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Rifiuti: i fuochi dell'emergenza di Antonio Pergolizzi
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Rifiuti: i fuochi dell'emergenza
di Antonio Pergolizzi
Puntuale come un orologio, la Campania è precipitata nell'inferno chiamato rifiuti. Domenica 20 maggio mezza provincia di Napoli brucia, 150 montagnole di spazzatura e cassonetti vengono dati alle fiamme, fumo denso e mortale invade le strade, le case e i polmoni degli abitanti. L'indomani, lunedì, altri 130 fuochi. Martedì 120. In molti di questi incendi c'è la mano della camorra. A bruciare sono soprattutto le periferie, Scampia, Secondigliano, San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli, Pianura, luoghi lontani dagli occhi dei turisti e dei villeggianti e molto vicini ai clan camorristici. Si calcola che circa 2.700 tonnellate di rifiuti siano ancora per le strade. I sindaci chiudono le scuole. I topi scorazzano e i timori di epidemie si fanno sempre più reali. A Terzigno, provincia di Napoli, lo spegnimento con le idrovore dei vigili del fuoco di un rogo di spazzatura sviluppatosi su un'area in leggera pendenza si è tramutato in una trappola infernale per i cittadini che abitano nei paraggi: l'acqua usata per spegnere le fiamme è finita per accumularsi in una specie di laghetto tossico che ha letteralmente imprigionato alcune famiglie. Acqua che è ancora lì e che nessuno ha voglia di togliere.
Piove sul bagnato, come si dice in questi casi, perché alla spazzatura per le strade, si somma anche l'inquinamento da diossina che i fuochi dei rifiuti a cielo aperto producono. La Campania sta affogando letteralmente nei rifiuti, parlare di emergenza è diventato patetico, stantio, inutile. Gli unici che si leccano i baffi e ridono di cuore sono i clan che dopo aver riempito la Campania con ogni sorta di veleni e aver "abbellito" le strade di Napoli e dintorni di sacchetti colorati di spazzatura, adesso diffondono caos e panico: perchè fino a quando ci sarà l'emergenza, per loro, per i clan, ci sarà di che divertirsi. L'emergenza come business, allora, perché si azzerano i controlli, si sospendono le normative antimafia negli appalti per la gestione dei rifiuti. E soprattutto si usano le discariche già sequestrate perché in mano ai clan o ai loro prestanome. Con l'emergenza le discariche della camorra si riaprono e si riempiono ancora. Dal 1994 Legambiente con il suo annuale Rapporto Ecomafia ha raccontato passo dopo passo l'escalation criminale camorristica nella gestione dei rifiuti, denunce su denunce che solo in pochi erano disposti a sentire.
Con i rifiuti sta bruciando la credibilità di un'intera classe dirigente campana che in tredici anni di emergenza non ha fatto altro che distribuire consulenze e stipendi. Ha fatto in tempo ad assumere 2.316 precari con contratto a tempo indeterminato di 2 mila euro al mese per 14 mensilità: due terzi di questi non ha mai mosso un dito. In piena emergenza-rifiuti, ai primi di maggio il Bollettino Ufficiale della regione Campania pubblica il Decreto dell'Assessore alla tutela dell'Ambiente della giunta regionale della Campania che ha prontamente istituito un Comitato tecnico-scientifico per - si legge proprio così - "l'esame delle problematiche tecnico-scientifiche inerenti la fase di prima applicazione della Legge regionale sui rifiuti". Uno stipendio niente male se si pensa che gli emolumenti per consiglieri e presidenti di giunta regionale sono equiparati in genere all'indennità dei parlamentari (il valore di riferimento attuale è 11.703,64 euro mensili, escluse le voci accessorie). Non rimane che aspettare i loro preziosi suggerimenti tecnico-scientifici.
L'ex procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna, ha ragione quando fa notare che la tanto acclamata stabilità di governo, prontamente esibita da tutti, destra e sinistra, come sinonimo di efficienza, in Campania ha prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti. In queste condizioni la guerra all'ecomafia è una guerra persa in partenza.
I sacchetti che si accumulano per strada fino a diventare montagne fanno notizia
perché si vedono, perché appiccicano
la loro puzza alla nostra pelle, perché invadono fisicamente gli spazi
vitali della gente, seppelliscono l'uscio di casa, i marciapiedi, le strade.
Ma in pochi parlano dei rifiuti speciali di natura industriale, altamente tossici
anche se meno visibili, che la camorra ha deciso di seppellire nei terreni agricoli,
nelle cave abbandonate, in capannoni abbandonati, in fondo al mare. Rifiuti che
non si dissolvono nel nulla, entrano nel ciclo alimentare come killer subdoli
ma dalla mira infallibile. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms),
l'Istituto superiore di sanità (Iss), il Consiglio nazionale delle ricerche,
l'Osservatorio epidemiologico della regione Campania e l'Arpa della Campania
hanno dato validità scientifica ai timori che la cattiva gestione dei
rifiuti fosse letale per la salute dei cittadini. In uno studio dal titolo "Trattamento
dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana. Correlazione tra rischio
ambientale da rifiuti, mortalità e malformazioni congenite" hanno
dimostrato che vivere vicino a grosse quantità di rifiuti provoca tumori
del polmone, del fegato, dello stomaco, della vescica, del rene, sarcomi dei
tessuti molli e linfomi non Hodgkin e anche malformazioni congenite. Il documento
conferma "l'ipotesi che eccessi di mortalità e di malformazioni tendono
a concentrarsi nelle zone dove è più intensa la presenza di siti
conosciuti di smaltimento". A tredici anni dal primo allarme-rifiuti in Campania,
siamo ancora alla conta dei danni.
L'emergenza Campania nasce perché la camorra è arrivata prima dello stato nella gestione dei rifiuti, speciali e urbani. Gestione alla loro maniera, costi a carico della collettività e benefici solo per loro. E questo Legambiente lo denuncia da quasi 15 anni. Un meccanismo ben oliato di mazzette e consulenze d'oro che ha coinvolto nel tempo uomini delle istituzioni, professionisti, massoni e pezzi grossi dell'imprenditoria campana, un vero comitato d'affari che ha trasformato i rifiuti in uno straordinario strumento di accumulazione illecita di capitali. E puntualmente i soldi sporchi vengono "lavati" dai clan in attività lecite e/o illecite, spesso finiscono per finanziare imponenti operazioni di speculazione edilizia: altro cemento che ricoprirà di vergogna altri pezzi d'Italia. Questo è quello che accade quando sono le organizzazioni criminali a erogare servizi che dovrebbero essere forniti dalle istituzioni democraticamente elette: ecco che a parlare di ecomafia e rifiuti si finisce con il parlare di democrazia e libertà.