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Sostanze pericolose. Intervista a Roberto Montali
di Simona Faccioli
Un particolare settore della normativa in materia di sicurezza e tutela ambientale
oggi sta vivendo una fase di grande cambiamento: la gestione delle sostanze
pericolose.
Sin dagli anni ’60 si è avuta una copiosa produzione di norme
finalizzate ad adeguare questo settore alle esigenze della crescente tutela
ambientale e ai progressi della tecnica. I prossimi tempi rappresenteranno
la transizione verso il nuovo sistema unico di registrazione e valutazione
per tutte le sostanze pericolose, denominato “Reach”, disciplinato
da una norma complicata e assai vasta. Parliamone con uno dei massimi esperti
in materia in Italia, Roberto Montali, autore di Sostanze
pericolose. Adempimenti, normativa di base, Adr e nuovi scenari in vista del
regolamento REACH.
Le sostanze pericolose: fonti di progresso ma anche di preoccupazioni…
L’Unione europea da sempre si preoccupa di ridurre il numero degli incidenti
negli ambienti lavorativi e domestici, e il numero delle malattie professionali,
fenomeni spesso legati a un uso scorretto dei chemicals e alla mancanza
di corretta informazione in materia. La chimica ha senz’altro migliorato
le condizioni di vita (basti pensare ai farmaci salvavita) ma ha anche introdotto
rischi rilevanti e fenomeni allarmanti: si pensi a quanto accaduto a Bopal,
alla Raffineria di Milazzo, al Petrolchimico
di Porto Marghera, all’Icmesa
di Seveso, alla Farmoplant di Massa Carrara, al caso del “vino al metanolo”,
ai rischi dei prodotti made in China.
Si è giocoforza sviluppare una maggiore sensibilizzazione dei lavoratori,
e dei comuni cittadini, al problema “sicurezza e tutela dell’ambiente”,
con una conseguente sempre maggiore voglia di conoscere (anzi, diritto
di conoscere, secondo il principio del “Right to Know”)
ciò che si manipola, si consuma, ci ruota intorno.
Secondo la sua esperienza, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzioneanche
da parte dell’industria?
Sicuramente sì!! E questo perché, soprattutto a seguito dei tristi
eventi degli ultimi anni e grazie alla incisiva campagna di informazione e
sensibilizzazione dell’Ue (portata avanti anche dalle organizzazioni
di categoria, e dalle associazioni ambientaliste e dei consumatori), produttori,
utilizzatori e consumatori hanno capito che la sicurezza sul lavoro e la conoscenza
e applicazione delle relative norme comportano benefici economici per tutti,
che gli infortuni e le malattie professionali rappresentano costi rilevanti
per le aziende, per gli enti pubblici e per la collettività e che la
prevenzione contribuisce anche a migliorare il rendimento delle imprese, in
quanto con lavoratori in salute e con lavorazioni sicure si produce
meglio, e diminuiscono gli infortuni e le malattie (e quindi le assenze e quindi
i costi di produzione). Come diminuiscono i danni e i rischi di responsabilità dei
titolari e aumenta contemporaneamente l’immagine aziendale.
Della accresciuta attenzione da parte delle aziende e dell’opinione pubblica,
e della sua importanza, si è resa pienamente conto anche l’Unione
europea la quale, nel nuovo
Regolamento Reach,
ha espressamente previsto che dati e informazioni sulle proprietà di
rischio per la salute e l’ambiente siano resi accessibili agli utilizzatori
a valle, alle autorità di controllo e al grande pubblico e che i consumatori
abbiano accesso a un certo numero di informazioni anche sulle sostanze presenti
negli articoli di loro utilizzo.
E non è un caso che molte delle ong siano state pesantemente coinvolte
nel processo di elaborazione della nuova regolamentazione delle sostanze pericolose.