Punto sostenibile la newsletter di Edizioni Ambiente Edizioni Ambiente
Edizioni Ambiente in questo numero


Paesaggi umani di Marco Moro
Legno senza frontiere di Dominique Gauzin-Müller
A tutto cemento. Intervista a Simona Vinci di Anna Satolli
Crisi ecologica e business: l’accordo è possibile di Diego Tavazzi
Non si scherza con il fuoco di Paola Fraschini
Danni all’ambiente, sostanze pericolose: le norme di Simona Faccioli
Edilizia no limits di Antonio Pergolizzi

Crisi ecologica e business:
l’accordo è possibile
di Diego Tavazzi


Il Global Environment Outlook (GEO-4), pubblicato dall'United Nations Environment Programme, registra con precisione i cambiamenti avvenuti nella biosfera dal 1987, anno in cui la Commissione Brundtland diffuse il suo rapporto Our Common Future, diventato presto il riferimento per le problematiche in materia di sviluppo sostenibile. Il GEO-4 rileva che negli ultimi 20 anni l'attenzione per l'ambiente ha modificato (almeno formalmente) l'agenda di gran parte dei governi e accoglie con favore i dati sulla riduzione dei CFC responsabili del buco nell'ozono. Altrettanto importanti sono state la ratifica del Protocollo di Kyoto da parte di quasi 170 paesi e la creazione di un mercato delle emissioni di carbonio, oltre che l'estensione delle aree protette, tutelate oggi da strumenti normativi più efficaci. Tuttavia, il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sottolinea come la crisi ecologica in atto sia così grave da minacciare la sopravvivenza di porzioni sempre più ampie della popolazione umana. La quantità di informazioni contenuta nel GEO è imponente, ma qualunque discorso può iniziare dalla constatazione che, se nel 1968 gli abitanti della Terra erano circa 3,5 miliardi, nel novembre 2007 la cifra ha abbondantemente superato i 6 miliardi e mezzo. Questo incremento sta sottoponendo la biosfera a pressioni fortissime, e segnali drammatici emergono in qualsiasi settore si scelga di esaminare: le risorse naturali sono sfruttate con una rapacità che non ha precedenti nella storia, e conflitti armati per il loro controllo sono già in atto; la disponibilità di acqua potabile e di terreni coltivabili si riduce sempre di più; le specie animali e vegetali si estinguono a tassi sempre più accelerati, e interi ecosistemi rischiano di collassare, con conseguenze imprevedibili sulle catene alimentari e sugli assetti complessivi del clima; le diseguaglianze tra ricchi e poveri sono abissali, e più di un miliardo di esseri umani sopravvive a fatica in qualche tipo di slum; la quantità di rifiuti e inquinanti dispersa nell'atmosfera, nei suoli e nelle acque, nonostante i tentativi di regolamentazione attuati da alcune nazioni, ha superato qualunque limite di guardia. Sullo sfondo, la crescita ininterrotta dei "gas serra" di origine antropica, principali responsabili del surriscaldamento climatico.
Una proposta radicale per affrontare questa situazione è contenuta nel volume Capitalismo naturale. La prossima rivoluzione industriale, scritto da Paul Hawken con Amory e L. Hunter Lovins (in libreria la nuova edizione aggiornata). Secondo gli autori, l'attuale modello capitalistico (specie nella sua declinazione neoliberista) si basa su un assunto "fallace, quello per cui il capitale naturale e umano hanno scarso valore rispetto al prodotto finale. Il modello industriale standard delinea la creazione di valore come una sequenza lineare di estrazione, produzione e distribuzione". A un capo della filiera ci sono le materie prime, a quello opposto i rifiuti, e tutto il sistema appare fondato su una logica di spreco. Al contrario, il capitalismo nella sua accezione "naturale" considera l'ambiente come "l'involucro che contiene, rifornisce e sostiene l'intera economia", con la conseguenza che tutti i processi e i modelli di consumo che generano scarti devono essere riprogettati alla radice.
Il primo passo è quello di impiegare le risorse in modo più produttivo. Soltanto una percentuale irrisoria di quelle utilizzate attualmente confluisce in beni duraturi, e nuovi metodi di progettazione integrata possono assicurare grandi risparmi di risorse e di energia. Il secondo caposaldo del capitalismo naturale è quello di ridisegnare la produzione seguendo "principi biologici, che si basano sul costante riutilizzo dei materiali in cicli chiusi continui", senza sprechi e tossicità. Ciò riduce enormemente la pressione sugli ecosistemi e rende i prodotti di scarto riutilizzabili. Il terzo principio, che i tre autori ricavano dalle proposte di Michael Braungart, un chimico tedesco, è quello di vendere servizi, piuttosto che prodotti, in un'ottica che è stata definita "dalla culla alla culla" e che implica che il produttore debba assumersi la responsabilità di tutto il ciclo di vita dei beni che produce. Infine, i capitalisti "naturali" re-investono parte dei profitti nel modo più redditizio, cercando cioè di ripristinare, sostenere ed espandere il capitale naturale.
Quello proposto è un cambio di paradigma molto profondo, che quando attuato premia la capacità di innovare e individuare soluzioni eleganti ed efficienti, e viene illustrato con un'ampia serie di casi concreti.
Una delle applicazioni più recenti dei principi contenuti nel volume è il metodo definito "Eco2" della Renault, un sistema di progettazione ecologico che copre ogni fase del ciclo di vita di alcuni modelli. Oltre a ridurre le emissioni di inquinanti e di CO2 di ogni singolo automezzo, questo approccio garantisce risparmi notevoli in fase di realizzazione, minori consumi di acqua ed elettricità (e quindi risparmi sui bilanci) e consente di riutilizzare fino al 95% del peso del veicolo al termine del suo ciclo di vita. Se ce n'era bisogno, un'ulteriore conferma che l'approccio naturale funziona e fa guadagnare risparmiando.



numero 10 - 10/2007

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