Ambiente, quanto mi costi
di Mario Pasquali
Il governo italiano ha recentemente pubblicato il Dpef - Documento di programmazione
economica e finanziaria - che indica gli obiettivi che questa legislatura intende
raggiungere e quali saranno le manovre per conseguirli.
Un aspetto di cui non si è parlato molto sugli organi di stampa, forse
perché non così “politico” come altri, è che
il Dpef si occupa
anche di ambiente, e in particolare di Vas (Valutazione ambientale strategica),
della gestione delle acque, della tutela della natura, di bonifiche, di rifiuti
e della tutela e della gestione del mare.
Nel documento presentato dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa si riconosce
nella tutela dell’ambiente “una componente essenziale di una strategia
volta a rafforzare la competitività del nostro paese” che perciò,
“deve essere integrata nelle politiche di settore”. Per raggiungere
questo obiettivo verranno introdotti degli indicatori ambientali a fianco dei
tradizionali indicatori economici; in maniera formale, quindi, la contabilità
ambientale affiancherà quella economica, sia a livello nazionale sia a
livello locale, dove peraltro già alcune realtà sono operative.
La decisione del governo sembra andare nella direzione di coniugare i problemi
propri dell’economia politica con quelli più strettamente ambientali;
ciò che emerge dal documento è la constatazione che il capitale
naturale non è illimitato e che l’ambiente ha un costo.
La compatibilità del sistema economico con quello ambientale è il
presupposto per formulare delle politiche di sviluppo sostenibile; infatti, a
differenza della politica economica classica, l’economia ambientale considera
la diminuzione delle risorse naturali necessarie alla produzione e la valutazione
monetaria rappresentata dagli scarti del processo produttivo, ossia i rifiuti.
Se effettivamente il governo italiano dovesse intraprendere questa strada, l’indicatore
della ricchezza della nazione, il Pil, potrebbe essere riformulato con l’inserimento
del costo della natura nel conto economico, compiendo una piccola rivoluzione
nell’ambito dell’economia politica italiana.
In Ambiente
Condiviso il punto centrale trattato dagli autori è proprio quello
che sembra emergere dal Dpef, ossia che l’ambiente ha bisogno di politica;
questo conduce a porre sullo stesso piano delle questioni economiche e sociali
i grandi temi d’interesse ambientale, nell’ottica di una redistribuzione
più equa di tutte le risorse.
Gli stessi autori in La
natura nel conto espongono cosa sia la contabilità ambientale e
descrivono i differenti strumenti con i quali è possibile applicarla, sottolineando
la sua importanza e utilità nella formulazione di politiche per un sviluppo sostenibile.
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