in questo numero

L'importanza del vedere di Marco Moro
Caldo autunno sul fronte dei rifiuti di Ilaria Di Bella
Emissioni a quota zero. Favola o realtà? di Mario Pasquali
L’Europa in ritardo sulla strada dell’efficienza energetica di Marco Moro
Ernesto, Katrina e gli altri: istruzioni per l’uso di Simona Molinari
Una “cassetta degli attrezzi” per gestire i beni comuni di Paola Fraschini


 

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Ernesto, Katrina e gli altri: istruzioni per l'uso
di Simona Molinari



La stagione degli uragani atlantici si è aperta alla fine di agosto con l’uragano Ernesto. Classificato di categoria 1, si è mosso con venti superiori ai 100 nodi verso il Golfo del Messico. Il governo di Cuba ha emesso immediatamente un “avviso di uragano” per le province meridionali, e analogo allarme è stato lanciato dal Centro Uragani di Miami per parte delle Florida Keys. L’allarme è poi rientrato per la Florida, ma in North Carolina la tempesta ha causato una vittima e ha lasciato 63.000 persone senza energia elettrica, inondando completamente numerose strade.
Ora si attende “Florence”, attualmente in movimento sull’Atlantico verso le Bermude, che arriverà tra pochi giorni sulle coste occidentali della Gran Bretagna (trasformandosi fortunatamente in un’area depressionaria).
Il consuntivo delle depressioni tropicali per il mese di agosto è molto prossimo alla media stagionale, ma il ricordo di Katrina e della tragedia di New Orleans – dove persero la vita 1.500 persone – è ancora molto forte. A un anno dal disastro circa la metà degli abitanti della città non è ancora tornata alle proprie abitazioni d'origine e i lavori per ricostruire le infrastrutture del territorio di New Orleans sono appena iniziati.
Ma queste sono davvero solo catastrofi naturali oppure il riscaldamento globale (ovvero l’uomo) può esserne responsabile?
È un’ipotesi molto discussa. Le statistiche della Noaa, l’agenzia Usa che si occupa di studi oceanici e atmosferici, indicano che negli ultimi dieci anni c’è sicuramente stato un aumento del numero medio di perturbazioni rispetto agli anni precedenti. E nello stesso periodo certamente è aumentata la temperatura superficiale media della Terra.
Sebbene pochi esperti del settore lo ammettano apertamente, è indiscutibile che oggi la Terra trattiene più energia solare che in passato. Le emissioni di gas (CO2, ma non solo) creano un ulteriore filtro che impedisce al calore di disperdersi nel cosmo. L’energia extra prodotta dall’"effetto serra” ha già generato – secondo le stime del rapporto 2001 dell’Intergovernmental Panel of Climate Change – un aumento di circa un grado della temperatura del pianeta.
E il riscaldamento globale sta incrementando le possibilità di uragani e cicloni più violenti e più intensi. Dove si verificheranno questi eventi è difficile da prevedere; è possibile che le zone tradizionalmente interessate dagli uragani non vedano alcun cambiamento, mentre paesi che non ne sono stati mai colpiti lo possano essere in futuro.
Saperne di più su questo argomento è sicuramente utile, anche se forse non rassicurante; a ricomporre il quadro provvede Clima: istruzioni per l'uso, il volume realizzato da Vincenzo Ferrara, direttore del Progetto speciale clima globale dell’Enea e membro italiano dell’Ipcc, e dal giornalista Alessandro Farruggia. Un libro che, oltre a inquadrare con rigore il tema, vuole chiarire la dimensione reale e l’orizzonte temporale dei rischi la cui origine viene fatta risalire alle mutazioni climatiche in atto. Il cambiamento del clima è già in corso: la parola chiave è oggi “mitigazione” e Ferrara illustra con chiarezza il nuovo processo di adattamento cui l’umanità dovrà fare fronte.

 




numero 9 - 09/2006
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