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Edizioni Ambiente in questo numero


Paesaggi umani di Marco Moro
Legno senza frontiere di Dominique Gauzin-Müller
A tutto cemento. Intervista a Simona Vinci di Anna Satolli
Crisi ecologica e business: l’accordo è possibile di Diego Tavazzi
Non si scherza con il fuoco di Paola Fraschini
Danni all’ambiente, sostanze pericolose: le norme di Simona Faccioli
Edilizia no limits di Antonio Pergolizzi

Paesaggi umani
di Marco Moro

"Di solito la costruzione di nuove case è sinonimo di dissacrazione e coincide con la nascita di quartieri meno belli della campagna che sostituiscono (...). Malgrado l'amarezza di questa equazione, in genere l'accettiamo, passivi e rassegnati (...). Perciò a proposito del grattacielo, del nuovo villaggio in stile o della villa sul fiume evitiamo di porci l'opportuna domanda più elementare e irritante: 'Chi ha fatto tutto questo?'".
Già, chi costruisce il paesaggio? Quali sono le forze, i fattori propulsivi? Chi detta le regole? Chi, materialmente determina l'aspetto dei luoghi in cui viviamo? Di quale cultura è portatore? Di quali interessi?
L'autore della citazione posta in apertura conclude: "un insediamento urbano che distrugge una quarantina di chilometri di campagna sarà opera di alcuni individui non particolarmente peccaminosi o malvagi. Magari si chiamano Derek o Malcom, Hubert o Shigeru; forse amano il golf e gli animali...". Persone "normali" ma che in breve tempo metteranno in moto un processo che determinerà l'aspetto di un luogo per secoli.
E in Italia? Visti i numeri mostruosi dell'abusivismo edilizio è chiaro che bisogna andare oltre il Derek o il Malcom, oltre la Sara G. o il Mario F. che sembrano essere gli innocui attori di un'attività edilizia che rimane una delle voci cardine dell'economia, legale e illegale, del paese.
In Rovina, Simona Vinci prende quindi la storia esattamente dal verso giusto. Sono gli uomini che costruiscono i paesaggi. Per decodificare l'aspetto dei luoghi e il suo mutare allora è da lì che bisogna partire, dalle persone, che a loro volta formano un paesaggio. Le storie personali alla fine hanno una loro precisa espressione fisica.
Simona Vinci racconta il paesaggio dell'Italia contemporanea, paese dove l'attività edilizia registra continui incrementi e dove i ripetuti condoni non hanno fatto che incentivare l'abusivismo. E lo racconta entrando nella vita delle persone, degli attori in parte apparentemente inconsapevoli di quel fenomeno criminale che si chiama "ciclo del cemento". Dove, di nuovo, il confine tra legalità e illegalità si fa quanto mai labile, qualcosa che si attraversa con leggerezza, in totale assenza di una qualsiasi percezione di sé in quanto membri di una collettività e dei luoghi, del territorio, in quanto bene comune.
L'Italia, il pezzo di Italia dove Simona Vinci ha ambientato il suo noir, è il nostro paese quotidiano in un ritratto livido, efficace e desolatamente reale.

Nota: la citazione è tratta da "Architettura e felicità" di Alain de Botton, Guanda 2006.



numero 10 - 10/2007

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