Non lasciare le impronte
di Monica Rocca
L’Impronta Ecologica è stata il tema chiave che ha animato il dibattito
al Footprint Forum 2006 conclusosi a Siena il 17 giugno scorso. A spiegare il
concetto di Impronta Ecologica a un pubblico sempre più interessato alle
tematiche della sostenibilità ambientale è stato lo stesso Mathis
Wackernagel coinventore del metodo insieme a William Rees. “L’analisi
dell’Impronta Ecologica è uno strumento di calcolo che ci permette
di stimare il consumo di risorse e la richiesta di assimilazione di rifiuti da
parte di una determinata popolazione umana o di una certa economia e di esprimere
queste grandezze in termini di superficie di territorio produttivo corrispondente.”
A dieci anni dalla pubblicazione di Our Ecological Footprint. Reducing Human
Impact on the Earth, pubblicato da Edizioni Ambiente per la prima volta in
Italia nel settembre 1996, l’impronta ecologica dell’uomo sulla Terra
è ancora molto alta: l’indice è 3,89 ettari pro capite per
l’Italia e 6,2 ettari per un cittadino statunitense. La consapevolezza della
necessità di raggiungere l’equilibrio tra le risorse a nostra disposizione
e la domanda è, però, più radicata rispetto al passato e
il metodo si è imposto a livello internazionale come uno dei più
efficaci strumenti di analisi dell’impatto del nostro stile di vita sull’ambiente.
Il metodo dell’Impronta Ecologica, insieme ad altri indicatori ambientali,
è stato utilizzato nel progetto SPin-Eco, i cui incoraggianti risultati,
presentati al Forum, hanno evidenziato che la popolazione senese utilizza le risorse
nella misura in cui la natura riesce a rigenerarle e che questo stile di vita
contagia anche i turisti che qui hanno un’impronta ecologica inferiore a
quella che hanno nel proprio paese.
Se fanno ben sperare i risultati di case study come quello di Siena e l’utilizzo
sempre più frequente dell’Impronta Ecologica da parte delle Istituzioni
- dall’EEA (Agenzia Europea per l’Ambiente) per la realizzazione delle
politiche dell’Ue nel campo della sostenibilità alle Agende XXI Locali
italiane, all’Autorità per la Protezione Ambientale (EPA) in Australia
ecc. - non dobbiamo dimenticare che se tutti gli abitanti del pianeta avessero
l’impatto di un cittadino dei paesi industrializzati attualmente servirebbero
altri due mondi per sostenere il consumo globale!
Basta questo a chiarire la necessità di mantenere alto il livello d’attenzione
sul tema e contribuire alla diffusione della metodologia dell’impronta ecologica,
delle sue applicazioni e del futuro di questo indicatore come strumento indispensabile
per raggiungere la giusta carrying capacity del pianeta, impegno confermato
da Edizioni Ambiente con le edizioni 2000 e 2004 di L'impronta
Ecologica. Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra a cui seguirà
nel corso del 2007 una nuova edizione in una nuova collana dedicata ai temi divenuti
“classici” nell’ambito della sostenibilità ambientale.
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