Il monsone mediterraneo e altre storie
di Marco Moro
Ore 9:00, temperatura esterna 12 gradi, nuvole temporalesche e pioggia torrenziale;
normale forse nel nord dell’India in pieno monsone, ma non nel nord d’Italia
alla fine di gennaio. È perfino divertente giocare a immaginare come
cambierebbe la nostra vita all’instaurarsi di un regime climatico diverso,
un “monsone mediterraneo”, e trasporre nei paesaggi italiani immagini
di un altrove ancora molto lontano. Ed è probabilmente in questi termini
che il cambiamento climatico sta diventando un argomento di conversazione da
bar, da caffé del mattino. Bene, verrebbe da dire, perché più se
ne parla e meglio è, ma finché si guarda solo al meteo è molto
dubbio che una maggiore consuetudine con l’argomento si trasformi in
una maggiore conoscenza e comprensione. Come affermano Vincenzo Ferrara e Alessandro
Farruggia, autori di Clima:
istruzioni per l'uso, “nella
normale informazione che viene data al grande pubblico è ovvio che si
debba semplificare la complessità dei vari aspetti delle problematiche
del clima e dei cambiamenti climatici; e questo è logico. Meno logico è che
nel campo dei cambiamenti climatici spesso il sensazionalismo prevalga sull’informazione
e che l’informazione non contenga elementi conoscitivi sul problema,
a cominciare dalle conoscenze di base più semplici”.
Il volume, che sarà a giorni nelle librerie, affronta il tema esattamente
con l’obiettivo di tracciare un quadro comprensibile dei fenomeni, degli
effetti e delle strategie che si stanno immaginando. Lo sforzo degli autori è stato
quello di trattare un argomento di complessità straordinaria mantenendo
un costante equilibrio tra rigore e chiarezza, facendo sempre prevalere la
volontà di farsi capire. Ci si è posti, in sostanza, un problema
di linguaggio. Sembra banale, ma non lo è affatto.
E non è solo la consapevolezza rispetto al cambiamento climatico, evidentemente,
a poter trarre beneficio da una comunicazione declinata secondo linguaggi adeguati
e molteplici. Il problema – che rappresenta anche un’opportunità e
una sfida per chi, come noi, se ne occupa dal punto di vista editoriale – riguarda
i temi ambientali in generale. La soluzione va cercata con creatività,
pena la frustrazione di ogni sforzo diretto ad allargare un’audience
inesorabilmente limitata rispetto all’ampiezza e rilevanza dei fenomeni.
Con Ecologia
letteraria abbiamo
compiuto un primo passo nell’indagare il modo in cui il nostro
rapporto con la natura e l’ambiente si manifesti all’interno di
espressioni normalmente non contemplate come “giacimenti di sapere ambientale” quali
sono quelle letterarie. E questo avviene in un momento in cui a interrogarsi
sul proprio ruolo rispetto a un reale caratterizzato fortemente dalla crisi
ambientale sono molte aree della creatività umana, dall’arte alle
discipline del progetto, fino alla musica. “Può l’arte salvare
l’ambiente?” titolava ArtReview qualche
mese fa. Ipotesi di risposta al quesito si potranno trovare alla Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo di
Torino che quest’anno propone una serie di
mostre, conferenze ed eventi per approfondire il tema nevralgico dell’ambiente,
a dimostrare l’esistenza di una vera
urgenza espressiva.
Ciò che accomuna le esperienze che in campi del sapere così diversi
si stanno conducendo è un substrato etico radicalmente nuovo, che contribuisce
a disegnare un’"etica dell’ambiente” che vada
a sostituire quella che ci ha portati oggi a constatare i danni del “divorzio
concettuale tra umanità e natura”.
La letteratura, come sostiene Serenella Iovino e come propone l’ecocriticism,
può prestarsi a un uso etico-ambientale, contribuendo in modo significativo
a orientarci nel nostro rapporto con il mondo non-umano.
E allora non solo siamo particolarmente fieri di dare voce per la prima volta
in Italia a questo importante ambito di studi, ma ci apprestiamo a fare ancora
di più, ovvero a sperimentare direttamente come un testo letterario – e
un linguaggio in particolare: quello narrativo – possa essere il miglior
protagonista possibile di una crescita della consapevolezza, e infine di una
cultura, ambientale.
A tra poco… con Verdenero.