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Rifiuti e bonifiche: un manuale di sopravvivenza di Simona Faccioli

Rifiuti e bonifiche: un manuale di sopravvivenza
di Simona Faccioli



Negli ultimi mesi gli interventi normativi in tema di rifiuti e bonifiche si sono succeduti a un ritmo incalzante, rendendo ancora più caotico uno scenario tradizionalmente contraddistinto da una copiosa produzione normativa e regolamentare, da una prassi spesso contrastata dalle pronunce giudiziarie, e non da ultimo, da gravosi procedimenti comunitari di infrazione nei confronti dello Stato italiano.
Una nuova fase è stata inaugurata il 29 aprile 2006 con l’entrata in vigore del nuovo Codice ambientale (Dlgs 152/2006), la cui parte IV è dedicata ai rifiuti e alle bonifiche; sono seguiti 15 decreti attuativi in materia di rifiuti e bonifiche, 14 dei quali successivamente dichiarati inefficaci dal ministero dell’Ambiente (che nel frattempo è cambiato). Mentre il 25 novembre 2006 ha visto la luce il primo decreto correttivo del Codice ambientale, puntuali disposizioni di modifica alla disciplina sui rifiuti e le bonifiche sono state inserite nella Finanziaria 2007 e nel decreto “Milleproroghe”.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza con Maria Letizia Nepi, tra i massimi esperti in diritto ambientale in Italia, specializzata nelle tematiche inerenti la gestione dei rifiuti in rapporto con le attività produttive e uno degli autori di Rifiuti e bonifiche nel nuovo Codice dell’ambiente (in uscita a febbraio), uno strumento chiaro e completo per orientarsi tra i recenti cambiamenti in ambito normativo che hanno interessato questi due settori.

Rispetto a un quadro in così rapida evoluzione, come minimo si resta disorientati. Cosa ne pensa dottoressa Nepi?
Effettivamente, se si considerano tutte le modifiche succedutesi dall’aprile scorso ad oggi, proroghe comprese, ci si chiede a cosa sia servito fare “tabula rasa” del Decreto Ronchi e di altri provvedimenti ad esso collegati, ricominciare daccapo con una nuova “legge quadro” (il Dlgs 152/06) e nuovi provvedimenti attuativi (peraltro quasi tutti vanificati), per poi dover rimettere mano alla normativa a così stretto giro di vite, aggiungendo l’incertezza ai disagi del cambiamento. Forse ci si poteva limitare a due, tre grandi filoni di intervento e ad alcuni chiarimenti applicativi, laddove un aggiornamento, alla luce dell’evoluzione del mercato o delle esperienze fatte sul campo, era opportuno se non indispensabile a quasi dieci anni dal Decreto Ronchi.
La situazione assume contorni paradossali se si considera poi che, con l’ultima Legge Finanziaria, in più di un caso si è “congelata” l’applicazione delle nuove norme tornando di fatto al “Ronchi” e alla “intramontabile” delibera del 27 luglio 1984 (vedi i criteri di assimilazione e prelievo per il servizio di igiene urbana), gettando gli operatori e le autorità di controllo nello sconcerto e nella confusione, per non parlare dell’impossibilità per le aziende di programmare investimenti a medio-lungo temine. Anche in altri settori (Via, Vas e Ippc, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici) ormai è tutto un susseguirsi di rinvii e proroghe, che danno l’impressione che tutto cambi per rimanere uguale, con buona pace del diritto a un ambiente più sano e a una società più evoluta. Al contempo assistiamo a inspiegabili “fughe in avanti”, come i nuovi, inarrivabili, obiettivi di raccolta differenziata stabiliti nella stessa Finanziaria, che se non raggiunti rischiano di far commissionare intere Regioni italiane (fatta salva, anche qui, l’ennesima inevitabile proroga).

E quindi, come si devono regolare le imprese, in questo periodo di "incertezza normativa"?
Anzitutto occorre tenere ben presenti, con riguardo ai numerosi adempimenti e obblighi ambientali cui sono oggi soggette le imprese (anche per non incorrere in sanzioni salate), quali sono le norme che sono cambiate e quali quelle del regime precedente che si continuano ad applicare in via transitoria ovvero in forza di proroga. Al riguardo va fatta da subito una precisazione: qualcuno (e quel che è peggio non solo singoli operatori, ma anche pubbliche amministrazioni), per scarsa o per cattiva informazione, ritiene che il Dlgs 152 (Testo unico, o Codice ambientale), anche a causa dei numerosi cambiamenti cui è stato e sarà soggetto, sia al momento “sospeso”, ovvero collocato in una sorta di limbo, e che in attesa si debba continuare ad applicare sempre e comunque il Decreto Ronchi. Non c’è niente di più lontano dalla realtà. Il Dlgs 152 è oggi pienamente in vigore, anche se come ho detto occorre fare le dovute distinzioni circa l’immediata applicabilità di alcune sue norme. Vero è che non tutte le norme del decreto rimarranno a lungo nella loro attuale formulazione.

Cosa ci si deve aspettare dalle prossime modifiche?
Il cosiddetto “secondo decreto correttivo”, approvato in via preliminare a ottobre scorso dal Consiglio dei ministri, una volta adottato in via definitiva dovrebbe intervenire su punti fondamentali come la definizione di rifiuto e quindi il campo di applicazione della stessa normativa sui rifiuti, la nozione di recupero, i soggetti obbligati agli adempimenti ambientali come Mud e iscrizione all’Albo gestori ambientali, la disciplina del deposito temporaneo, le procedure semplificate e le competenze in materia amministrativa e di controllo. Anche la sezione dedicata alle bonifiche apporta rilevanti modifiche per le aziende interessate, non sempre auspicabili, che se approvate determineranno ulteriori disagi che si andranno a sommare ai ritardi a livello operativo.

Perché il tema della gestione dei rifiuti e delle bonifiche è da sempre considerato un tema così “caldo”?
Non è facile rispondere a questa domanda. Il problema dei rifiuti e in generale della tutela e del risanamento ambientale è sempre stato considerato dalla maggior parte delle aziende un “costo”, una “passività”, che si cercava per quanto possibile di contenere e controllare, mentre alcune di loro ne hanno fatto il proprio “core business”. Oggi, anche grazie all’appartenenza a un contesto più globale e globalizzato, ci si rende conto che il fattore ambientale va fatto sempre più rientrare nei principi ispiratori e nelle linee d’azione dell’impresa, e l’ambiente, da “costo” e “vincolo”, è vissuto sempre più come un’opportunità di sviluppo anche economico (si pensi alle economie di gestione che si possono conseguire grazie al risparmio energetico, o ai rifiuti come risorsa). Certo, questo cambio di rotta (a cui per certi versi siamo stati costretti) comporta un nuovo modo di vedere da parte di tutti, a partire dagli amministratori e istituzioni fino alle imprese e singoli cittadini, e molte sono le difficoltà, soprattutto di fronte all’emergenza ambientale che ormai in maniera cronica caratterizza il nostro paese e da cui, una buona volta, bisognerebbe decidere di uscire.  



numero 1 - 1/2007

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