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Edizioni Ambiente in questo numero


Adattarsi o... di Marco Moro
Noir in Laguna. Intervista a Eraldo Baldini di Anna Satolli
La sostenibiltà nelle piccole cose di Marco Moro
Love is never abstract di Anna Re
Il G8 sul clima: serietà a parole di Alessandro Farruggia
Il clima mette d'accordo cittadini, governo e Parlamento di Ilaria Di Bella
Mare Monstrum di Sicilia di Antonio Pergolizzi

Love is never abstract
di Anna Re, ricercatrice presso lo Iulm di Milano


Sempre più spesso giornali, televisione, internet ci parlano della crisi ambientale che stiamo vivendo. Se ne parla, legittimamente, in termini planetari e globali, ma questa prospettiva non riesce a provocare un coinvolgimento dei cittadini e genera un sentimento di “ansia astratta” che non porta risultati. La sensazione è che il problema sia lontano e indipendente da noi, che il singolo non possa incidere sugli equilibri planetari. Ma non è realmente così. Per comprendere quanto sia prossimo alla nostra quotidianità quello che sta accadendo è necessario ridurre il campo di azione e occuparci di chi ci è vicino, di ciò che amiamo. Scrive lo scrittore e naturalista americano Wendell Berry: “Love is never abstract. It does not adhere to the universe or the planet or the nation or the institution or the profession, but to the singular sparrows of the street, the lilies of the field...”.

Occuparsi del “qui e ora”, dei “singular sparrows of the street” è uno degli interessi maggiori della letteratura ambientale contemporanea. La letteratura racconta storie, private e delimitate, e in questo modo ci avvicina a vicende, persone e luoghi precisi a cui spesso ci affezioniamo. Le storie permettono di investigare nuovi significati e valori della natura o di recuperarne di antichi e di “situare” le vite dei personaggi e dei lettori in un “tutto” ecologico, fatto di interrelazioni, dal quale non possiamo prescindere.
La letteratura è da sempre una produzione caratteristica della specie umana e per questa ragione deve essere analizzata con attenzione per scoprirne l’influenza sul nostro comportamento, per comprendere che ruolo giochi per il benessere e la sopravvivenza. Nel volume Ecologia letteraria Serenella Iovino (che presenta per la prima volta in Italia il metodo interpretativo noto come ecocriticism) propone di pensare la letteratura come una strategia di sopravvivenza in grado di aiutarci a superare “evolutivamente” le sfide poste dalla crisi ambientale.
Negli Stati Uniti, molti studiosi si sono resi conto del ruolo centrale che possono svolgere la letteratura e le humanities più in generale nella preservazione dell’ambiente naturale e hanno intrapreso programmi di ricerca al riguardo. Già nel 1978, William Rueckert si era provocatoriamente chiesto: “Come possiamo risolvere il fondamentale paradosso della professione accademica e uscircene fuori dalle nostre menti? …come possiamo fare qualcosa in più che riciclare PAROLE?”. Nel 1989 Cheryll Glotfelty, docente di letteratura americana, pose al mondo accademico letterario una domanda simile in modo ancora più perentorio: “Come possiamo in veste di critici letterari rispondere alla crisi ambientale?”. La studiosa fece notare che, mentre i movimenti sociali degli anni 60 e 70 per i diritti civili e l’emancipazione delle donne, avevano avuto un riscontro nella formazione degli studi letterari, lo stesso non si poteva dire del movimento ambientalista. Solo a metà degli anni 80 questi studiosi iniziarono progetti di collaborazione e nel 1991, alla conferenza annuale della Modern Language Association, vi fu una sessione speciale intitolata: “Ecocriticism: The Greening of Literary Studies”. In Italia dovremo aspettare il 26 e 27 giugno 2007 per sentire parlare di questo metodo interpretativo nato in America (l’università la Sapienza di Roma ha organizzato il convegno internazionale Ecocriticism. Retorica e immaginario dell’ambiente nel canone letterario occidentale”).
L’ecocriticism non ha solo lo scopo di analizzare il ruolo della natura nella letteratura; implica uno spostamento verso una visione del mondo biocentrica, un’estensione dell’etica, un allargamento della concezione umana della comunità globale per includere le forme di vita non umane e l’ambiente fisico. Anche se gli uomini non saranno mai in grado di vedere il mondo da una prospettiva che sia diversa da quella umana, una elevata sensibilità ai bisogni della natura può avere risultati positivi sull’uomo stesso, essendo egli parte della comunità naturale. In sintesi le interpretazioni umane sono sempre antropogeniche (hanno origine dall’uomo), ma non devono essere necessariamente antropocentriche (avere centro e fine nell’uomo).
Questo campo di studio è necessariamente interdisciplinare perché indaga i collegamenti tra esperienze letterarie, culturali e personali e si concretizza in un forte appello per un radicale cambiamento culturale.
Sembra che sia giunto il tempo di guardare ai testi in modo diverso e di ricongiungerli al mondo che li ha prodotti. Come afferma lo studioso Don Scheese l’ecocritica è “una modalità di leggere testi e natura insieme, di comprendere sia la parola sia il mondo che l’ha ispirata… Per secoli abbiamo usato la metafora il ‘Libro della Natura’ – ossia, la natura come testo. Perché non considerare il testo come natura?”.



numero 6 -6/2007

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