Energia: atomo o autonomia?
di Anna Satolli
G8. Il 15 luglio a San Pietroburgo Gorge W. Bush e Vladimir Putin hanno trovato
un accordo sul nucleare per uso civile. Sarebbe la via di una partnership per
rilanciare l’atomo come risorsa energetica, in sicurezza. Sarebbe la via
per contrastare la crisi energetica del pianeta, offrire alternative a petrolio
e gas, ridurre le emissioni climalteranti e tenere sotto controllo quei paesi,
i potenziali produttori di energia o armi atomiche, che costituiscono delle zone
a rischio.
Senza ombra di dubbio una soluzione che avvantaggia Usa e Russia. Da una parte
gli Stati Uniti si impegnano a investire nello sviluppo di impianti e tecnologie
sicure da fornire a tutti i paesi che desiderano dotarsi di un settore energetico
nucleare, dall’altra parte la Russia si propone come gestore “centrale”
per l’arricchimento del combustibile e lo stoccaggio delle scorie. Un sistema
bipolare che vede Russia e Usa nel ruolo di controllori e fornitori della tecnologia
nucleare, fornitori a cui ogni paese, Iran compreso, può rivolgersi per
le proprie necessità di sviluppo dell’atomo civile. Tutto sotto la
supervisione dell’Agenzia internazionale
per l'energia atomica (Aiea) e nel rispetto del Trattato di non proliferazione.
La prospettiva che si va disegnando, se si guarda oltre l’obiettivo immediato
di disinnescare situazioni come quella iraniana e nord-coreana, è una rivoluzione
geopolitica, con il possibile distacco di tutti i paesi interessati dal sistema
energetico basato su petrolio e gas. Finirebbe quindi la dipendenza del mondo
dagli “instabili” paesi Opec. La soluzione atomica però non
tiene conto di altri rischi, degli alti costi, dei “rifiuti” da uranio,
dell’esauribilità della risorsa; senza trascurare il fatto che si
finirebbe per sviluppare una nuova dipendenza, solo da soggetti diversi.
Un appunto che sottolinea bene Hermann
Scheer, il parlamentare tedesco che è tra i maggiori promotori delle
risorse rinnovabili quali alternativa energetica realmente diffusa e democratica.
Per attuare la svolta verso le risorse rinnovabili occorre non solo un forte impegno
internazionale, ma anche a livello dei singoli governi. Occorre essere disposti
a sganciarsi dall’infrastruttura energetica delle grandi centrali e delle
grandi reti di distribuzione (un sistema che il nucleare invece lascia immutato).
Occorre promuovere solare, eolico, biomassa ecc. a livello locale. Nel segno di
un’autonomia energetica, che significa diffusione capillare di impianti
sul territorio con il sostegno economico delle istituzioni e un ampio coinvolgimento
dei cittadini, che acquisiscono potere di decidere, nel loro piccolo, le sorti
di un futuro del pianeta più equilibrato.
L’alternativa energetica perenne e sicura esiste. Se ne parla nell’ultimo
libro di Scheer Autonomia
energetica. Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili (l’edizione italiana è di prossima uscita a settembre): una vera
- questa sì - rivoluzione non solo geopolitica ma, appunto, tecnologica,
ecologica e sociale. Una strategia precisa e concreta che da fenomeno di nicchia
porti le rinnovabili a un decollo effettivo e diffuso.
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