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L'emergenza prima della crisi di Ilaria Di Bella

L’emergenza prima della crisi
di Ilaria Di Bella

Una settimana esatta prima della crisi del governo Prodi II, il Parlamento si è occupato di un’altra emergenza nazionale, quella dei rifiuti in Campania, quella che – con felice battuta – un senatore del Pd, Donato Piglionica, ha definito “un’emergenza anche lessicale, visto che in nessun altro settore e luogo qualcuno potrebbe sognarsi di definire emergenza un fenomeno che l’11 febbraio compirà 14 anni”. A quella data risale infatti il primo decreto per affrontare l’immondizia campana; un bambino nato in quei giorni adesso è un adolescente.
Il 17 gennaio il Senato ha approvato una serie di risoluzioni per chiedere di togliere i rifiuti dalle strade, ma anche di sfruttare l’occasione per superare l’emergenza e il commissariamento una volta per tutte, “chiudendo” – anche attraverso un tavolo istituzionale – il ciclo della gestione, con raccolta differenziata, riciclo e recupero di energia, smaltimento. Un mese prima, la commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti aveva approvato la seconda relazione sulla situazione in Campania, dopo quella di 40 pagine di giugno 2007.
A leggerli bene, i due documenti non solo scattano una fotografia veritiera della situazione, con tanto di ricostruzione cronologica delle responsabilità, ma suggeriscono anche “cosa fare”, con quali priorità e perché. La prima relazione suggerisce di attuare il decreto legge del governo di maggio “senza alterare la sequenza operativa da esso delineata”. Che significa, primo: individuare le discariche; secondo: avviare in tutta fretta la gestione del termovalorizzatore di Acerra; terzo avviare la realizzazione di nuovi impianti a Benevento e Salerno; quarto, riconsiderare gli impianti per il Cdr già esistenti; quinto, ma primo in ordine di importanza: cominciare la raccolta differenziata “con un’impiantistica in grado di dare sbocco a un ciclo diverso dalle discariche”. La commissione bicamerale suggerisce inoltre di adottare “protocolli di trasparenza ambientale”, fondati sulla comunicazione chiara tra i diversi organismi della Pubblica amministrazione con competenze specifiche, per rendere più difficili, o almeno il più possibile, le infiltrazioni mafiose nel ciclo dei rifiuti. Sottolinea inoltre la necessità di “accompagnare istituzionalmente” il passaggio dalla fase commissariale a quella dell’ordinaria amministrazione. Invece di creare nuove strutture, scrive il Parlamento, sarebbe meglio stipulare un’intesa istituzionale di programma tra governo, regione Campania, province e comuni per uscire dall’emergenza.
La relazione approvata il 19 dicembre 2007 è ancora più esplicita, sottolinea il fallimento del commissariamento, e chiede di sciogliere subito i consorzi e mettere in mobilità il personale. “Secondo quanto emerso dall’attuale commissario di governo in sede di presentazione del piano regionale dei rifiuti – scrivono gli estensori, il presidente della bicamerale Roberto Barbieri (socialisti) e il relatore senatore del Pd Donato Piglionica – due sono le voci che incidono maggiormente sulla spesa relativa alla gestione dei rifiuti in Campania: la raccolta e il trasporto”. Secondo il documento, il costo totale della prima fase di quello che viene chiamato “il non-ciclo dei rifiuti” ammonta a 96 euro per abitante l’anno, la voce più pesante dei 135 euro a testa spesi complessivamente per lo smaltimento. Ogni abitante della Campania, insiste la relazione, paga 60,8 euro l’anno per retribuire spazzini e netturbini. “Occorre dunque procedere con urgenza e senza esitazioni – si legge nella conclusione – allo smantellamento delle strutture consortili, facendo venir meno anche l’esclusiva competenza degli stessi in materia di raccolta differenziata”. Una voce chiara, dunque, quella delle due Camere, che forse non è troppo tardi ascoltare.


numero 1 - 1/2008

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