Punto sostenibile la newsletter di Edizioni Ambiente Edizioni Ambiente
Edizioni Ambiente in questo numero


Impegni light per emissioni pesanti di Marco Moro
Leggero come una libellula di Alessandro Farruggia
Danno ambientale, intervista a Fabio Anile di Simona Faccioli
Trash di Antonio Pergolizzi

Trash
di Antonio Pergolizzi


Anche in Puglia arrivano le prime condanne per traffico illecito di rifiuti tossici. Tre pseudo imprenditori sono stati condannati nei giorni scorsi, dal tribunale di Bari, con pene che oscillano da uno a tre anni in applicazione dell’articolo 260 del nuovo Codice dell’ambiente. Gli stessi sono stati condannati a risarcire con 93 milioni di euro il ministero dell’Ambiente, e con 90 milioni di euro ciascuna delle due associazioni ambientaliste (Wwf e V.a.s.) che all’epoca si costituirono parte civile. E in più è a loro carico l’onere di bonificare i terreni contaminati dagli sversamenti illegali.
La storia risale al 2001, quando un incendio scoppiato all’interno di un’azienda florovivaistica di Santeramo in Colle (Bari) richiamò l’attenzione dei Carabinieri comando Tutela ambiente del reparto operativo di Roma e del Noe di Bari sull’altopiano delle Murge: una colonna di fumo nero e un odore insopportabile per essere il solito rogo di sterpaglie. I sospetti si rivelarono subito fondati, e infatti a bruciare erano rifiuti, per lo più tossici. Da quel fumo nacque l’operazione denominata “Murgia violata”, la prima in Puglia contro i trafficanti di rifiuti che stanno riempiendo tutto il Sud di scorie tossiche. Sui 4 ettari di quella tenuta le forze dell’ordine hanno scoperto una vera e propria discarica, completamente abusiva. Una bomba ecologica a cielo aperto. Sono allarmanti i numeri della Murgia violata: decine di migliaia di tonnellate i rifiuti smaltiti illecitamente nell’arco di un anno nella sola provincia di Bari, soprattutto a Santeramo in Colle, Valenzano, Corato e Modugno, su terreni destinati alla coltivazione di foraggi per animali, ma anche di cereali e prodotti ortofrutticoli. Un vero attentato alla salute degli animali e dei cittadini.
A finire sui terreni una variegata tipologia di sostanze e prodotti molto inquinanti: fanghi del comparto toscano delle concerie, fanghi industriali di impianti di depurazione del Lazio e della Toscana, scorie e polveri di abbattimento fumi di industrie siderurgiche della Lombardia e del Veneto, pneumatici triturati provenienti dalla Campania, rifiuti prodotti da operazioni di bonifica di siti inquinati, terre disoleate della Liguria e dell’Umbria, trasformatori contenenti olio contaminato. Questi rifiuti, stipati nei tir partivano dalle regioni del Centro e del Nord, facevano tappa in un impianto di stoccaggio umbro – quello coinvolto in un’altra simile operazione denominata Greenland – o in qualche area di servizio dell’hinterland barese per il giro bolla, per giungere poi a destinazione finale in Puglia e Calabria. I faccendieri pugliesi lavoravano sul territorio per contattare piccole società e agricoltori in difficoltà economica, che in cambio di denaro accettavano di smaltire i rifiuti sui loro terreni. E cercavano di coinvolgere nuove aziende, sane e insospettabili, quando la pressione di controlli e sequestri rendeva più difficile trovare nuovi siti di smaltimento. In totale furono 28 gli indagati dalla procura di Bari, tra imprenditori, proprietari di terreni, produttori e trasportatori di rifiuti. Una banda di “avvelenatori” delle campagne pugliesi.
Dalle indagini coordinate dal procuratore Renato Nitti, risultò pure che gli inquinatori avrebbero, in molti casi, fatto arare o spianato il terreno per coprire l’attività illecita commessa senza mai curarsi che i rifiuti speciali smaltiti contenevano elevate concentrazioni di metalli pesanti, tutti altamente inquinanti e bioassimilabili, come cromo, cadmio, nichel e piombo. La spregiudicatezza e l’elevato tasso criminale degli accusati si rileva anche dalle intercettazioni telefoniche: pur di fare soldi, questi, sarebbero stati capaci di ammorbare tutta la Puglia.


numero 12 - 12/2007

copyright Edizioni Ambiente