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VerdeNero di Marco Moro
Parola scritta contro l'ecomafia di Anna Satolli
Le penne di VerdeNero di Michele Vaccari
Prove tecniche (anzi, letterarie) di ecoresistenza di Serenella Iovino e Paola Fraschini

Le penne di VerdeNero
Conversazione con gli autori

di Michele Vaccari, curatore della collana


VerdeNero non è un simpatico invito a capire e a intervenire sul problema ecomafia. No. VerdeNero è un dovere che ha ognuno di noi. Il dovere di mettersi in prima linea e urlare il suo basta più forte delle imprese colluse, delle istituzioni troppo facilmente concilianti, del mondo che guarda agli scrittori e agli ambientalisti come a dei radical chic neanche troppo simpatici.
VerdeNero è una collana di libri, è una catena di persone che vogliono sentirsi libere di volere un mondo, se non migliore, almeno uguale a come lo avevano trovato. Scrittori in primis, ma anche fotografi, operatori culturali, insegnanti, che uno vicino all'altro sono una muraglia contro il silenzio mafioso, contro la ormai arrugginita e sistematica critica intellettuale alla cultura italiana.
Scambiamo due chiacchiere con i primi scrittori che ci hanno affiancati nella realizzazione di questo progetto: Giacomo Cacciatore, Gery Palazzotto e Valentina Gebbia, le tre penne di Fotofinish, e Sandrone Dazieri autore di Bestie.

I personaggi del tuo racconto sembrano al confine della realtà, come proiettati in una favola nera senza tempo. L'ecomafia è fatta di persone di questo tipo, da romanzo dell'orrore: da dove si deve iniziare secondo te per riportare tutto alla normalità e per lasciare che questa gente viva solo nelle storie degli scrittori?
Giacomo Cacciatore: bisogna iniziare dal coraggio non solo di denunciare, ma anche di avvicinarsi e capire perché certe persone ragionano in un certo modo. La letteratura è interessante, quando si tratta di buona narrativa, perché riesce ad entrare in quello che nella vita di tutti i giorni non si riesce nemmeno a guardare: tramite un personaggio anche negativo, si arriva alla radice di determinati comportamenti senza giudicarli, esaminandoli, approfondendoli, sviscerandoli, facendoli quindi rendere comprensibili e decodificabili da chiunque.

Per un giornalista quanto è difficile non perdersi nell'invenzione quando la cronaca di partenza sembra frutto di una fantasia perversa?
Gery Palazzotto: al giorno d'oggi gli scrittori sono quelli che riescono a mantenere la fantasia sotto i polpastrelli, mentre i giornalisti la tengono sotto i piedi. La categoria dei giornalisti è ormai distante da ogni forma inventiva. Se uno ha la fulminazione della fantasia, e pur essendo giornalista è nel ruolo di narratore, deve riuscire a controllarla in maniera equilibrata con la realtà che rimane uno spunto sullo sfondo, altrimenti si rischia di finire nel campo del romanzo sociale, che è completamente un altro discorso.

La speranza sembra il filo conduttore del tuo racconto, una speranza disperata, che rincorre la vita con tutte le sue forze contro tutto e contro tutti. Questo sentimento è specchio della lotta all'ecomafia in Sicilia?
Valentina Gebbia: io per carattere cerco di non avere una speranza disperata. Ho la speranza che divulgando, sensibilizzando, soprattutto con i giovani, si possa abbattere un muro di silenzio, la notte che costantemente avvolge questi fatti perché la Sicilia rimane una terra straordinaria e bisogna far di tutto comunque per cercare di cambiare lo stato delle cose.

Quando si persevera per la verità e c'è una passione di fondo, la giustizia può trionfare. Il tuo romanzo sembra lanciare questo messaggio. Ti sembra che VerdeNero debba darsi un obiettivo di questo tipo? Quanto cioè credi che la scrittura possa essere utile per cambiare un malcostume italiano come l'ecomafia?
Sandrone Dazieri: sono convinto che le coscienze si formino attraverso ciò che si legge. L'ecomafia è un problema minoritario rispetto alle grandi questioni che ci stanno dietro: tutto cambierà se cambierà il rapporto economico col mondo. Io non credo al valore della repressione, noi possiamo impedire tutto, vietare il contrabbando di animali, però non si distrugge l'ecomafia, semmai si blocca solo un motore. Bisogna ricostruire il rapporto con l'ecosistema, perché lo sfruttamento del mondo e dell'ambiente, e quello che lo sta distruggendo, è perlopiù legalizzato. Non è reato surriscaldare il pianeta, non è reato sfruttare le stesse fonti energetiche fino all'esaurimento. Nel momento in cui cambierà il sistema culturale e legislativo, l'ecomafia sarà sconfitta perché automaticamente non avrà più ragione di esistere.



numero speciale 2007

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