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Il clima cambia, ed è colpa nostra
di Simona Molinari


Il 2 febbraio 2007 è stato divulgato il “Sommario per i decisori politici” relativo al Contributo del Working Group I al 4° Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc).
L’Ipcc raccoglie 2.500 scienziati chiamati dalle Nazioni Unite a investigare sul cambiamento climatico: il WG-1 è il gruppo di scienziati che si occupa di scienza del clima e che, dopo cinque anni di lavoro, ha prodotto un rapporto sullo stato delle conoscenze del clima e dei cambiamenti climatici e sulla possibile evoluzione futura del clima globale.
Il WG-1 è il primo dei tre gruppi di lavoro dell’Ipcc, e il suo rapporto finale costituisce la prima parte del “Quarto Rapporto Ipcc”, che sarà divulgato alla fine del 2007 e a cui mancano ancora le conclusioni degli altri due gruppi, che hanno lavorato rispettivamente sugli impatti dei cambiamenti climatici e l’adattamento ai cambiamenti climatici (il WG-2) e sulla mitigazione dei cambiamenti climatici (il WG-3).
In quest’ultimo rapporto viene affrontato il problema dei cambiamenti climatici in atto in modo molto approfondito, analizzando tutte le osservazioni sperimentali disponibili; sulla base delle quali l’Ipcc conclude che non solo è in corso un cambiamento climatico globale, ma che in questi ultimi anni è in fase di progressiva accelerazione. Dopo l’analisi della situazione l’Ipcc affronta il problema della possibile evoluzione dei cambiamenti climatici.

L’evoluzione futura del clima, che non è ovviamente prevedibile in modo meccanico, viene descritta sotto forma di scenari, che in passato sono stati oggetto di forti critiche perché basati su ipotesi (come tali incerte) di sviluppo socioeconomico mondiale e su modelli matematici (come tali generici) di simulazione climatica. In quest’ultimo rapporto l’Ipcc riesamina criticamente tutta la problematica e, nel confermare i risultati degli scenari considerati nel precedente rapporto (il Terzo, del 2001), analizza per ciascuno di essi gli errori commessi e l’affidabilità delle valutazioni, le probabilità che tali scenari possano effettivamente verificarsi e i rischi di cambiamenti improvvisi qualora il sistema climatico si destabilizzasse a seguito di processi non lineari o “a soglia”, che conducono a eventi concatenati con esiti imprevedibili.
Il riscaldamento del clima – si osserva nel “Sommario per i decisori politici” – è indubbio ed è ora reso evidente dall’aumento della temperatura dell’aria e degli oceani, dallo scioglimento di neve e ghiacci e dall’innalzamento del livello del mare. Le concentrazioni in atmosfera di CO2 e di metano sono oggi le più alte degli ultimi 650 mila anni. E l’aumento dei gas serra registrato dal 1750 è dovuto principalmente alle emissioni da uso di combustibili fossili, all’agricoltura e al cambio d’uso del suolo. Questi sono i fatti accertati, e non è poco.
Dei dodici anni più caldi dal 1880 – prosegue il rapporto – undici si sono registrati negli ultimi dodici anni. Gli oceani hanno assorbito la maggior parte del calore aggiuntivo, e si sono riscaldati fino a una profondità di 3 mila metri. I ghiacciai e la copertura nevosa si sono ridotti in entrambi gli emisferi e le temperature dell’Artico sono cresciute negli ultimi anni a un tasso doppio della media mondiale, mentre i dati satellitari (che partono dal 1978) mostrano una grave riduzione dei ghiacci del Mare Artico. Sono cambiate anche le precipitazioni, “con aumenti significativi nelle parti orientali di Nord e Sud America, Nord Europa e Asia settentrionale e centrale; una riduzione si è registrata anche nel Sahel, nel Mediterraneo, nell’Africa meridionale e in parte dell’Asia meridionale”.
Dal 1970 sono state registrate siccità più lunghe e intense, specie nelle aree tropicali e subtropicali, mentre la frequenza di precipitazioni violente è aumentata in tutto il mondo. Negli ultimi 50 anni sono avvenuti importanti cambiamenti negli estremi di temperatura, con una riduzione delle notti fredde e dei giorni di gelo e un aumento delle notti calde e delle onde di calore. Non c’è invece un trend chiaro sul numero dei cicloni, anche se i dati satellitari indicano un aumento della loro intensità dopo il 1970.
In conclusione l’ultimo rapporto del WG-1 dell’Ipcc è una requisitoria sulle condizioni climatiche del pianeta, dalla quale emerge che non ci sono più margini di dubbio sui cambiamenti climatici in corso e sull’accelerazione che tali cambiamenti stanno assumendo in questi ultimi anni. Cautela, invece, verso le proiezioni future, ma con un monito: anche se la scienza non è in grado di prevedere con precisione quale sarà il clima del futuro, la perturbazione energetica che le attività umane hanno introdotto nel sistema climatico non è assolutamente irrilevante. Al contrario, il rischio di innesco di una futura destabilizzazione del clima del pianeta è davvero troppo alto e non può essere irresponsabilmente sottovalutato.
Da sempre Edizioni Ambiente segue con attenzione questa problematica. L’ha fatto negli ultimi dieci anni seguendo i trend globali attraverso State of the World, la pubblicazione annuale del Worldwatch Institute, e con un’attenzione particolare al contesto italiano con il rapporto annuale di Legambiente Ambiente Italia.
Clima: istruzioni per l’uso, il nuovo libro di Vincenzo Ferrara, lo scienziato che per anni è stato il referente italiano dell’Ipcc, e del giornalista Alessandro Farruggia, è stato scritto “in tempo reale” assieme al quarto rapporto dell’Ipcc e ne riporta in dettaglio le più recenti (e impressionanti) conclusioni. Per fornire gli elementi utili a una maggiore comprensione del problema, il libro ha una parte introduttiva in cui vengono dati gli elementi di base della climatologia, ovvero di come funziona il complesso sistema climatico; la seconda parte è dedicata ai cambiamenti provocati dall’uomo e alle risposte da parte dell’atmosfera, delle acque e del mondo vivente e la terza parte esamina le strategie in atto e quelle da mettere in moto per tenerci cara la nostra vecchia Terra.



numero 2 - 2/2007

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