in questo numero

I giochi proibiti dell'edilizia di Marco Moro
Tornando a Kyoto di Ilaria Di Bella
Ambiente, quanto mi costi di Mario Pasquali
Tra diritti e delitti: il giro d’affari dei randagi di Gianluca Felicetti
Energia: atomo o autonomia? di Anna Satolli


 

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Tornando a Kyoto
di Ilaria Di Bella



L’attuazione del Protocollo di Kyoto torna nell’agenda politica italiana. Il Documento di programmazione economico-finanziaria varato dal governo per il quinquennio 2007-2011 indica tra le priorità la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, e quindi la necessità di revisionare e aggiornare il relativo Piano nazionale delle emissioni, approvato nel 2002 dal governo Berlusconi e ritenuto inadeguato dall’esecutivo Prodi. A fronte dell’obiettivo generale per l’Italia di ridurre i gas effetto serra del 6,5% nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990, com’è noto infatti nel 2005 le emissioni risultano aumentate del 13%. Nel Dpef il governo dichiara l’intento di “promuovere le fonti rinnovabili in maniera efficiente e secondo logiche di filiera industriale, puntando sulle tecnologie avanzate a basso costo e a basso impatto ambientale e sostenendo forme di produzione distribuita. Particolarmente rilevante sarà lo sviluppo delle ‘agro-energie’”. E ancora: “La riduzione del tasso di crescita della domanda di energia e delle emissioni sarà perseguita innalzando l’efficienza energetica e ambientale del ciclo dell’energia, potenziando gli strumenti di mercato (titoli di efficienza energetica) e dando segnali economici di orientamento della domanda, anche con una revisione in tal senso della fiscalità energetica sui trasporti, a parità di gettito complessivo”. La ricetta suggerita sembra quindi quella confermata anche dai ministri Pecoraro Scanio e Bersani nelle audizioni programmatiche alle Camere: arrivare nel quinquennio al 25% di produzione di energia da fonti rinnovabili, rivedere la fiscalità energetica e dei trasporti, puntare sui biocarburanti e sull’efficienza energetica in tutti i settori.
È da sottolineare che nel citato Dpef l’Esecutivo esprime anche preoccupazione in relazione all’attuazione del Protocollo di Kyoto. Preoccupazione che è stata criticata dai senatori della maggioranza in sede di discussione nella commissione Ambiente, laddove scrive che “Il rispetto degli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto e dalla direttiva emission trading potrebbe implicare un aumento dei costi di approvvigionamento dell’energia con riflessi negativi sui prezzi finali”, aggiungendo che il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni sarà revisionato “al fine di verificare l’effettivo stato del percorso di avvicinamento agli obiettivi del Protocollo ed individuare quelle misure che consentano di minimizzare i costi complessivi di adempimento agli obblighi del Trattato, tenendo conto delle esigenze di massimizzazione dei benefici indotti sull’economia nazionale”. È chiaro che per un Paese come l’Italia, che parte da un’elevata efficienza energetica, la riduzione delle emissioni non è in discesa e, infatti, il governo di centrodestra aveva scelto come strada prioritaria quella della cooperazione internazionale. È altrettanto chiaro, tuttavia, che la mancata attuazione degli obiettivi comporterà costi aggiuntivi per il Paese, dal momento che – come è noto – i meccanismi degli accordi prevedono, dal 2008, sanzioni finanziarie per le tonnellate di gas serra emesse in eccesso.
In questo quadro è quindi da segnalare l’iniziativa parlamentare per l’attuazione del Protocollo. Il senatore dell’Ulivo Edo Ronchi, già ministro dell’Ambiente del primo governo Prodi, ha messo a punto un disegno di legge sottoscritto da tutti i senatori dell’Unione della commissione Ambiente che consentirà, secondo i suoi calcoli, una diminuzione a regime delle emissioni pari a circa 90 milioni di tonnellate l’anno. Ronchi fa notare come l’implementazione del Protocollo sia da considerare un investimento a lungo termine, dal momento che il costo dell’energia primaria in Italia è aumentato, dal 2000 al 2005, da 32,6 a 36,5 miliardi di euro (in moneta 2005). L’incremento è dovuto all’aumento strutturale del prezzo del petrolio, passato da 19,4 nel 1999 a 73,3 dollari al barile a fine giugno 2006, aumento che ha trascinato anche il prezzo del gas e del carbone. L’alta dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili, di quasi totale importazione, determina un circolo vizioso che si può rompere solo investendo su energie alternative. “Le misure previste nel disegno di legge che ho presentato – ha spiegato Ronchi – riguardano l’introduzione del sistema tedesco per l’incentivazione delle rinnovabili, senza tetto, l’incentivazione dei biocarburanti e dei biocombustibili e della cogenerazione dell’energia elettrica e del calore, la rottamazione di frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, scalda acqua e loro sostituzione con apparecchi a più elevata efficienza energetica, nonché misure per la mobilità e in particolare per il potenziamento del trasporto pubblico collettivo”.



numero 7/8 - 07-08/2006
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