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Ora però è arrivata Roma e la scelta solare della giunta Veltroni può realmente aprire anche in Italia una più credibile “stagione” delle energie rinnovabili. In “Città contro l’effetto serra” Silvia Zamboni e Karl-Ludwig Schibel, selezionando 100 esempi tra i più significativi, documentano con chiarezza il ruolo che le città, grandi e piccole, stanno svolgendo in Europa e (sorpresa!) anche in Italia nella promozione concreta delle politiche per la riduzione delle emissioni. Naturalmente il tema dell’energia è quello primario. Chiediamo a Silvia Zamboni quale valore attribuisce alla decisione del Comune di Roma di imporre il solare termico sulle nuove costruzioni e di promuovere il risparmio idrico. Si tratta di una delibera davvero decisiva per imprimere una svolta alla politica energetica nel settore residenziale. Un grande comune come Roma, potrebbe fare da apripista ad altri enti locali che volessero copiarla, a conferma della tesi alla base del nostro libro: ” quando si vuole, si può”. Trovo anche molto utile che, accanto all’obbligo di installare pannelli fotovoltaici e di coprire il 50% del fabbisogno di acqua calda tramite solare termico, la delibera indichi criteri estetici e preveda incentivi, ad esempio per la detassazione delle parti dell’edificio finalizzate all’isolamento termico. Quale eco ha avuto l’Ordenanza Solar di Barcellona a livello nazionale? Ha senza dubbio contribuito a lanciare il solare. Oggi in Spagna, non solo a Barcellona, nelle nuove costruzioni è obbligatorio l’uso del solare termico, e il fotovoltaico, grazie ad un tessuto legislativo che impone vincoli ma accorda anche incentivi, conosce un boom che noi in Italia neanche ci sogniamo. Penso alla centrale fotovoltaica da 1 MW di Toledo e alla stessa capitale, Madrid, che insieme a Barcellona ha visto spuntare pannelli fotovoltaici e termici su edifici privati, scuole, impianti sportivi. Forse non è un caso se Carlo Rubbia si è rifugiato proprio in Spagna per proseguire la ricerca sul solare dinamico. Certo c’è da invidiare questo paese, non dissimile dal nostro per condizioni climatiche, che sta puntando tanto sulle nuove energie pulite garantendosi così un’innovazione tecnologica che fa bene anche all’economia nazionale. Ci possiamo aspettare qualcosa di simile anche in Italia? Al momento possiamo solo augurarcelo. E’ ora che il sistema-paese si impegni seriamente per promuovere le fonti energetiche pulite che oggi in Italia rappresentano appena il 5,5% (dati 2002) dell’offerta di energia primaria; con una prevalenza dell’idroelettrico, nel settore specifico della produzione di elettricità, superiore (l’80% del totale dell’offerta) alla media dei 15 paesi dell’Unione Europea (73%), mentre eolico e solare restano inchiodati a percentuali inferiori a un terzo della media europea. La svolta a favore delle rinnovabili è necessaria, non solo per rispettare gli impegni sottoscritti a Kyoto e a Montreal ma anche per vincere la scommessa dello sviluppo industriale del futuro. |
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numero 1 - 01/2006 |
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