni su quel che cambia nel proprio ambito
di lavoro. L’informazione puntuale non è sufficiente e in
qualche caso, se non è ricondotta al quadro generale, può
diventare pericolosamente aberrante.
Edizioni Ambiente ha avviato da due anni un’attività di Formazione permanente sui rifiuti, che si sviluppa attraverso una
serie di seminari dedicati ciascuno ad un tema specifico. In questa fase
di transizione del regime normativo è previsto un fitto calendario
di incontri della durata di una intera giornata. I seminari già
realizzati nel periodo di definizione ed emanazione del decreto hanno
avuto grande partecipazione e apprezzamenti da parte degli operatori più
qualificati.
L’attività è coordinata da un Comitato Scientifico
(Presidente: Paola Ficco; Vice Presidente: Maurizio Santoloci) e impegna
specialisti, magistrati e rappresentanti degli Organi normativi di riferimento.
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