Kyoto in casa nostra
di Marco Moro
A fronte dell’impasse che persiste soprattutto in alcuni ambiti delle
politiche ambientali (rifiuti, tanto per dirne una), per quanto riguarda Kyoto,
ovvero il complesso delle strategie e dei provvedimenti finalizzati alla riduzione
delle emissioni climalteranti, nell’Esecutivo si registra un livello di
attenzione elevato e trasversale.
Le prospettive per il nostro paese e le opportunità che delle efficaci
politiche pro-Kyoto offrono a un’economia nazionale non esattamente in
salute sono l’oggetto dell’incontro che si svolgerà in Senato
il prossimo 4 dicembre.
Promosso da Edo Ronchi, l’incontro metterà a confronto le impostazioni
che fanno da background ai diversi provvedimenti legislativi che in questo momento
intervengono sul tema e gli scenari di sviluppo che prefigurano. Uno di questi
approcci, cui fa riferimento il disegno di legge presentato dallo stesso senatore
Ronchi, è descritto nel recentissimo libro Italia
2020. Energia e ambiente dopo Kyoto. Anche del libro si parlerà
il 4 dicembre, con il curatore Paolo degli
Espinosa.
Forse il segnale di una effettiva svolta si avrà quando il dibattito
si articolerà su termini e argomenti più chiari, più comprensibili,
più tangibili, quando invece che di certificati verdi o di meccanismi
flessibili si discuterà di qualcosa che si rapporta alla scala delle
persone.
Un esempio per tutti? La certificazione energetica degli edifici. In assenza
delle attese linee guida c’è chi ha anticipato i tempi, iniziando
concretamente a sperimentare. CasaClima (ovvero Provincia Autonoma di Bolzano) ormai lo fa da qualche anno, ma adesso
arrivano segnali di vita anche al di fuori del “SudTirolo felix”: Provincia
di Milano e Provincia
di Reggio Emilia, ad esempio, sono partite, ognuna con la propria targa
di qualità e con il proprio programma di certificazione. Portare il tema
di Kyoto all’ambito della casa, ce lo rende immediatamente comprensibile,
e tra non molto sarà assolutamente scontato il significato delle targhette
che indicano se un edificio, come un qualsiasi elettrodomestico, è in
classe A, A+, B ecc.
In questo ambito però si stanno esplorando anche strade diverse, con strumenti più avanzati che tengono conto della molteplicità degli aspetti che entrano in gioco
quando si parla di sostenibilità del costruito.
Già, perché in edilizia sostenibilità non è solo,
evidentemente, risparmio energetico (dato per scontato che sarebbe già
molto ottenere qualcosa in questa direzione). Un quadro affascinante delle molte
possibili traduzioni del concetto di “costruire sostenibile” è
offerto dal nuovo lavoro di Dominique Gauzin-Müller, Case
ecologiche, che esce in questi giorni e verrà presentato a Milano,
in Triennale, il prossimo 2 dicembre, in occasione
della conferenza che terrà l’architetto finlandese Olavi Koponen,
il cui lavoro è tra quelli descritti nel volume. La rassegna proposta
da Dominique Gauzin, con esempi raccolti in tutto il mondo, ci pone di fronte
alle moltissime possibilità di declinare un tema che non si esaurisce
nella scelta di un materiale o di un impianto, ma che mette in questione la
stessa cultura dell’abitare e del costruire.
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