Punto sostenibile la newsletter di Edizioni Ambiente Edizioni Ambiente
Edizioni Ambiente in questo numero


Il nostro futuro in città. Conversazione con il direttore scientifico del Wwf Italia di Paola Fraschini
Il Senato vuole migliorare il clima di Ilaria Di Bella
L'Europa e la tripla regola del “20% entro il 2020” di Alessandro Geremei
Formula sostenibile? di Mario Pasquali
Crimine verde, crimine di ecomafia di Anna Satolli
Dubbi sui rifiuti? Risolti! di Simona Faccioli

Il nostro futuro in città. Conversazione con il direttore scientifico del Wwf Italia
di Paola Fraschini


A Pechino l’inquinamento è fuori controllo. Nei giorni scorsi le autorità hanno invitato la popolazione a non uscire di casa e a tenere i bambini al riparo dai veleni che si respirano per le strade. In città è allarme rosso: il livello delle polveri sottili è otto volte superiore a quello che l'Oms considera sopportabile, il sole è oscurato, la nebbia fittissima, gli odori nauseanti. E due milioni di auto sono incolonnate.
Il Rapporto del Worldwatch Institute di quest’anno, State of the World 2007. Il nostro futuro urbanizzato, punta l’attenzione proprio sui problemi che i sistemi urbani di tutto il mondo si trovano ad affrontare - dai trasporti all’energia fino alla gestione dei rifiuti e dell’acqua - ma propone anche molte soluzioni realizzate con successo. Per approfondire l’argomento ne parliamo con Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, che da 20 anni cura l’edizione italiana del noto Rapporto sullo stato del pianeta.

Nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà in sistemi urbani. Quale aspetto assumeranno le città? Verso quale urbanizzazione ci stiamo lanciando?
Purtroppo i processi di urbanizzazione che stiamo attualmente praticando sono caratterizzati da casualità, caoticità e sono privi di una vera dimensione di pianificazione. Producono un progressivo incremento della frammentazione del territorio e degli ecosistemi, una delle problematiche tra le più preoccupanti per il nostro futuro.
Gli ecosistemi, trasformati, omogeneizzati e frammentati dai nostri impatti, sono messi sempre più in seria difficoltà nel fornire quei servizi che sono fondamentali al benessere del genere umano (dal ciclo idrico alla rigenerazione del suolo, dalla produttività primaria netta alla detossificazione delle sostanze inquinanti). A sottolineare ciò, con un'ingente quantità di dati, il Millennium Ecosystem Assessment, il grande rapporto internazionale pubblicato nel 2006 e redatto dai migliori scienziati che si occupano delle interrelazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali. Inoltre, la frammentazione impedisce una sana reazione degli ecosistemi ai cambiamenti globali, in primis il cambiamento climatico, prodotto proprio a causa del nostro intervento.
Pensare che quasi un miliardo degli attuali abitanti del pianeta vive in quella che è la drammatica realtà degli slum nelle grandi città la dice lunga sui gravi problemi ambientali e sociali che dovremo affrontare nell'immediato futuro.
I sistemi urbani sono degli straordinari trasformatori di energia, di materie prime e di territorio, costituiscono quindi la base fondamentale del grande impatto che il metabolismo sociale ha nei confronti dei metabolismi naturali. La sfida della sostenibilità sta proprio nel rendere compatibili i due metabolismi.

Quali problemi ci troveremo ad affrontare? E come prepararsi a tali sfide (sociali e ambientali)?
I problemi saranno molteplici e tra di loro strettamente interrelati. La gestione dei flussi di energia, di materia, del ciclo idrico e della trasformazione territoriale dovuta all'espansione urbana tenderà a peggiorare rispetto alla già drammatica situazione attuale e tenendo anche conto della crescita numerica della popolazione (che almeno fino alla metà di questo secolo continuerà a crescere per stabilizzarsi, presumibilmente, intorno ai 9 miliardi di abitanti) e della crescita del numero dei new consumers (percentuali significative delle popolazioni di diversi paesi in via di industrializzazione, si veda Cina, India, Brasile, Indonesia ecc., che assumono caratteristiche di livelli di consumo simili a quelli dei paesi dell'area Ocse).
Per prepararsi a tali sfide è necessario, da subito, cambiare registro, rispetto al nostro operato. Devono essere ridotti i flussi di energia e materia che attraversano il metabolismo sociale, nel rispetto del principio di equità (a tutti deve essere riconosciuto uno "spazio ambientale", una "quota di natura", chi sta sopra questa "quota" deve scendere e chi sta sotto può salire) deve essere ridotto il nostro impatto di trasformazione sugli ecosistemi. 

