Adattarsi o... di Marco Moro
Noir in Laguna. Intervista a Eraldo Baldini di Anna Satolli
La sostenibiltà nelle piccole cose di Marco Moro
Love is never abstract di Anna Re
Il G8 sul clima: serietà a parole di Alessandro Farruggia
Il clima mette d'accordo cittadini, governo e Parlamento di Ilaria Di Bella
Mare Monstrum di Sicilia di Antonio Pergolizzi
Adattarsi o...
di Marco Moro
L’aforisma darwiniano “Adapt or die”, adattarsi o morire, viene in mente ogni volta che si sente parlare – e succede sempre più spesso – di strategie di adattamento al cambiamento climatico.
Se ancora non era chiaro a qualcuno, il cambiamento c’è e
faremmo meglio a iniziare a pensare a come adattarci a esso. Poiché,
per quanto possano essere efficaci le strategie di mitigazione (l’altro
pilastro della politica complessiva di risposta al cambiamento climatico) queste
non daranno i loro frutti domani e nemmeno dopodomani. Anche perché a
livello globale la determinazione dei governi su queste tematiche si “nebulizza” regolarmente
ogni volta che sembra inevitabile il raggiungimento di un accordo.
Sull’impasse della politica internazionale, e sull’ennesimo flop
di un G8, ospitiamo in questo numero della nostra newsletter l’opinione
di Alessandro Farruggia, giornalista scientifico di Quotidiano Nazionale e
autore con Vincenzo Ferrara di Clima:
istruzioni per l’uso.
È quindi la distanza tra politica e cittadini che sui temi ambientali
si fa sempre più ampia. Nonostante i molti elementi positivi introdotti
dall’attuale esecutivo, la politica (nazionale e locale) sembra veramente “fuori
sincrono” rispetto ad ampi settori della società. I dati riportati
nella rubrica di Ilaria Di Bella lo sottolineano in maniera lampante, mentre
le novità annunciate per il prossimo Dpef sembrano finalmente testimoniare
una presa di coscienza più chiara delle dimensioni del problema.
Trasposti
in un futuro non troppo distante e portati alle estreme conseguenze, il contrasto
tra “potere” e cittadini, l’inerzia della politica,
il peso opprimente degli interessi economici contribuiscono a definire lo scenario
del terzo romanzo della collana “VerdeNero. Storie di ecomafia”: Melma di
Eraldo Baldini. Lo scrittore ravennate colloca il suo thriller fantapolitico
in un “petrolchimico dell’Alto Adriatico” che ricorda molto
da vicino uno dei luoghi simbolo della devastazione ambientale in Italia, il
famigerato complesso industriale di Marghera.
L’invenzione narrativa sviluppa al meglio, nel romanzo di Baldini, una
delle sue possibili funzioni più elevate (si legga anche l’articolo
di Anna Re): immaginare per aiutare a capire. Il punto non è la verosimiglianza
o meno del futuro nerissimo in cui sono immersi i protagonisti del racconto,
ma il fatto che molti, troppi, elementi di quel futuro trovano una parentela
nel presente.
Per fortuna esistono anche altre “dimensioni” oltre a quella dei
grandi summit e dei Dpef; esiste la dimensione del quotidiano, dove le opzioni
per adottare uno stile di vita “a bassa CO2” sono sempre più numerose
e accessibili. Quei nove cittadini su dieci che vorrebbero vivere in modo più “sostenibile” hanno
molte possibilità di iniziare a farlo, ma, al di là dello spirito
di iniziativa e della sensibilità del pubblico, è comunque la
politica che deve occuparsi del bene comune.*
Spesso (eufemismo) chi amministra è invece in ben altre faccende affacendato (con il golf, per
esempio),
come ci racconta Antonio Pergolizzi nella rubrica ecomafia news.
* Un interessante e vivace esempio di dibattito su questi temi lo offre il blog “temiperduti” che vede a confronto un’amministrazione di centrosinistra che nel suo
programma ha posto l’ambiente in primo piano e parte dei suoi elettori
che la accusano di aver sostanzialmente tradito i buoni propositi in nome di
una visione politica incapace di rinnovarsi. Un dibattito istruttivo per i
toni corretti (da parte di entrambi gli “schieramenti”, amministrazione
e cittadini) con cui si svolge.