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Il Protocollo di Kyoto è un palliativo
di Ilaria Di Bella
Il Protocollo di Kyoto è solo un palliativo. È la provocazione lanciata dal nobel Carlo Rubbia, consulente del ministero dell’Ambiente, parlando in audizione il 21 febbraio di fronte alla Commissione ambiente del Senato, che sta svolgendo un’indagine conoscitiva sui cambiamenti climatici. “Se il Protocollo di Kyoto fosse attuato – ha detto il fisico di fama internazionale – tutt’al più produrrebbe un effetto di rallentamento di 7 anni sull’accumulo dei gas serra. E voi capite che sette anni sono niente”. Carlo Rubbia ha spiegato la sua visione del problema dei cambiamenti climatici con linguaggio semplice ma asserzioni scioccanti. “Il problema dell’anidride carbonica è che si accumula nell’atmosfera e ci resta per 2.000 anni. Basti pensare che nell’atmosfera ci sono ancora gli effetti dell’incendio di Roma dei tempi di Nerone”. La sua ricetta è quindi composta di solare termodinamico e nucleare pulito, “non quello attuale, che evoca Chernobyl”, ma quello privo di scorie al quale sta lavorando la ricerca internazionale, fruibile più o meno tra mezzo secolo. Secondo Rubbia, l’Italia dovrebbe investire soprattutto sullo sviluppo del solare per la produzione di energia, dal momento che il nostro paese gode delle condizioni climatiche ideali per farlo. E non perdere il treno della ricerca sulle rinnovabili e, appunto, sul “nucleare pulito”.