Il clima sul grande schermo
di Michela Di Stefano
Quante volte, vedendo un film di fantascienza, ci si è domandati quale fosse il suo fondamento scientifico? Come scordare la città buia e costantemente sotto una pioggia battente in Blade Runner, i cieli neri di Nirvana o, ancora, i desolati paesaggi metropolitani con gli uomini che vivono sottoterra nell’Esercito delle 12 scimmie o, infine, la vera e propria messa in scena della catastrofe climatica di The day after tomorrow? Cinema di fantascienza: è consentito immaginare ciò che avverrà.
Ma, come diceva Isaac Asimov “la fantasia non è altro che la realtà pensata un pò in anticipo”. Una scomoda verità è uscito da pochi giorni in Italia, il film-documentario “necessario” (così definito dal NY Times) affronta da un punto di vista “reale” la crisi climatica come “un fenomeno che sta avvenendo e non come un qualcosa che avverrà” (parole di Al Gore)… e non è fantascienza.
Una scomoda verità mette in scena gli effetti del global warming: Al Gore si definisce “ex futuro presidente degli Usa”, è stato concorrente di Bush per il seggio presidenziale alla Casa Bianca nel 2000 e da alcuni anni è in tour per gli Usa per rendere disponibili cifre e informazioni sul riscaldamento globale altrimenti non facilmente reperibili. Nel film descrive il proprio percorso politico e morale e contesta la tesi del riscaldamento del pianeta come fenomeno ciclico, dimostra la stretta relazione tra emissioni di CO2 e innalzamento delle temperature, analizza le condizioni climatiche nel mondo dalle ere glaciali fino agli ultimi dieci anni: i più caldi mai registrati in 650 mila anni e con le più alte concentrazioni di anidride carbonica.
Al Gore chiede all’America di svegliarsi, di prendere atto di essere il maggiore produttore di CO2 del mondo, e della necessità di cambiare approccio “energetico”. L’uragano Katrina segna il passaggio dal periodo degli allarmismi al periodo della consapevolezza. Il nostro pianeta sta cambiando, e ognuno di noi contribuisce con il proprio stile di vita.
Non è la prima volta che la “settima arte” partecipa attivamente all’informazione su temi di attualità delicati e poco diffusi o alla divulgazione di temi finora visti come di settore, ma sull’ambiente sì.
A ricomporre il quadro in cui collocare l’uragano Katrina, il ciclone Kyrill, ma anche le estati sempre più calde, lo scioglimento dei ghiacci, e l’aumentata violenza dei terremoti provvede Clima: istruzioni per l’uso, in uscita a febbraio; scritto da Vincenzo Ferrara, direttore del Progetto Speciale Clima Globale dell’Enea e membro italiano dell’Ipcc e dal giornalista Alessandro Farruggia. Il cambiamento climatico è già in corso e non si può più evitare. La parola chiave di oggi è “mitigazione” e in questo libro viene illustrato con chiarezza il nuovo processo di adattamento cui l’umanità si prepara.