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Un tema scottante. Intervista a Giancarlo De Cataldo di Paola Fraschini
Bici libere di Anna Satolli
Sostanze pericolose. Intervista a Roberto Montali di Simona Faccioli
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Una Finanziaria a energia verde di Ilaria Di Bella
Brucia con dolo di Antonio Pergolizzi

Sostanze pericolose. Intervista a Roberto Montali
di Simona Faccioli

Un particolare settore della normativa in materia di sicurezza e tutela ambientale oggi sta vivendo una fase di grande cambiamento: la gestione delle sostanze pericolose.
Sin dagli anni ’60 si è avuta una copiosa produzione di norme finalizzate ad adeguare questo settore alle esigenze della crescente tutela ambientale e ai progressi della tecnica. I prossimi tempi rappresenteranno la transizione verso il nuovo sistema unico di registrazione e valutazione per tutte le sostanze pericolose, denominato “Reach”, disciplinato da una norma complicata e assai vasta. Parliamone con uno dei massimi esperti in materia in Italia, Roberto Montali, autore di Sostanze pericolose. Adempimenti, normativa di base, Adr e nuovi scenari in vista del regolamento REACH.

Le sostanze pericolose: fonti di progresso ma anche di preoccupazioni…
L’Unione europea da sempre si preoccupa di ridurre il numero degli incidenti negli ambienti lavorativi e domestici, e il numero delle malattie professionali, fenomeni spesso legati a un uso scorretto dei chemicals e alla mancanza di corretta informazione in materia. La chimica ha senz’altro migliorato le condizioni di vita (basti pensare ai farmaci salvavita) ma ha anche introdotto rischi rilevanti e fenomeni allarmanti: si pensi a quanto accaduto a Bopal, alla Raffineria di Milazzo, al Petrolchimico di Porto Marghera, all’Icmesa di Seveso, alla Farmoplant di Massa Carrara, al caso del “vino al metanolo, ai rischi dei prodotti made in China.
Si è giocoforza sviluppare una maggiore sensibilizzazione dei lavoratori, e dei comuni cittadini, al problema “sicurezza e tutela dell’ambiente”, con una conseguente sempre maggiore voglia di conoscere (anzi, diritto di conoscere, secondo il principio del “Right to Know”) ciò che si manipola, si consuma, ci ruota intorno.

Secondo la sua esperienza, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzioneanche da parte dell’industria?
Sicuramente sì!! E questo perché, soprattutto a seguito dei tristi eventi degli ultimi anni e grazie alla incisiva campagna di informazione e sensibilizzazione dell’Ue (portata avanti anche dalle organizzazioni di categoria, e dalle associazioni ambientaliste e dei consumatori), produttori, utilizzatori e consumatori hanno capito che la sicurezza sul lavoro e la conoscenza e applicazione delle relative norme comportano benefici economici per tutti, che gli infortuni e le malattie professionali rappresentano costi rilevanti per le aziende, per gli enti pubblici e per la collettività e che la prevenzione contribuisce anche a migliorare il rendimento delle imprese, in quanto con lavoratori in salute e con lavorazioni sicure si produce meglio, e diminuiscono gli infortuni e le malattie (e quindi le assenze e quindi i costi di produzione). Come diminuiscono i danni e i rischi di responsabilità dei titolari e aumenta contemporaneamente l’immagine aziendale.
Della accresciuta attenzione da parte delle aziende e dell’opinione pubblica, e della sua importanza, si è resa pienamente conto anche l’Unione europea la quale, nel nuovo Regolamento Reach, ha espressamente previsto che dati e informazioni sulle proprietà di rischio per la salute e l’ambiente siano resi accessibili agli utilizzatori a valle, alle autorità di controllo e al grande pubblico e che i consumatori abbiano accesso a un certo numero di informazioni anche sulle sostanze presenti negli articoli di loro utilizzo.
E non è un caso che molte delle ong siano state pesantemente coinvolte nel processo di elaborazione della nuova regolamentazione delle sostanze pericolose.



numero 11 - 11/2007

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