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Edizioni Ambiente in questo numero


Indicatori ambientali di Marco Moro
Dall'etica ambientale alla cultura della responsabilità di Anna Satolli
Case di classe (energetica) di Anna Satolli
Monnezza di Paola Fraschini
Il Parlamento al governo: da settembre si cambia clima di Ilaria Di Bella
Il mare dell'illegalità di Antonio Pergolizzi

Dall'etica ambientale alla cultura della responsabilità
di Anna Satolli

Incrementi e squilibri demografici, riscaldamento globale e destabilizzazione climatica, emissioni inquinanti ed effetto serra. Sono questi solo alcuni degli "appelli" con cui oggi il nostro pianeta dichiara lo stato d'emergenza in cui versa. E domani? Certo, se non si desidera che le condizioni del domani siano ben più gravi di quelle odierne e se, soprattutto, si auspica che il futuro possa essere più equamente vivibile, c'è bisogno di fronteggiare questo stato di crisi con gli strumenti della politica e quelli della scienza, ma anche - ed è questa la tesi forte di Verso la cultura della responsabilità - con il supporto dell'etica e della cultura. Proponiamo quindi a Felice Palmeri, che è co-autore con Piero Pozzati di questa recente uscita di Edizioni Ambiente, di raccontarci la "storia" di un libro che vede nel concetto di "responsabilità ambientale" la più importante alleanza tra saperi diversi e la migliore strategia di difesa della Terra.

A chi è diretto questo libro?
L'idea del libro è nata da esigenze maturate sul "campo". Ormai da oltre sette anni ci troviamo a curare l'insegnamento di Etica ambientale presso le Facoltà di ingegnera di Pavia e di Bologna e, di conseguenza, si è posto il problema di creare un supporto didattico ad hoc per gli studenti che seguono i nostri corsi.
A partire da questa necessità, il progetto editoriale ha poi subito diversi aggiustamenti in itinere per tentare di strutturare, nei limiti del possibile, un'opera di carattere più ampiamente divulgativa su temi che si configurano di importanza sempre più centrale per il nostro tempo.

Quale aspetto ha maggiormente influenzato l'architettura del volume?
Una delle considerazioni che ha più improntato il volume riguarda l'accentuarsi dello "sfasamento" che, negli ultimi decenni, si è venuto a configurare tra cultura dominante e condizioni effettive delle realtà biofisiche del nostro pianeta.
Anche in questo caso si tratta di una valutazione scaturita sul "campo" e, più esattamente, dagli esiti emersi da alcuni test che sottoponiamo all'attenzione degli studenti in occasione della prima lezione con il proposito di monitorare il loro "sfasamento culturale". Le domande, una ventina, riguardano alcuni dati di base che ricorrono nell'impostare l'analisi delle diverse tematiche ambientali; ad esempio, l'entità della popolazione mondiale, degli Stati Uniti, dell'Europa, di Cina e India, le proporzioni numeriche di alcune delle grandi megalopoli del mondo, le emissioni di CO2 dei vari paesi industrializzati, gli impegni di riduzione assunti con il Protocollo di Kyoto ecc. Ebbene, le risposte sono fra le più diverse e, in genere, i valori indicati dagli studenti sono molto, molto diversi da quelli "reali" (quasi sempre per difetto).

Quali sono le principali istituzioni e figure scientifiche cui avete fatto riferimento?
Per quanto riguarda la prima parte del volume (dedicata a una rassegna di alcune delle dominanti emergenze planetarie) abbiamo fatto il possibile per sottoporre all'attenzione del lettore alcune analisi basate su studi condotti dai più accreditati organismi e studiosi internazionali. Fra i primi, ad esempio, il Worldwatch Institute, l'Ipcc, il World Resource Institute; fra i secondi, solo per citare alcuni nomi, Lester Brown, Christopher Flavin, Igor Shiklomanov, Sandra Postel, Peter Gleick, Norman Myers,   Hermann Scheer, Paul e Anne Ehrlich. Per quanto riguarda la seconda parte (riservata all'esame del vasto processo reattivo impegnato a contrastare sul piano sia scientifico sia etico-culturale il grave deterioramento dell'ambiente) John Marsh, Ernst Haeckel, Vladimir Vernadskij, Max Weber, Aldo Leopold, Arnold Gehlen, Romano Guardini, Martin Heidegger, John Passmore, Hans Jonas, Edgar Morin, i quali costituiscono l'ineludibile base sia della "cultura ecologica" sia della "cultura della responsabilità".

Vi sembra che sul piano istituzionale stia maturando una fattiva sensibilità per la tematica ambientale?
Sì, anche se si tratta di processi che richiedono lenti processi di assestamento e di adattamento. In qualche misura è senza dubbio rivelatore l'affermarsi dei primi proto-organismi con caratteri di collegialità e trasversalità a livello formativo, professionale, governativo.
Prescindendo dai primi due, mi limito qui ad accennare al fatto che nel corso di quest'ultimo decennio le questioni che implicano ricadute intergenerazionali di carattere sia bioetico sia etico-ambientale hanno aperto una nuova fase nelle prassi governative e di mercato. Ne è un esempio la comparsa a livello europeo, presso la Commissione Europea, dell'European Group on Ethics in Science and New Technologies, e a livello nazionale, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri del Comitato Nazionale per la Bioetica. Mentre a livello di mercato merita di essere accennato al fatto che si va affermando una innovativa visione secondo cui etica ed economia costituiscono un binomio inscindibile: una nuova espressione dell'economia contraddistinta dalla prospettiva di assumere, in questo terzo millennio, un ruolo di primo piano nella strutturazione di una convivenza basata sulla ricerca del bene comune inteso in termini sia sociali sia ambientali.



numero 7/8 - 7/2007

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