Punto sostenibile la newsletter di Edizioni Ambiente Edizioni Ambiente
Edizioni Ambiente in questo numero


Se un giorno (qualsiasi) un imprenditore... di Marco Moro
Un tema scottante. Intervista a Giancarlo De Cataldo di Paola Fraschini
Bici libere di Anna Satolli
Sostanze pericolose. Intervista a Roberto Montali di Simona Faccioli
Casa eco-logica di Diego Tavazzi
Una Finanziaria a energia verde di Ilaria Di Bella
Brucia con dolo di Antonio Pergolizzi

Brucia con dolo
di Antonio Pergolizzi

L’inferno di questa fine estate brucia ancora negli occhi e nella memoria di chi lì c’era e anche di chi ha assistito solo dalla tv. Sicilia, Calabria, Puglia, Molise assediati da lingue di fuoco come non era mai accaduto. Nemmeno i vecchi contadini ricordano qualcosa di simile negli anni passati. Dall’alto dei canadair lo spettacolo era quello di un fumo denso e continuo che da Trapani arrivava fino ai confini del Lazio.
Un bel pezzo di Meridione dato alle fiamme dai soliti professionisti del crimine ambientale, meglio noti come ecomafiosi, malavitosi senza scrupoli desiderosi di sostituire gli alberi con palazzine, villette e parcheggi, o più semplicemente per partecipare agli appalti per il rimboschimento. Ma anche le gesta folli di pastori ignoranti e maldestri che hanno rischiato di dare fuoco alle loro case al solo fine di avere più erba da pascolo, oppure quelle di operatori turistici che pensano di risollevare le sorti economiche del proprio territorio dando in pasto alle fiamme località turistiche concorrenti. E non mancano nemmeno le discariche abusive a cui viene dato fuoco volontariamente per nascondere le tracce dei conferimenti illeciti. E soprattutto gli stagionali della forestale che hanno il particolare privilegio di guadagnare in forma direttamente proporzionale al numero di incendi: l’equazione più incendi, più lavoro, più guadagni, in regioni come la Sicilia si sta dimostrando un vero attentato alle aree verdi dell’isola. Un cocktail esplosivo di soggetti particolarmente pericolosi per l’ambiente e per i cittadini. Gente che spara nel mucchio, disposta a trasformare la propria terra in un tizzone ardente per fare soldi.
Nel rogo dell’agriturismo di Patti (Me), cittadina ai piedi del Parco dei Nebrodi, dove rimasero uccise cinque persone, ai cronisti assiepati fuori dal commissariato uno dei due criminali incendiari ha ringhiato in dialetto “V’avissiru abbruciari a tutti”, cioè “vi dovrebbero bruciare a tutti”, dimostrando che pasta di eroe fosse. L’indagine ha accertato che i due fratelli hanno appiccato il fuoco alla splendida pineta all’interno del Parco dei Nebrodi con il solo scopo di avere più pascolo a loro disposizione: cinque morti e centinaia di ettari di macchia mediterranea in fumo per una manciata di erba in più per i loro animali.
Da anni è sempre la stessa storia. Complice anche l’inerzia e l’ignavia della maggior parte dei comuni del Sud, ma anche del Centro e del Nord, che non hanno ancora provveduto a dotarsi del catasto delle aree percorse dagli incendi (questo serve ad applicare il divieto di modificare la destinazione d’uso dei terreni per 15 anni e di costruire edifici, esercitare la caccia o la pastorizia per 10 anni. Si veda in proposito la legge-quadro in materia di incendi boschivi). Quindi ogni estate, puntuali come il caldo, arrivano anche i fuochi e con essi la morte per i nostri boschi. Al di là delle chiacchiere a caldo che agitano i giornali per qualche giorno, e delle infinite interpretazioni sociologiche e criminologiche, l’unico dato certo è che gli incendi calano considerevolmente laddove esiste il catasto. E allora, dobbiamo aspettare altri morti e altre scene di guerra come quelle di questa estate perché tutti i Comuni si dotino dello strumento catastale?



numero 11 - 11/2007

copyright Edizioni Ambiente