Credits di Marco Moro
Contro i ladri di futuro di Paola Fraschini
La casa intelligente di Anna Satolli
Questione di velocità di Mario Pasquali
Guardare altrove di Marco Moro
Rifiuti: i fuochi dell'emergenza di Antonio Pergolizzi
Contabilità "verde" di Ilaria Di Bella
Guardare altrove
di Marco Moro
La città è da sempre oggetto privilegiato dello studio e dell’attività dei
progettisti, e certamente la cultura architettonica contemporanea si è formata
essenzialmente sullo studio della città, vista come fenomeno sociale
e fisico. Da Learning from Las Vegas di Robert Venturi a Delirious
New York di Rem Koolhas, molti tra i testi più letti dagli architetti
parlano della città.
E di solito a scrivere per gli architetti sono altri architetti. L’irrompere
delle tematiche ambientali sta però obbligando la cultura architettonica
ad aprirsi agli apporti di altri ambiti disciplinari, innescando una profonda
trasformazione nel modo stesso di concepire l’oggetto della propria professione
e le modalità con cui approcciarsi a esso. La creazione di team interdisciplinari è una
pratica sempre più necessaria e quindi diffusa. Lo stesso dovrebbe avvenire
per le “letture”, soprattutto quelle di chi nell’attività di
progetto assume sempre di più il ruolo di “regista” di competenze
diverse.
State
of the World 2007 rappresenta efficacemente
una sintesi dell’amplissimo range di temi che i progettisti
oggi possono trovarsi ad affrontare o quantomeno del contesto in cui la loro
attività deve calarsi, dove aspetti come la gestione degli spostamenti,
la fornitura di energia o la valorizzazione delle economie locali non possono
più essere fattori estranei rispetto ai quali il progetto può svilupparsi
in modo indipendente.
È chiaro che a prestare attenzione a quanto racconta State
of the World 2007 non dovrebbero essere solo i progettisti, ma
anche i politici e gli amministratori locali. La cultura dei progettisti, però,
ha spesso dimostrato una sensibilità e una capacità di cogliere
i fenomeni del presente che non ha molti riscontri tra le stesse professioni
tecnico-scientifiche e soprattutto rispetto alla classe politica.
Ma cosa racconta State 07 agli architetti o agli
ingegneri? Tra gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo Le Corbusier invitava
a guardare i transatlantici, gli aerei e gli altri simboli di una arrembante
modernità da cui l’architettura sembrava rimanere esclusa. Tra
questi vi erano i grattacieli di Manhattan, ammirati per la loro capacità di
rappresentare la potenza della tecnologia. New York è tornata anche
nelle parole di Molly O’Meara, la curatrice del rapporto 2007, durante
la presentazione ufficiale tenutasi a Firenze lo scorso 19 maggio. Le dichiarazioni
del sindaco repubblicano Bloomberg, ad esempio sulla trasformazione “ecologica” della
flotta dei taxi, iniziano a dare sostanza alla volontà di fare di NY
la capofila nell’adozione di politiche “verdi” per i grandi
agglomerati urbani. Non è tutto qui ovviamente e, soprattutto, State
07 invita a guardare altrove, rispetto ai contesti che normalmente
si considerano quali riferimenti. Guardare a Bogotà, ad esempio, per
vedere come si promuove l’uso della bicicletta in una metropoli trafficatissima,
o guardare a Bombay per vedere come si può affrontare il tema della
sicurezza senza fare demagogia (o campagna elettorale). Guardare alla Cina
(!) per l’uso delle energie rinnovabili o a Melbourne per le politiche
di riduzione della CO2.
Cosa può dire invece State 2007 agli amministratori
delle città? Cosa può dire, ad esempio, agli amministratori di
Milano che come "innovativa politica per la mobilità sostenibile"
hanno deciso di multare
i ciclisti che transitano sui marciapiedi per proteggersi
da un traffico automobilistico che nel solo 2007 ha già fatto 8 vittime
(solo tra i ciclisti)? Con un presidente del Consiglio Comunale che sostiene
che le biciclette vadano escluse dalle strade?
Potrebbe dire molto evidentemente. Ma forse non troverebbe orecchi disposti
ad ascoltare.