Kyoto 2008-2012.
L'Italia dà un taglio alle emissioni
di Anna Satolli
L’Italia non si applica nessuno sconto sulle emissioni di gas serra.
Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio e il ministro dello Sviluppo
Economico Bersani lo scorso 13 ottobre hanno trovato un accordo sulla strategia
di riduzione delle emissioni inquinanti, in vista della cosiddetta “fase
2 di Kyoto”. È il Piano nazionale di allocazione delle quote di
emissione, settore per settore, per il periodo 2008-2012. Un progetto che giunge
in ritardo, a seguito di un sollecito forte - una procedura di infrazione
nei nostri confronti - da parte dell’Ue.
Ora il nuovo piano arriverà sul tavolo di Bruxelles, con un segno positivo:
anziché mettere in dubbio il fatto che l’Italia sia effettivamente
in grado di rispettare gli obiettivi di riduzione concordati a Kyoto,
e rischiare di pagare le pesantissime sanzioni economiche che vengono comminate
a chi evade gli impegni presi, stabilisce di abbattere il tetto annuale delle
emissioni di CO2 di 24 milioni di tonnellate, da
224 milioni del 2005-2007 a 200 milioni. Le industrie dovranno operare tagli
di circa il 10%. Ma il piano non intende penalizzare le aziende, vuole promuovere
l’innovazione tecnologica nella direzione dell’efficienza fissando
le quote impianto per impianto. Con la stessa ottica sono messi in conto anche
altri 6 milioni di tonnellate che andranno all’asta, per le strutture
che hanno difficoltà a contenere le proprie emissioni, e il cui ricavato
servirà a costituire un fondo destinato all’innovazione e qualità
energetica.
E dopo Kyoto? Come l’Italia possa già da ora pianificare il proprio
sviluppo nel periodo post-2012, con proposte di svolta energetica capaci di
affrontare il cambiamento climatico, contrastare la quasi assoluta dipendenza
dalle fonti fossili e senza perdere in competitività, ma anzi con netti
vantaggi economici e occupazionali, è la sfida accolta dagli autori di Italia
2020. Energia e ambiente dopo Kyoto (in uscita a novembre). Il volume,
curato da Paolo degli Espinosa, direttore del Dipartimento Energia dell'Istituto Sviluppo
Sostenibile Italia, mette insieme un “piano” che tiene conto
di tutte le dimensioni - elettrica, industriale, civile, trasporti ecc.
- che partecipano a questo cambio di rotta, dove è prima di tutto
l’efficienza la chiave su cui va giocato il rinnovamento in ogni settore.
Un progetto ampio quello dell’Issi, con un primo step al 2012 e il traguardo
fissato al 2020. In estrema sintesi, le principali direzioni di cambiamento
previste sono individuate in quattro strategie perfettamente integrabili: aumento
dell’efficienza nei consumi; espansione della cogenerazione-trigenerazione;
introduzione di fonti rinnovabili e, infine, una diversa combinazione di fonti
fossili, con il gas che dovrà effettivamente sostituire il petrolio,
a vantaggio di un processo di decarbonizzazione.
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