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Noir in Laguna. Intervista a Eraldo Baldini
di Anna Satolli


In questi giorni esce in libreria Melma, l'ultimo romanzo di Eraldo Baldini che segna il terzo "appuntamento scritto" con VerdeNero. Storie di ecomafia. Ovvero la collana dove il noir incontra l'ecocrimine; il nuovo luogo narrativo in cui la cronaca dell'illegalità ambientale diventa racconto nerissimo. Chiediamo a Baldini, scrittore affermato nel genere noir, alcune anticipazioni sul suo libro.

Melma. Già il titolo lascia intuire un clima cupo e un intreccio di tensione, che si dibatte in situazioni di pericolo soffocante da "sabbie mobili". In quale storia all'ultimo respiro hai "immerso" i tuoi lettori?
Per la prima volta ho scelto, in questo romanzo, di viaggiare avanti nel tempo. Spesso i miei libri sono ambientati nel passato, questo invece lo è nel futuro, per la precisione nel 2050. Lo scenario è quello di un mondo soffocato dall'inquinamento, dal "grande caldo" e soprattutto da un quinquennio di attentati di stampo ecoterrorista che hanno dato il colpo di grazia alla situazione ambientale del Pianeta. In uno dei siti industriali colpiti, quello del Petrolchimico dell'Alto Adriatico, una natura malata e mutante si sta riprendendo lo spazio che le era stato sottratto, e un'umanità reietta cerca di sopravvivere tra mille difficoltà, ma anche nella speranza che un progetto internazionale di recupero riporti la vita nella Laguna. Finché non verranno alla luce terribili retroscena che condurranno a nuovi eventi traumatici...

Il racconto quindi è "girato" in un'ambientazione apocalittica, in luoghi completamente stravolti dal cambiamento climatico e dall'inquinamento industriale, in uno scenario che tu chiami Petrolchimico dell'Alto Adriatico...
Sì, un luogo non meglio specificato che diventa però il paradigma dei grandi complessi chimico-industriali. Ovviamente, mentre scrivevo, pensavo soprattutto a Marghera. Libero di inventare, ho dipinto una situazione di degrado ambientale portata all'estremo, e allo stesso tempo ho immaginato un'altra variabile non meno terribile, cioè una risposta sbagliata e altrettanto colpevole, quella terroristica. Il quadro che ne è uscito è dunque catastrofico e mi ha coinvolto fortemente durante la stesura del romanzo, perché sento molto il problema dell'ambiente, e allo stesso tempo sono nemico di ogni forma di illegalità e di violenza: per me il fine non giustifica mai il mezzo e il terrorismo o l'uso distorto della forza sono sempre da ritenersi, ovviamente, degli atti criminali che possono solo aggiungere male al male, in una perversa spirale di disastri e di colpe.

Come ti sei mosso e documentato per costruire questa "mutazione" estrema di Porto Marghera?
Ho letto diversi libri sull'argomento e soprattutto ho usato i documenti prodotti, a varie riprese nel tempo, da Legambiente e da Greenpeace, alterandoli in modo peggiorativo per renderli coerenti con l'ipotesi di base (e di fantasia) del romanzo, quella cioè di un incontrollato e progressivo deterioramento, soprattutto dal 2020 in poi, della situazione ambientale e climatica.

Il tuo è un racconto nero, inquietante, con momenti di horror puro. Ma anche nelle scene di maggior terrore, la paura è più insinuata che dichiarata. Sembra quasi che tu dica al lettore: "quello è il luogo della paura, fallo tuo!". In questo modo lasci libertà a chi legge di caricare questi momenti della valenza delle proprie paure personali...
Sì, direi che questo è uno degli stilemi che devono stare alla base di un buon "noir": è lo stesso lettore che deve calarsi nella situazione che gli viene descritta e offerta, scendendo sul terreno che il narratore ha scelto. Un terreno denso di suggestioni e di insidie, che pagina dopo pagina deve condurre all'emozione.

Melma ha uno speciale "mood palustre": uno stile piano, soffocato e torbido, con parole lente che poi a tratti guizzano via come anguille. Una cifra stilistica riuscitissima in questo romanzo di Laguna...
Non ho scelto a caso tema e ambientazione di questo libro: vivo al margine inferiore della zona del Delta del Po e il paesaggio palustre mi è familiare, quindi congeniale. E a fare da contorno a questo ambiente che vedo ogni giorno, ci sono le ciminiere e la skyline della zona chimico industriale della mia Ravenna... Insomma, la sintonia con questo tipo di suggestioni fa parte del mio dna, così come un certo stile "piano, soffocato e torbido" è spesso riscontrabile nelle mie pagine.

Torniamo alla collana VerdeNero, di cui Melma fa parte. Cosa significa per te partecipare a questo progetto di "Storie di ecomafia"?
Sono molto contento che mi sia stata offerta questa occasione perché, come ho detto, il problema ambientale mi sta particolarmente a cuore. So che non basta un romanzo, non bastano una collana o una intera biblioteca ad affrontare un tema così grande e importante: ma se con ciò che si scrive si può dare un piccolissimo contributo a sollecitare le coscienze, allora va fatto.



numero 6 - 6/2007

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