L'invasione dei libri-cocomero di Marco Moro
Innovazioni per un'economia sostenibile di Paola Fraschini
Eco-fantasy. Intervista a Licia Troisi di Anna Satolli
Mafia liquida di Antonio Pergolizzi
Un ambiente Democratico di Ilaria Di Bella
Innovazioni per un’economia sostenibile.
Conversazione con Gianfranco Bologna WWF Italia
di Paola Fraschini
La nostra economia si regge sul petrolio, il petrolio costa 100 dollari al
barile. Spostarsi diventerà sempre più caro, di conseguenza tutti
i prodotti che hanno una parte di costo imputabile al trasporto (molti, troppi)
rincareranno. Le materie plastiche derivano dal petrolio (e anche le fibre
sintetiche dei capi d’abbigliamento): costeranno di più. Anche
i nostri computer, i nostri telefoni, gli elettrodomestici, i profumi, i detersivi,
i saponi, gli antibiotici. Senza contare che il prezzo del petrolio costituisce
il riferimento per tutte le altre materie prime energetiche.
Cosa dobbiamo fare? Trovare un’alternativa (pulita) al petrolio, certo.
Ma soprattutto rinnovarci, cambiare il nostro modo di vivere e la nostra economia.
È in libreria il nuovo Rapporto sullo stato del pianeta State
of the World 2008. Innovazioni per un’economia sostenibile del
Worldwatch Insitute. Ne parliamo con Gianfranco Bologna WWF Italia, curatore
da oltre 20 anni dell’edizione italiana.
La crescita non può più essere considerata l’obiettivo
primario dell’economia, questa una delle tesi dello State of the
World 2008. Sarà dunque necessario rivedere i nostri modi di produrre
e consumare?
Sicuramente sarà indispensabile rivedere, e con urgenza, le nostre modalità di
produrre e consumare. La sostenibilità si gioca proprio nel ricollocare
in un percorso di coevoluzione il metabolismo dei sistemi sociali, creati dalla
specie umana, rispetto al metabolismo dei sistemi naturali.
Il flusso di energia e materie prime che attraversa i metabolismi sociali è ormai
troppo elevato e non si può certamente continuare su questa strada.
La nostra pressione sui sistemi naturali è diventata chiaramente insostenibile
come dimostrano tutte le ricerche avviate dai migliori scienziati del mondo
riuniti nella grande Earth System Science Partnership
(ESSP) e, di fatto, stiamo compromettendo la stessa possibilità rigenerativa
e assimilativa dei sistemi naturali rispetto ai nostri livelli di utilizzo
di risorse e di immissione di sostanze solide, liquide e gassose che la natura
ha serissime difficoltà a metabolizzare.
Non vi è dubbio che lo stesso futuro dell’economia sta nella sua
dimensione ecologica. La quantità annuale di risorse estratte dagli
ecosistemi del mondo è cresciuta dai 40 ai 53 miliardi di tonnellate
annue dal 1980 al 2002, un incremento di un terzo in soli 22 anni.
Nello stesso tempo il progresso tecnologico ha consentito una maggiore efficienza
della produzione. Rispetto al 1980 oggi, mediamente, si utilizza un 25%
in meno di risorse naturali per produrre un’unità di valore economico.
Nonostante ciò, essendo l’economia mondiale cresciuta nello stesso
periodo dell’82%, questo guadagno di efficienza viene, di fatto, annullato
dalle dimensioni e dall’incremento complessivi della produzione e del
consumo.
Gli scenari futuri dimostrano ulteriori preoccupanti livelli di crescita. Gli
studiosi stimano un’estrazione di risorse per 80 miliardi di tonnellate
per il 2020, e sembra superfluo ricordare che oggi gli abitanti in Africa
consumano almeno dieci volte di meno degli abitanti nei paesi industrializzati.
Lo State of the World 2008 fornisce un ottimo affresco di quanto sta
concretamente avvenendo nel mondo per avviare questa conversione ecologica
dell’economia.
Saremo capaci di cogliere questa sfida?
