Indicatori ambientali di Marco Moro
Dall'etica ambientale alla cultura della responsabilità di Anna Satolli
Case di classe (energetica) di Anna Satolli
Monnezza di Paola Fraschini
Il Parlamento al governo: da settembre si cambia clima di Ilaria Di Bella
Il mare dell'illegalità di Antonio Pergolizzi
Indicatori ambientali
di Marco Moro
Non sarà un indicatore ambientale in senso stretto, ma il vistoso aumento della pubblicità di prodotti finanziari "verdi" da parte degli istituti bancari non può essere considerato un segnale privo di significato. Se si arriva, ad esempio, a comprare spazi pubblicitari sui media "di massa" per promuovere gli investimenti "sostenibili ed ecologici", magari con un tempismo invidiabile e magari con una campagna veramente molto, molto attuale, la cosa va presa seriamente. Speculazione? Ma, seppur semplificando, non è questa l'essenza stessa della finanza? Investo oggi su qualcosa di cui c'è bisogno già oggi e di cui ci sarà certamente un bisogno, possibilmente estremo, domani?
Ecco perché il moltiplicarsi delle proposte, dai certificati d'investimento fino ai tassi agevolati sui finanziamenti per gli investimenti sulle rinnovabili o sull'efficienza energetica, va considerato un significativo segnale di cambiamento. Se non altro rispetto a una ormai generale consapevolezza sulla gravità di fenomeni come quelli legati al cambiamento climatico, rispetto alle loro cause e anche alle possibili contromisure.
È vero che un certo retrogusto indefinibile rimane, e che vale la pena di fare attentamente le pulci ai prospetti che vengono offerti agli investitori, ma... "è la finanza baby".
Resta il fatto che la questione del rapporto tra economia e ambiente è tutt'altro che pacificata. Le grandi contraddizioni rimangono e l'irriducibile identità di bene comune che caratterizza ciò che definiamo "risorse ambientali" pone un serio limite all'adeguatezza di ogni approccio economico convenzionale.
Ma almeno siamo di fronte a un'opposizione che non è più così scontata. Non lo è da tempo e in modo ampiamente dimostrabile quella tra attività produttive ed ambiente, ora inizia a non esserlo più quella tra ambiente e finanza.
L'intreccio è comunque inscindibile e in questo numero di Puntosostenibile ne abbiamo diversi esempi. C'è voluta l'attivazione di una leva propriamente economica per fare sì, ad esempio, che della certificazione energetica degli edifici si iniziassero a percepire gli indubbi vantaggi di mercato e non solo gli oneri. Sarà il mercato a decretare, in sostanza, il successo di un diverso modo di costruire e abitare. Così come i meccanismi di mercato, nella loro forma distorta e illegale, sono dietro i fenomeni di speculazione edilizia descritti da Antonio Pergolizzi e ai traffici di rifiuti di cui si occuperà il prossimo VerdeNero.
E che sempre quello economico sia il nodo centrale lo si intuisce anche scorrendo i pareri espressi dalle Commissioni Ambiente del Senato e della Camera dei Deputati sul Dpef 2008-2011, come ci racconta Ilaria Di Bella.
Basta? Evidentemente no, e nell'economia come nella scienza e nella tecnica, la necessità di sviluppare una "cultura della responsabilità" da parte di chi utilizza tali conoscenze appare oggi non ulteriormente dilazionabile. Come ci si possa arrivare attraverso il filtro di un'etica dell'ambiente è il tema dell'ultima novità di Edizioni Ambiente. Buona lettura e buone vacanze.