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Mare Monstrum di Sicilia di Antonio Pergolizzi

Mare Monstrum di Sicilia
di Antonio Pergolizzi


Come il commissario Montalbano, famoso personaggio creato dall’estro narrativo dello scrittore Andrea Camilleri e portato in tv da una celebre fiction, ogni siciliano vorrebbe la sua casetta sulla spiaggia. Due passi per un tuffo in mare. Per i più ricchi ed esigenti non bastano le casette, ma ci vogliono le ville con tanto di dependance sulla spiaggia. E per chi pensa solo al profitto, la costa con le sue spiagge è il miglior investimento possibile: a due passi dal mare il calcestruzzo vale oro. E poi ci sono la Regione, le Province, i Comuni che associano alle parole turismo e sviluppo solo verbi come “costruire”, “recintare”, “eliminare”, “dragare”. Mai che si parli di preservare e valorizzare l’esistente. Così una cintura di calcestruzzo e cancellate in ferro ha ormai ostruito l’accesso al mare in ampi tratti di costa sicula: spesso proprio negli angoli più belli. Cemento abusivo, frutto di rapina del territorio, e cemento legale, sponsorizzato dalla politica e dalla lobby del mattone.
Accanto alle solite storie di abusivismo, in Sicilia si vive quindi una frenesia costruttiva all’insegna del fare turismo, parola magica che fa sì che leggi e regolamenti vengano utilizzati per cementificare ogni pezzo di isola. Costruire con tutte le carte a posto, ecco la novità.
Difficile enumerare tutti i progetti di porti e porticcioli (anche più di uno per ogni provincia), villaggi turistici, complessi residenziali, acquapark in riva al mare, campi da golf (perlopiù nelle aree a maggior crisi idrica). Ingegneri, architetti, geometri, costruttori, affaristi, speculatori, politici, amministratori locali sono sempre al lavoro, una genìa laboriosa che sforna progetti, varianti, piani urbanistici di ogni tipo: l’importante è costruire. Le invidiabili coste siciliane rischiano così di essere stravolte per sempre. A capo di tutto ciò, la grave responsabilità di una politica regionale che fa l'occhiolino a decine di società e di affaristi stranieri disposti a utilizzare fiumi di denaro attinti ai fondi regionali e comunitari per lo sviluppo. Le inchieste giudiziarie fin qui svolte confermano purtroppo le analisi e i timori di Legambiente. Il turismo è un alibi, un passepartout per legittimare tutte le iniziative, anche le più spregiudicate, generalmente promosse da società di capitale con sede all’estero o in regioni del nord e con corrispondenti siciliani. Iniziative avulse dalla storia e dall’economia del territorio che si risolvono in una sorta di neocolonizzazione e nella cancellazione di quei valori ambientali su cui si potrebbe costruire un autentico sviluppo.
Un esempio di questi meccanismi è il dilagare dei campi da golf con annesse strutture alberghiere che, seguendo un copione consolidato, si replicano un po’ dovunque sull’isola. Questa corsa ai campi da golf non dipende dal fatto che i siciliani siano appassionati di questa pratica né da una effettiva domanda, bensì dal fatto che l’amministrazione regionale offre particolari facilitazioni finanziarie per la costruzione di questi impianti. Difatti, nella tabella speciale del bando 2003 della legge 488/92 della Regione Sicilia per il settore turistico, pubblicato con Dm 22 settembre 2004 (questa legge è finanziata dallo Stato, ma le tabelle che fissano alcuni parametri delle graduatorie sono predisposte dalle singole regioni), ai campi da golf, o meglio agli “alberghi a 4 e 5 stelle con annesso campo da golf e/o centri di benessere”, è stato riservato, assieme ai porti turistici, il punteggio più elevato. Ma anche nella tabella ordinaria i campi da golf hanno un trattamento di favore.         
Un altro dei parametri di cui si tiene conto nell’assegnazione dei contributi è quello dell’estensione complessiva del progetto, ed è chiaro che i progetti forniti di campi da golf, già premiati con il punteggio speciale, risultano avvantaggiati anche sotto questo profilo. È per questa ragione che, chiusosi il primo bando, di campi da golf in Sicilia si sente parlare un po’ dappertutto. A volte essi godono addirittura di finanziamenti speciali a fondo perduto, predisposti per l’occasione attraverso “Sviluppo Italia” e la stessa Regione.
Si sa che le disgrazie non arrivano mai sole. I percorsi golfistici nascondono molto spesso operazioni immobiliari (spesso speculative), collegate alla realizzazione di strutture ricettive annesse, quasi sempre in zone agricole che si fanno diventare edificabili con veloci varianti urbanistiche ad hoc. Un esempio clamoroso, divenuto emblema di una battaglia per l’affermazione della legalità, è quello del Verdura International Golf Resort di Sciacca (Ag).
Anche qui un investitore straniero che viene in Sicilia, regione unica al mondo per le bellezze che ospita, per realizzare un’altra cosa unica al mondo: il campo da golf sulla spiaggia.



numero 6 - 6/2007

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