Cogliere questa sfida oggi purtroppo non è più un optional, in
quanto gli effetti del cambiamento globale indotto dal nostro intervento sui
sistemi naturali può avere conseguenze devastanti sulle nostre stesse società.
Inoltre cogliere questa sfida dimostra che i risultati ci sono anche dal punto
di vista economico nonché dell’innovazione e dell’essere
meglio posizionati per le sfide che ci pone il futuro. La sfida che ci attende
da subito è sicuramente rivoluzionaria nel senso più autentico
della parola. È necessario rivoluzionare
comportamenti, atteggiamenti, stili di vita; è necessario acquisire sempre di più capacità innovative, adattabilità,
flessibilità.
Il mondo è, nei fatti, globalizzato. La nostra attenzione deve essere
quindi rivolta a evitare accuratamente gli effetti perversi di questa globalizzazione
per muoverci in una politica di sostenibilità capace di indicare livelli
soglia di consumo oltre i quali non si deve andare: chi è sopra questi
target deve scendere e chi sta sotto può salire. È del tutto
evidente che è impossibile fornire uno stile di vita occidentale a 7,
8, 9 o 10 miliardi di esseri umani e questo tema dovrebbe diventare il primo
all’ordine del giorno delle agende politiche internazionali.
State of the World 2008 parla di una nuova rivoluzione industriale, dell’importanza
delle politiche economiche, del capitale sociale e di tecnologie all’avanguardia...
Credo che lo State di quest’anno rappresenti bene quanto di positivo
si sta facendo, in tutti i campi, per cercare di invertire o, perlomeno, modificare
la rotta attualmente percorsa dai nostri insostenibili modelli di sviluppo.
Nel campo del mercato e dei nuovi mercati che contemplano gli ecosistemi e
i servizi offerti da essi al nostro benessere, nel campo finanziario, delle
iniziative locali e dei network attivi sui modelli di produzione e consumo,
nel campo della produzione nel settore privato, nel campo della bioimitazione,
nel campo del commercio ecc. Il Rapporto cerca di fare il punto delle varie
iniziative che sono state messe in pratica, comprese quelle più innovative,
ancora non molto diffuse. È un modo concreto per guardare in positivo
al futuro e indicare i segni di cambiamento già in atto sui quali si
può costruire ancora di più.
Nonostante l’istituzione di parchi e aree protette il numero delle
specie a rischio aumenta insieme allo sfruttamento sempre più intenso
delle risorse, e gli ecosistemi sono sempre più fragili. Come si possono
valutare i servizi offerti dalla natura?
Esistono ormai diversi metodi di valutazione dei servizi offerti dalla natura
che sono certamente ancora incompleti e necessitano di perfezionamenti e affinamenti.
Ma costituiscono i primi passi importanti che segnalano quanto siano fondamentali
tali servizi per il benessere dell’intero genere umano, quanto essi purtroppo
non siano affatto tenuti in conto dai sistemi di contabilità nazionale
e quanto sia invece necessario che l’economia ne riconosca il pieno valore.
Il target che i governi di tutto il mondo si sono dati per ridurre significativamente
il tasso di perdita di biodiversità sul nostro pianeta entro il 2010
rischia di non essere rispettato. La pervasività dell’intervento
umano sui sistemi naturali è ben visibile ormai dai dati provenienti
dai numerosi e perfezionatissimi satelliti da telerilevamento: tra il 75 e
l’83% delle terre emerse risulta modificato in qualche modo dall’intervento
umano, il 41% dei mari e degli oceani risulta avere un impatto umano tra medio
alto e molto alto (mentre solo il 3,7% dei mari e degli oceani risulta avere
un impatto umano molto basso e si tratta delle zone marine vicino ai poli).
Con la continua crescita dei consumi, la crescita della popolazione e la crescita
del prodotto globale lordo, la trasformazione del nostro pianeta rischia certamente
di aggravarsi ancora e la ricchezza della biodiversità rischia drammaticamente
di perdersi con effetti significativi sul benessere dell’umanità.
Diventa quindi ancora più importante avviare percorsi concreti di economia
sostenibile, come indicato dallo State of the World 2008.