Tornando a Kyoto
di Ilaria Di Bella
L’attuazione del Protocollo di Kyoto torna nell’agenda politica
italiana. Il Documento di programmazione economico-finanziaria varato dal governo
per il quinquennio 2007-2011 indica tra le priorità la riduzione delle
emissioni dei gas a effetto serra, e quindi la necessità di revisionare
e aggiornare il relativo Piano nazionale delle emissioni, approvato nel 2002
dal governo Berlusconi e ritenuto inadeguato dall’esecutivo Prodi. A fronte
dell’obiettivo generale per l’Italia di ridurre i gas effetto serra
del 6,5% nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990, com’è
noto infatti nel 2005 le emissioni risultano aumentate del 13%. Nel Dpef il
governo dichiara l’intento di “promuovere le fonti rinnovabili in
maniera efficiente e secondo logiche di filiera industriale, puntando sulle
tecnologie avanzate a basso costo e a basso impatto ambientale e sostenendo
forme di produzione distribuita. Particolarmente rilevante sarà lo sviluppo
delle ‘agro-energie’”. E ancora: “La riduzione del tasso
di crescita della domanda di energia e delle emissioni sarà perseguita
innalzando l’efficienza energetica e ambientale del ciclo dell’energia,
potenziando gli strumenti di mercato (titoli di efficienza energetica) e dando
segnali economici di orientamento della domanda, anche con una revisione in
tal senso della fiscalità energetica sui trasporti, a parità di
gettito complessivo”. La ricetta suggerita sembra quindi quella confermata
anche dai ministri Pecoraro Scanio e Bersani nelle audizioni programmatiche
alle Camere: arrivare nel quinquennio al 25% di produzione di energia da fonti
rinnovabili, rivedere la fiscalità energetica e dei trasporti, puntare
sui biocarburanti e sull’efficienza energetica in tutti i settori.
È da sottolineare che nel citato Dpef l’Esecutivo esprime anche
preoccupazione in relazione all’attuazione del Protocollo di Kyoto. Preoccupazione
che è stata criticata dai senatori della maggioranza in sede di discussione
nella commissione Ambiente, laddove scrive che “Il rispetto degli obblighi
derivanti dal Protocollo di Kyoto e dalla direttiva emission trading potrebbe
implicare un aumento dei costi di approvvigionamento dell’energia con
riflessi negativi sui prezzi finali”, aggiungendo che il Piano nazionale
per la riduzione delle emissioni sarà revisionato “al fine di verificare
l’effettivo stato del percorso di avvicinamento agli obiettivi del Protocollo
ed individuare quelle misure che consentano di minimizzare i costi complessivi
di adempimento agli obblighi del Trattato, tenendo conto delle esigenze di massimizzazione
dei benefici indotti sull’economia nazionale”. È chiaro che
per un Paese come l’Italia, che parte da un’elevata efficienza energetica,
la riduzione delle emissioni non è in discesa e, infatti, il governo
di centrodestra aveva scelto come strada prioritaria quella della cooperazione
internazionale. È altrettanto chiaro, tuttavia, che la mancata attuazione
degli obiettivi comporterà costi aggiuntivi per il Paese, dal momento
che – come è noto – i meccanismi degli accordi prevedono,
dal 2008, sanzioni finanziarie per le tonnellate di gas serra emesse in eccesso.
In questo quadro è quindi da segnalare l’iniziativa parlamentare
per l’attuazione del Protocollo. Il senatore dell’Ulivo Edo Ronchi,
già ministro dell’Ambiente del primo governo Prodi, ha messo a
punto un disegno
di legge sottoscritto da tutti i senatori dell’Unione della commissione
Ambiente che consentirà, secondo i suoi calcoli, una diminuzione a regime
delle emissioni pari a circa 90 milioni di tonnellate l’anno. Ronchi fa
notare come l’implementazione del Protocollo sia da considerare un investimento
a lungo termine, dal momento che il costo dell’energia primaria in Italia
è aumentato, dal 2000 al 2005, da 32,6 a 36,5 miliardi di euro (in moneta
2005). L’incremento è dovuto all’aumento strutturale del
prezzo del petrolio, passato da 19,4 nel 1999 a 73,3 dollari al barile a fine
giugno 2006, aumento che ha trascinato anche il prezzo del gas e del carbone.
L’alta dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili, di quasi
totale importazione, determina un circolo vizioso che si può rompere
solo investendo su energie alternative. “Le misure previste nel disegno
di legge che ho presentato – ha spiegato Ronchi – riguardano l’introduzione
del sistema tedesco per l’incentivazione delle rinnovabili, senza tetto,
l’incentivazione dei biocarburanti e dei biocombustibili e della cogenerazione
dell’energia elettrica e del calore, la rottamazione di frigoriferi, lavatrici,
lavastoviglie, scalda acqua e loro sostituzione con apparecchi a più
elevata efficienza energetica, nonché misure per la mobilità e
in particolare per il potenziamento del trasporto pubblico collettivo”.
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