in questo numero

Kyoto in casa nostra di Marco Moro
I conti "verdi" si avvicinano di Ilaria Di Bella
Il Tevere sostenibile di Edoardo Caizzi
Abitare in salute di Simona Molinari
Faccia a faccia su Kyoto di Anna Satolli
Ecocriticism: leggere per sopravvivere di Paola Fraschini

 

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Ecocriticism: leggere per sopravvivere
di Paola Fraschini



Lo scorso 30 ottobre l’Unesco ha compiuto sessanta anni. Nella sua “piena maturità”, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura riconosce che l’ambiente è una priorità culturale. “Diffondere la cultura della sostenibilità, ovvero una prospettiva di sviluppo durevole di cui possano beneficiare tutte le popolazioni del pianeta, presenti e future, e in cui le tutele di natura sociale quali la lotta alla povertà, la protezione dei diritti umani e della salute si integrano con quelle ambientali di conservazione delle risorse, trovando sostegno reciproco”. Con queste parole il presidente della Commissione nazionale italiana Unesco, Giovanni Puglisi, esprime la forte necessità di un coinvolgimento pratico della cultura nella crisi dell’ambiente. Ancor di più oggi, in quello che è stato dichiarato il Decennio dell'educazione allo sviluppo sostenibile (2005-2014), e dove le emergenze ecologiche non accennano a diminuire.
Nonostante da Nairobi giunga un ultimatum sul clima, nonostante numerose specie siano a rischio d’estinzione, l’essere umano si crede incolume e diverso dalle altre specie con cui condivide la “casa terra”. Bisognerebbe ispirare nelle persone la coscienza (ecologica) dell’interdipendenza tra le forme di vita.
Cosa possiamo fare? Modificare i nostri modelli culturali, le nostre gerarchie di valori, promuovere nuovi stili di vita improntati al rispetto per le risorse del pianeta e per le culture diverse. In una parola, cambiare il nostro modo di vedere il mondo.
E come? Sensibilizzando le istituzioni, la società civile e il mondo dell’educazione, creando una rete di alleanze che si concretizzi in iniziative sul territorio e stanziamenti finanziari a sostegno di tale politica, certo. Ma “il problema è come inculcare una tensione all’armonia con la terra in persone che hanno, in larga parte, dimenticato che esiste qualcosa che si chiama terra, e per le quali istruzione e cultura sono diventati quasi sinonimo di abbandono della terra. Questo è il problema dell’educazione a conservare” (Aldo Leopold).
Quali sono gli strumenti di cui l’etica e la cultura dispongono per fronteggiare la crisi ecologica?
È possibile fare etica ambientale leggendo Pasolini? E che cosa ci dice Moby Dick del nostro rapporto con gli animali? Avvicinarci ai testi (anche a quelli classici) con una nuova consapevolezza, facendoli parlare al presente, e non avendo perciò paura di “usarli”. Ciò significa dare fiducia ai testi letterari, alla loro capacità di continuare a dirci qualcosa, anche sulle problematiche dell’oggi.
A questi interrogativi Ecologia letteraria (disponibile da metà dicembre) cerca di dare una risposta. Non solo: cerca di costruire, attraverso un’interpretazione “ecologica” dei testi letterari, possibili percorsi educativi per un’etica dell’ambiente che si lasci finalmente alle spalle il dualismo, gerarchico e antropocentrico, di natura e cultura.
Serenella Iovino (docente di Filosofia morale all’Università di Torino) riprende gli assunti teorici dell’ecocriticism, metodo interpretativo nato in America negli anni 90, e propone una lettura delle opere letterarie come veicolo di una “educazione a vedere” le tensioni ecologiche del presente. Primo studio di tal genere ad apparire sulla scena italiana, arricchito da due preziosi contributi delle figure portanti del metodo in America, Cheryll Glotfelty e Scott Slovic. Il risultato è un invito a “vedere” la cultura come una strategia di sopravvivenza che ci aiuti a superare “evolutivamente” le sfide della crisi ecologica.

 




numero 11 - 11/2006
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