Una "cassetta degli attrezzi" per gestire i beni comuni
di Paola Fraschini
Nel nuovo secolo più del 75% della popolazione mondiale è urbanizzata,
abita in mega città ad altissima densità. Questi nuovi luoghi
dell’affollamento (spesso del sovraffollamento) sono localizzati in Asia,
Africa e Sud America, ovvero nei paesi in via di sviluppo. In compenso anche
la città “classica” dell’Occidente è obbligata
a ridefinirsi, a trovare nuove forme di adattamento all’era postindustriale.
La 10° mostra internazionale
di Architettura della Biennale di quest’anno si occupa proprio dei
temi chiave che le città si trovano ad affrontare in risposta alle pressioni
della vita contemporanea: dai problemi dei flussi migratori alle incognite della
crescita urbana incontrollata, dall’evoluzione della mobilità alla
ricerca dello sviluppo sostenibile.
La città sta indubbiamente cambiando, sia nella forma del suo aspetto
fisico sia nella sostanza della società che la abita. Chi quindi, a qualsiasi
livello, è responsabile di decisioni che coinvolgono la città,
il territorio, (dall’architetto all’amministratore locale) si trova
a rispondere a sollecitazioni inedite, molteplici e spesso contraddittorie.
Al centro sta l’importanza di realizzare contesti urbani democratici e
sostenibili, per questo occorre riflettere sull’attuale nuovo connubio
tra la professione dell’architetto e i processi economici e sociali, tra
responsabilità di progettazione e responsabilità di governance
sui sistemi urbani e territoriali.
Ovviamente gli enti locali svolgono un ruolo fondamentale nelle scelte di sviluppo
territoriale, e questo porta gli operatori ad avere responsabilità di
assoluto primo piano riguardo alla trasformazione dei territori che governano.
In Italia una parte di amministratori locali ha sperimentato concretamente politiche
di sviluppo sostenibile attraverso l’applicazione di percorsi di Agenda 21 locale, di
indicatori ambientali, di sistemi di contabilità e gestione ambientale,
di percorsi di pianificazione partecipata.
In Gestire
i beni comuni, in uscita a ottobre, si parla di tutto questo e si ribadisce
l’attualità e l’importanza dell’Agenda 21 locale come
strumento di programmazione della sostenibilità a livello locale. L’obiettivo
è quello di realizzare e promuovere azioni concrete che conducano, in
modo partecipato e condiviso, allo sviluppo sostenibile integrando aspetti economici,
ambientali, sociali e culturali.
Si tratta di un vero manuale che gli autori, Alessandro Bratti e Alessandra
Vaccari, figure ben note a chi opera nel settore, rivolgono soprattutto agli
amministratori locali che intendano introdurre politiche di sostenibilità
nella pratica quotidiana. L’ipotesi è quella di offrire loro non
soltanto un repertorio ragionato degli strumenti disponibili, ma anche una prima
riflessione sul significato specifico di ogni esperienza nel suo contesto socioambientale.
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