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Nuove regole sui rifiuti: istruzioni per l’uso
di Simona Faccioli
“Ogni anno noi italiani copriamo l’intera superficie dell’Isola d’Elba con i sacchi della nostra spazzatura”. Così poco tempo fa il presidente dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, nel corso della presentazione dell’annuale Rapporto Rifiuti, si concedeva questa provocatoria (e fantasiosa, fortunatamente) digressione dal rigorismo istituzionale per catturare l’attenzione sul problema dei rifiuti, aggiungendo, a beneficio del pubblico romano presente in sala, che la spazzatura prodotta quotidianamente dalla loro città sarebbe stata sufficiente a riempire un intero campo da calcio. Bene.
Scendendo dal piano della politica dei rifiuti a quello della pratica, e al di là delle auspicate strategie di prevenzione, pianificazione, industrializzazione e liberalizzazione del sistema, ciò che interessa il cittadino e l’operatore è come i rifiuti, una volta prodotti, devono essere gestiti, movimentati, recuperati o smaltiti, in ossequio alla normativa vigente.
Già, ma quale è attualmente la normativa che regola in Italia la gestione dei rifiuti e l’attività di bonifica dei siti contaminati? Il volume appena uscito nelle librerie, Rifiuti
e bonifiche nel nuovo Codice dell’ambiente, fa luce su un argomento tradizionalmente complesso, quello della normativa ambientale del settore dei rifiuti e delle bonifiche, che sta vivendo una fase di ulteriore complicazione dal 29 aprile dell’anno scorso. In quella data, infatti, è entrato in vigore il Dlgs 152/2006, il cosiddetto “Codice dell’ambiente”, un complesso corpus normativo che ha riscritto e organizzato tutte le principali norme che regolano e tutelano l’ambiente, e la cui parte IV, dedicata ai rifiuti e alle bonifiche, ha abrogato il decreto Ronchi che per oltre nove anni ha improntato la disciplina di settore; ma questo è stato solo il primo atto di una complicata fase di trasformazione tuttora in corso.
Al Dlgs 152/2006 sono seguiti 14 decreti attuativi in materia di rifiuti e bonifiche, 13 dei quali successivamente dichiarati inefficaci dal ministero dell’Ambiente (che nel frattempo ha cambiato "titolare"). Il nuovo governo ha messo prontamente a punto un primo decreto correttivo, approvato il 25 novembre 2006; la legge finanziaria 2007 ha sospeso l’applicazione di alcune norme, disponendo un ritorno al Ronchi, mentre il decreto Milleproroghe ha prorogato l’entrata in vigore di altre.
E non è finita qui. Altri temi cruciali saranno affrontati in un secondo schema correttivo approvato in via preliminare nell’ottobre dello scorso anno.
È ovvio pensare che questa situazione abbia gettato gli operatori pubblici e privati e le autorità di controllo nello sconcerto e nella confusione, con una sensazione, neanche troppo vaga, di non riuscire a distinguere ciò che è norma vigente, da ciò che è abrogato o prorogato.
Addirittura sono in molti a ritenere che l’intero Dlgs 152/2006 a causa dei “rimaneggiamenti” parziali, sia da considerare “sospeso”, collocato in una sorta di zona di transizione con la conseguente reviviscenza del decreto Ronchi. Nulla di più falso. Il Codice ambientale, compresa la sua parte IV sui rifiuti, è in vigore e pertanto va applicato, sebbene alcune precisazioni interpretative siano imprescindibili e utili per tutti i soggetti interessati.