I trasporti sono tra i principali accusati, il problema sono gli ingorghi e le code sulle strade, l’inquinamento e le conseguenti malattie respiratorie. Come affrontare in particolare tale sfida?
Certamente il settore trasporti che trascina dietro di sé l'infrastrutturazione territoriale a esso asservita, costituisce un ambito particolarmente problematico anche per la sua significativa responsabilità nell'emissione di biossido di carbonio e nell'importante contributo fornito quindi all'aggravamento del mutamento climatico.
La sfida di questo settore deve essere affrontata con una mentalità completamente innovativa, capace di non assecondare il sistema ma di cercare di governarlo. Creare più infrastrutture e costruire più veicoli significa assecondare il sistema. Le politiche nel settore dei trasporti hanno invece bisogno di grandi capacità innovative come ci ricorda Jaime Lerner, protagonista delle politiche innovative nei trasporti quando era sindaco di Curitiba che introduce lo State of the World 2007. Curitiba continua oggi ad essere un esempio per tutto il mondo.

Su cosa puntare? Tecnologie all’avanguardia, politiche innovative... E cosa, a suo avviso, impedisce il cambiamento?
Il futuro è sicuramente nella "nuova rivoluzione industriale", già tratteggiata dalla fase avviata con l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere sempre più caratterizzata dall'ecologia industriale, dal metabolismo sociale che imita sempre più quello dei sistemi naturali, capace di coevolversi con essi. Le grandi trasformazioni teoriche e pratiche che hanno prodotto tutti gli scienziati che si sono occupati di metabolismo industriale, di ecologia industriale, di chimica sostenibile ecc. hanno indicato una strada chiara e ineludibile che dovrà essere percorsa sempre di più nell'immediato futuro e che dovrà essere accompagnata da corrette politiche economiche, capaci di coadiuvare il mutamento e la trasformazione indispensabile in questo momento storico di transizione per l'intera umanità.
Al di là dei ritardi culturali che ancora sono presenti e costituiscono, purtroppo, un ostacolo robusto al cambiamento, al di là degli interessi di parte che costituiscono un altro grave impedimento, è necessario sottolineare l'importanza delle politiche economiche. Finchè non vi sarà una contabilità ecologica capace di affiancarsi a quella economica classica, finchè si continuerà a fare riferimento a indicatori aggregati quali il Pil, parziali e bugiardi rispetto al vero stato di "ben-essere" e di ricchezza complessiva di una nazione o di una comunità, finchè vi saranno politiche economiche e fiscali che non riconoscono il vero danno ambientale e sociale prodotto da pattern di produzione e consumo obsoleti e dissipativi, sarà difficile avviare scelte decise, fondamentali per cambiare registro.

State of the World 2007 parla dei grandi problemi aperti, ma anche di molte soluzioni realizzate con successo... quali sono i segnali che reputa più significativi?
Certamente la straordinaria capacità autorganizzativa e di resilienza delle comunità locali anche nei complessi e confusi sistemi urbani. I segnali che lo State of the World 2007 ci indica relativi alle capacità reattive di comunità in aree urbane, dedite all'autoproduzione alimentare, alla coltivazione di orti urbani, al tentativo di trovare soluzioni concrete ai problemi dell'approvvigionamento idrico ed energetico, costituiscono degli straordinari esempi di capacità creativa sui quali fare leva per il cambiamento di cui abbiamo tutti bisogno. Anche da questo punto di vista lo State of the World costituisce un rapporto straordinario, capace di rendere conto sia delle problematicità delle questioni sollevate dall'evoluzione futura dei sistemi urbani sia degli esempi concreti che costituiscono risposte efficaci e puntuali a tutte queste sfide.

 



numero 3 - 3/2007

copyright Edizioni Ambiente