in questo numero

I giochi proibiti dell'edilizia di Marco Moro
Tornando a Kyoto di Ilaria Di Bella
Ambiente, quanto mi costi di Mario Pasquali
Tra diritti e delitti: il giro d’affari dei randagi di Gianluca Felicetti
Energia: atomo o autonomia? di Anna Satolli


 

  iscriviti
 

Ambiente, quanto mi costi
di Mario Pasquali



Il governo italiano ha recentemente pubblicato il Dpef - Documento di programmazione economica e finanziaria - che indica gli obiettivi che questa legislatura intende raggiungere e quali saranno le manovre per conseguirli.
Un aspetto di cui non si è parlato molto sugli organi di stampa, forse perché non così “politico” come altri, è che il Dpef si occupa anche di ambiente, e in particolare di Vas (Valutazione ambientale strategica), della gestione delle acque, della tutela della natura, di bonifiche, di rifiuti e della tutela e della gestione del mare.
Nel documento presentato dal ministro dell’Economia Padoa Schioppa si riconosce nella tutela dell’ambiente “una componente essenziale di una strategia volta a rafforzare la competitività del nostro paese” che perciò, “deve essere integrata nelle politiche di settore”. Per raggiungere questo obiettivo verranno introdotti degli indicatori ambientali a fianco dei tradizionali indicatori economici; in maniera formale, quindi, la contabilità ambientale affiancherà quella economica, sia a livello nazionale sia a livello locale, dove peraltro già alcune realtà sono operative.
La decisione del governo sembra andare nella direzione di coniugare i problemi propri dell’economia politica con quelli più strettamente ambientali; ciò che emerge dal documento è la constatazione che il capitale naturale non è illimitato e che l’ambiente ha un costo.
La compatibilità del sistema economico con quello ambientale è il presupposto per formulare delle politiche di sviluppo sostenibile; infatti, a differenza della politica economica classica, l’economia ambientale considera la diminuzione delle risorse naturali necessarie alla produzione e la valutazione monetaria rappresentata dagli scarti del processo produttivo, ossia i rifiuti.
Se effettivamente il governo italiano dovesse intraprendere questa strada, l’indicatore della ricchezza della nazione, il Pil, potrebbe essere riformulato con l’inserimento del costo della natura nel conto economico, compiendo una piccola rivoluzione nell’ambito dell’economia politica italiana.
In Ambiente Condiviso il punto centrale trattato dagli autori è proprio quello che sembra emergere dal Dpef, ossia che l’ambiente ha bisogno di politica; questo conduce a porre sullo stesso piano delle questioni economiche e sociali i grandi temi d’interesse ambientale, nell’ottica di una redistribuzione più equa di tutte le risorse.
Gli stessi autori in La natura nel conto espongono cosa sia la contabilità ambientale e descrivono i differenti strumenti con i quali è possibile applicarla, sottolineando la sua importanza e utilità nella formulazione di politiche per un sviluppo sostenibile.



numero 7/8 - 07-08/2006
©copyright