Ernesto, Katrina e gli altri: istruzioni per l'uso
di Simona Molinari
La stagione degli uragani atlantici si è aperta alla fine di agosto
con l’uragano Ernesto. Classificato di categoria 1, si è mosso
con venti superiori ai 100 nodi verso il Golfo del Messico. Il governo di Cuba
ha emesso immediatamente un “avviso di uragano” per le province
meridionali, e analogo allarme è stato lanciato dal Centro Uragani di
Miami per parte delle Florida Keys. L’allarme è poi rientrato per
la Florida, ma in North Carolina la tempesta ha causato una vittima e ha lasciato
63.000 persone senza energia elettrica, inondando completamente numerose strade.
Ora si attende “Florence”, attualmente in movimento sull’Atlantico
verso le Bermude, che arriverà tra pochi giorni sulle coste occidentali
della Gran Bretagna (trasformandosi fortunatamente in un’area depressionaria).
Il consuntivo delle depressioni tropicali per il mese di agosto è molto
prossimo alla media stagionale, ma il ricordo di Katrina e della tragedia di
New Orleans – dove persero la vita 1.500 persone – è ancora
molto forte. A un anno dal disastro circa la metà degli abitanti della
città non è ancora tornata alle proprie abitazioni d'origine e
i lavori per ricostruire le infrastrutture del territorio di New Orleans sono
appena iniziati.
Ma queste sono davvero solo catastrofi naturali oppure il riscaldamento globale
(ovvero l’uomo) può esserne responsabile?
È un’ipotesi molto discussa. Le statistiche della Noaa, l’agenzia
Usa che si occupa di studi oceanici e atmosferici, indicano che negli ultimi
dieci anni c’è sicuramente stato un aumento del numero medio di
perturbazioni rispetto agli anni precedenti. E nello stesso periodo certamente
è aumentata la temperatura superficiale media della Terra.
Sebbene pochi esperti del settore lo ammettano apertamente, è indiscutibile
che oggi la Terra trattiene più energia solare che in passato. Le emissioni
di gas (CO2, ma non solo) creano un ulteriore filtro
che impedisce al calore di disperdersi nel cosmo. L’energia extra prodotta
dall’"effetto serra” ha già generato – secondo
le stime del rapporto 2001 dell’Intergovernmental
Panel of Climate Change – un aumento di circa un grado della temperatura
del pianeta.
E il riscaldamento globale sta incrementando le possibilità di uragani
e cicloni più violenti e più intensi. Dove si verificheranno questi
eventi è difficile da prevedere; è possibile che le zone tradizionalmente
interessate dagli uragani non vedano alcun cambiamento, mentre paesi che non
ne sono stati mai colpiti lo possano essere in futuro.
Saperne di più su questo argomento è sicuramente utile, anche
se forse non rassicurante; a ricomporre il quadro provvede Clima:
istruzioni per l'uso, il volume realizzato da Vincenzo Ferrara, direttore
del Progetto speciale clima globale dell’Enea e membro italiano dell’Ipcc,
e dal giornalista Alessandro Farruggia. Un libro che, oltre a inquadrare con
rigore il tema, vuole chiarire la dimensione reale e l’orizzonte temporale
dei rischi la cui origine viene fatta risalire alle mutazioni climatiche in
atto. Il cambiamento del clima è già in corso: la parola chiave
è oggi “mitigazione” e Ferrara illustra con chiarezza il
nuovo processo di adattamento cui l’umanità dovrà fare fronte.
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