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Sviluppo sostenibile e crisi climatica. Intervista a Edo Ronchi
di Andrea Barbabella, responsabile del settore indicatori Issi
Issi, Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, sta redigendo il nuovo Rapporto quinquennale sullo stato dello sviluppo sostenibile in Italia (di prossima pubblicazione per Edizioni Ambiente). Cerchiamo di avere qualche anticipazione dal presidente onorario dell’Istituto, Edo Ronchi.
Nella presentazione del Rapporto
Issi 2007 lei
stesso sottolinea come la crisi climatica richieda “cambiamenti di
portata inedita nella storia dell’umanità”, a cominciare
dalla nascita di una civiltà a consumi energetici decrescenti. Esistono
i presupposti per affrontare una sfida di tale portata?
Sì, i presupposti ci sono: la crisi climatica comporterà crescenti
impatti, disagi e costi e già oggi sono disponibili tecnologie
e buone pratiche che rendono realizzabile un consistente taglio dei consumi
energetici.
Difficile prevedere se saranno sufficienti a motivare una svolta delle politiche
pubbliche, delle scelte delle imprese e dei comportamenti dei cittadini.
L’Unione europea a volte è indicata come punto di riferimento,
come nel caso delle politiche sui cambiamenti climatici, mentre altre volte
se ne sottolineano le carenze, generalmente in termini di scarsa incisività sulle
politiche nazionali dei paesi membri. Quale è e quale dovrebbe essere
il ruolo dell’Ue nella promozione della sostenibilità a livello
mondiale?
L’Ue ha indicato a livello internazionale gli obiettivi più avanzati
di riduzione dei gas serra e ha assunto unilateralmente l’impegno di
tagliare i propri gas serra, entro il 2020, del 20%, rispetto alle emissioni
del 1990.
Il ruolo più importante però non è quello di proclamare
obiettivi, ma di fare bene la propria parte e dimostrare così che si
possono tagliare queste emissioni in modo consistente ricavandone anche vantaggi
tecnologici ed economici.
Quale è, nel quadro comunitario, il ruolo svolto attualmente dall’Italia?
Il governo Prodi ha ripreso a sostenere le posizioni europee con maggiore convinzione.
Il paese tuttavia resta in ritardo, ha aumentato, anziché ridurre, le
proprie emissioni di gas serra.
Molti in Italia ritengono, sbagliando per annebbiamento ideologico e non conoscenza
della problematica, che da noi i gas serra non possono essere ridotti
perché ciò costerebbe troppo e minerebbe la nostra competitività.
Così l’Italia, che potrebbe essere un paese leader delle nuove
politiche energetiche, rappresenta ancora un freno per il raggiungimento degli obiettivi
europei.
Dal Rapporto Issi 2007 viene un’immagine di un paese che,
nonostante alcuni incoraggianti progressi, stenta a incamminarsi sulla strada
della sostenibilità. Quali sono i principali ostacoli che lei intravede
su questo percorso?
Vi sono ostacoli generali quali la scarsa disponibilità di risorse pubbliche,
la bassa efficienza della pubblica amministrazione, una ridotta disponibilità dell’innovazione
tecnologica, ma anche difficoltà e ritardi della politica, in generale,
oltre a specifiche carenze delle politiche di settore.
E i punti di forza?
L’efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresentano
per l’Italia straordinarie opportunità data l’elevata dipendenza
e il crescente costo dell’importazione di combustibili fossili. Il made
in Italy nel mondo ha successo se associato a qualità elevata,
bellezza, stile di vita.
Qualità ambientale e storico culturale dell’Italia sono da sempre
condizioni di civiltà e di benessere.
Nel lavoro dell’Issi le questioni ambientali sono trattate nel quadro
dello sviluppo sostenibile insieme a quelle sociali ed economiche e, in particolare,
con i temi della conoscenza/innovazione e dell’occupazione. Da
ex Ministro dell’ambiente ritiene che siano maturi i tempi per una
integrazione reale dei tre domini nelle politiche di governo?
L’integrazione delle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile richiede
una nuova visione capace di aprire le menti, indicare la strada da percorrere
e convincere molti a muoversi nella stessa direzione. Questa nuova visione
stenta ad affermarsi nella politica italiana e quindi anche nelle politiche
di governo.