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La sostenibiltà nelle piccole cose di Marco Moro
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Il G8 sul clima: serietà a parole di Alessandro Farruggia
Il clima mette d'accordo cittadini, governo e Parlamento di Ilaria Di Bella
Mare Monstrum di Sicilia di Antonio Pergolizzi

Il G8 sul clima: serietà a parole
di Alessandro Farruggia, giornalista autore di Clima: istruzioni per l'uso


Tutti i partecipanti al G8 erano consci che un accordo andava raggiunto. Troppo forte era la pressione da parte dell'opinione pubblica, che ha ormai scoperto la gravità del cambiamento climatico, è preoccupata e aveva riposto molte aspettative nell'appuntamento del 6-8 giugno 2007 di Heiligendamm: i leader non sono tali per caso, sono sensibili ai cambi di vento nell'opinione pubblica, sanno che deluderla è spiacevole. Dannoso in termini di consenso. E così è stato faticosamente cercato un minimo comun denominatore, lo si è trovato e poi si è dato fiato alle trombe per rivenderlo come grande passo in avanti. In tanti ci sono cascati.
In realtà quello partorito a Heiligendamm è un compromesso piccolo piccolo. Praticamente inesistente.
I leader riuniti al G8 in Germania hanno infatti trovato un'intesa su di un testo nel quale gli otto paesi più sviluppati ritengono che vanno attuati "tagli sostanziali" delle emissioni, concordano nel proseguire nel confronto anche attraverso consultazioni tra i paesi industrializzati e i grandi paesi in via di sviluppo e auspicano che a partire da Bali (COP 13, dicembre 2007) si avvii il processo di trattativa per il post Kyoto, "che porti a un accordo globale entro il 2009" e che dovrà essere raggiunto "nell'ambito della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici". Ed è proprio quest'ultimo – la conferma della sede Onu – il piccolo passo in avanti fatto a Heiligendamm.
Nel complesso l'accordo, va sottolineato, resta largamente di facciata e non è per nulla incisivo dato che manca dei due cardini essenziali: la fissazione di un target quantitativo (i paesi del G8 hanno solo detto che "considereranno seriamente" l'obiettivo sostenuto da Ue, Giappone e Canada di tagliare del 50% le emissioni entro il 2050, il che sono parole e basta) e la natura vincolante dello stesso.
Ma un piccolo passo in avanti c'è, e realisticamente, volendo coinvolgere tutti i membri del G8, non era possibile ottenere di più. Nel 2009, con un diverso presidente americano la musica potrà cambiare e allora anche i paesi in via di sviluppo, davanti all'impegno del più grande inquinatore e ben supportati dal trasferimento di tecnologie pulite, potranno e forse dovranno considerare l'ingresso in una Kyoto 2 che preveda per loro responsabilità comuni ancorché differenziate.
La morale è: qualcosa si muove ma incommensurabilmente più lentamente di quanto sarebbe necessario.



numero 6 - 6/2007

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