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Brucia con dolo
di Antonio Pergolizzi
L’inferno di questa fine estate brucia ancora negli occhi e nella memoria
di chi lì c’era e anche di chi ha assistito solo dalla tv. Sicilia,
Calabria, Puglia, Molise assediati da lingue di fuoco come non era mai accaduto.
Nemmeno i vecchi contadini ricordano qualcosa di simile negli anni passati.
Dall’alto dei canadair lo spettacolo era quello di un fumo denso e continuo
che da Trapani arrivava fino ai confini del Lazio.
Un bel pezzo di Meridione dato alle fiamme dai soliti professionisti del crimine
ambientale, meglio noti come ecomafiosi, malavitosi senza scrupoli desiderosi
di sostituire gli alberi con palazzine, villette e parcheggi, o più semplicemente
per partecipare agli appalti per il rimboschimento. Ma anche le gesta folli
di pastori ignoranti e maldestri che hanno rischiato di dare fuoco alle loro
case al solo fine di avere più erba da pascolo, oppure quelle di operatori
turistici che pensano di risollevare le sorti economiche del proprio territorio
dando in pasto alle fiamme località turistiche concorrenti. E non mancano
nemmeno le discariche abusive a cui viene dato fuoco volontariamente per nascondere
le tracce dei conferimenti illeciti. E soprattutto gli stagionali della forestale
che hanno il particolare privilegio di guadagnare in forma direttamente
proporzionale al numero di incendi: l’equazione più incendi, più lavoro,
più guadagni, in regioni come la Sicilia si sta dimostrando un vero
attentato alle aree verdi dell’isola. Un cocktail esplosivo di soggetti
particolarmente pericolosi per l’ambiente e per i cittadini. Gente che
spara nel mucchio, disposta a trasformare la propria terra in un tizzone ardente
per fare soldi.
Nel rogo dell’agriturismo di Patti (Me), cittadina ai piedi del Parco
dei Nebrodi, dove rimasero uccise cinque persone, ai cronisti assiepati fuori
dal commissariato uno dei due criminali incendiari ha ringhiato in dialetto “V’avissiru
abbruciari a tutti”, cioè “vi dovrebbero bruciare
a tutti”, dimostrando che pasta di eroe fosse. L’indagine
ha accertato che i due fratelli hanno appiccato il fuoco alla splendida pineta
all’interno del Parco dei Nebrodi con il solo scopo di avere più pascolo
a loro disposizione: cinque morti e centinaia di ettari di macchia mediterranea
in fumo per una manciata di erba in più per i loro animali.
Da anni è sempre la stessa storia. Complice anche l’inerzia e
l’ignavia della maggior parte dei comuni del Sud, ma anche del Centro
e del Nord, che non hanno ancora provveduto a dotarsi del catasto delle aree
percorse dagli incendi (questo serve ad applicare il divieto di modificare
la destinazione d’uso dei terreni per 15 anni e di costruire edifici,
esercitare la caccia o la pastorizia per 10 anni. Si veda in proposito la legge-quadro
in materia di incendi boschivi). Quindi ogni estate, puntuali come
il caldo, arrivano anche i fuochi e con essi la morte per i nostri boschi.
Al di là delle
chiacchiere a caldo che agitano i giornali per qualche giorno, e delle infinite
interpretazioni sociologiche e criminologiche, l’unico
dato certo è che gli incendi calano considerevolmente laddove esiste
il catasto. E allora, dobbiamo aspettare altri morti e altre scene di guerra
come quelle di questa estate perché tutti i Comuni si dotino dello strumento
catastale?