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Edizioni Ambiente in questo numero

Il monsone mediterraneo e altre storie di Marco Moro
Grazie al (brutto) clima, la contabilità sarà anche ambientale di Ilaria Di Bella
Il clima sul grande schermo di Michela Di Stefano
Finanziaria ’07. Operazione verde? di Paolo degli Espinosa
Reach, istruzioni per l'uso delle sostanze chimiche di Vincenzo Dragani
All’arrembaggio! Pirati di oggi di Paola Fraschini
Tutte le armi del conflitto (ambientale) di Anna Satolli
Rifiuti e bonifiche: un manuale di sopravvivenza di Simona Faccioli

Il monsone mediterraneo e altre storie
di Marco Moro



Ore 9:00, temperatura esterna 12 gradi, nuvole temporalesche e pioggia torrenziale; normale forse nel nord dell’India in pieno monsone, ma non nel nord d’Italia alla fine di gennaio. È perfino divertente giocare a immaginare come cambierebbe la nostra vita all’instaurarsi di un regime climatico diverso, un “monsone mediterraneo”, e trasporre nei paesaggi italiani immagini di un altrove ancora molto lontano. Ed è probabilmente in questi termini che il cambiamento climatico sta diventando un argomento di conversazione da bar, da caffé del mattino. Bene, verrebbe da dire, perché più se ne parla e meglio è, ma finché si guarda solo al meteo è molto dubbio che una maggiore consuetudine con l’argomento si trasformi in una maggiore conoscenza e comprensione. Come affermano Vincenzo Ferrara e Alessandro Farruggia, autori di Clima: istruzioni per l'uso, “nella normale informazione che viene data al grande pubblico è ovvio che si debba semplificare la complessità dei vari aspetti delle problematiche del clima e dei cambiamenti climatici; e questo è logico. Meno logico è che nel campo dei cambiamenti climatici spesso il sensazionalismo prevalga sull’informazione e che l’informazione non contenga elementi conoscitivi sul problema, a cominciare dalle conoscenze di base più semplici”.
Il volume, che sarà a giorni nelle librerie, affronta il tema esattamente con l’obiettivo di tracciare un quadro comprensibile dei fenomeni, degli effetti e delle strategie che si stanno immaginando. Lo sforzo degli autori è stato quello di trattare un argomento di complessità straordinaria mantenendo un costante equilibrio tra rigore e chiarezza, facendo sempre prevalere la volontà di farsi capire. Ci si è posti, in sostanza, un problema di linguaggio. Sembra banale, ma non lo è affatto.
E non è solo la consapevolezza rispetto al cambiamento climatico, evidentemente, a poter trarre beneficio da una comunicazione declinata secondo linguaggi adeguati e molteplici. Il problema – che rappresenta anche un’opportunità e una sfida per chi, come noi, se ne occupa dal punto di vista editoriale – riguarda i temi ambientali in generale. La soluzione va cercata con creatività, pena la frustrazione di ogni sforzo diretto ad allargare un’audience inesorabilmente limitata rispetto all’ampiezza e rilevanza dei fenomeni. Con Ecologia letteraria abbiamo compiuto un primo passo nell’indagare il modo in cui il nostro rapporto con la natura e l’ambiente si manifesti all’interno di espressioni normalmente non contemplate come “giacimenti di sapere ambientale” quali sono quelle letterarie. E questo avviene in un momento in cui a interrogarsi sul proprio ruolo rispetto a un reale caratterizzato fortemente dalla crisi ambientale sono molte aree della creatività umana, dall’arte alle discipline del progetto, fino alla musica. “Può l’arte salvare l’ambiente?” titolava ArtReview qualche mese fa. Ipotesi di risposta al quesito si potranno trovare alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino che quest’anno propone una serie di mostre, conferenze ed eventi per approfondire il tema nevralgico dell’ambiente, a dimostrare l’esistenza di una vera urgenza espressiva.
Ciò che accomuna le esperienze che in campi del sapere così diversi si stanno conducendo è un substrato etico radicalmente nuovo, che contribuisce a disegnare un’"etica dell’ambiente” che vada a sostituire quella che ci ha portati oggi a constatare i danni del “divorzio concettuale tra umanità e natura”.
La letteratura, come sostiene Serenella Iovino e come propone l’ecocriticism, può prestarsi a un uso etico-ambientale, contribuendo in modo significativo a orientarci nel nostro rapporto con il mondo non-umano. 
E allora non solo siamo particolarmente fieri di dare voce per la prima volta in Italia a questo importante ambito di studi, ma ci apprestiamo a fare ancora di più, ovvero a sperimentare direttamente come un testo letterario – e un linguaggio in particolare: quello narrativo – possa essere il miglior protagonista possibile di una crescita della consapevolezza, e infine di una cultura, ambientale.
A tra poco… con Verdenero.


numero 1 - 1/2007

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