Il nostro futuro in città. Conversazione con il direttore scientifico del Wwf Italia di Paola Fraschini
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Il nostro futuro in città. Conversazione con il direttore scientifico
del Wwf Italia
di Paola Fraschini
A Pechino l’inquinamento è fuori controllo. Nei giorni scorsi
le autorità hanno invitato la popolazione a non uscire di casa e a tenere
i bambini al riparo dai veleni che si respirano per le strade. In città è allarme
rosso: il livello delle polveri sottili è otto volte superiore a quello
che l'Oms considera sopportabile, il sole è oscurato, la nebbia fittissima,
gli odori nauseanti. E due milioni di auto sono incolonnate.
Il Rapporto del Worldwatch Institute di quest’anno, State
of the World 2007. Il nostro futuro urbanizzato, punta
l’attenzione proprio sui problemi che i sistemi urbani di tutto il mondo
si trovano ad affrontare - dai trasporti all’energia fino alla gestione
dei rifiuti e dell’acqua - ma propone anche molte soluzioni realizzate
con successo. Per approfondire l’argomento ne parliamo con Gianfranco
Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, che da 20 anni cura l’edizione
italiana del noto Rapporto sullo stato del pianeta.
Nel 2008 più della metà della popolazione del pianeta vivrà in
sistemi urbani. Quale aspetto assumeranno le città? Verso quale urbanizzazione
ci stiamo lanciando?
Purtroppo i processi di urbanizzazione che stiamo attualmente praticando
sono caratterizzati da casualità, caoticità e sono privi di una vera
dimensione di pianificazione. Producono un progressivo incremento della frammentazione
del territorio e degli ecosistemi, una delle problematiche tra le più preoccupanti
per il nostro futuro.
Gli ecosistemi, trasformati, omogeneizzati e frammentati dai nostri impatti,
sono messi sempre più in seria difficoltà nel fornire quei servizi
che sono fondamentali al benessere del genere umano (dal ciclo idrico alla
rigenerazione del suolo, dalla produttività primaria netta alla detossificazione
delle sostanze inquinanti). A sottolineare ciò, con un'ingente quantità di
dati, il Millennium
Ecosystem Assessment,
il grande rapporto internazionale pubblicato nel 2006 e redatto dai migliori
scienziati che si occupano delle interrelazioni tra sistemi naturali e sistemi
sociali. Inoltre, la frammentazione impedisce una sana reazione degli ecosistemi
ai cambiamenti globali, in primis il cambiamento climatico, prodotto proprio
a causa del nostro intervento.
Pensare che quasi un miliardo degli attuali abitanti del pianeta vive in quella
che è la drammatica realtà degli slum nelle grandi città la
dice lunga sui gravi problemi ambientali e sociali che dovremo affrontare nell'immediato
futuro.
I sistemi urbani sono degli straordinari trasformatori di energia, di materie
prime e di territorio, costituiscono quindi la base fondamentale del grande
impatto che il metabolismo sociale ha nei confronti dei metabolismi naturali.
La sfida della sostenibilità sta proprio nel rendere compatibili i due
metabolismi.
Quali problemi ci troveremo ad affrontare? E come prepararsi a tali sfide
(sociali e ambientali)?
I problemi saranno molteplici e tra di loro strettamente interrelati. La gestione
dei flussi di energia, di materia, del ciclo idrico e della trasformazione
territoriale dovuta all'espansione urbana tenderà a peggiorare rispetto
alla già drammatica situazione attuale e tenendo anche conto della crescita
numerica della popolazione (che almeno fino alla metà di questo secolo
continuerà a crescere per stabilizzarsi, presumibilmente, intorno ai
9 miliardi di abitanti) e della crescita del numero dei new consumers (percentuali
significative delle popolazioni di diversi paesi in via di industrializzazione,
si veda Cina, India, Brasile, Indonesia ecc., che assumono caratteristiche
di livelli di consumo simili a quelli dei paesi dell'area Ocse).
Per prepararsi a tali sfide è necessario, da subito, cambiare registro,
rispetto al nostro operato. Devono essere ridotti i flussi di energia e materia
che attraversano il metabolismo sociale, nel rispetto del principio di equità (a
tutti deve essere riconosciuto uno "spazio ambientale", una "quota
di natura", chi sta sopra questa "quota" deve scendere e chi
sta sotto può salire) deve essere ridotto il nostro impatto di trasformazione
sugli ecosistemi.
I trasporti sono tra i principali accusati, il problema sono gli ingorghi
e le code sulle strade, l’inquinamento e le conseguenti malattie respiratorie.
Come affrontare in particolare tale sfida?
Certamente il settore trasporti che trascina dietro di sé l'infrastrutturazione
territoriale a esso asservita, costituisce un ambito particolarmente problematico
anche per la sua significativa responsabilità nell'emissione di biossido
di carbonio e nell'importante contributo fornito quindi all'aggravamento del
mutamento climatico.
La sfida di questo settore deve essere affrontata con una mentalità completamente
innovativa, capace di non assecondare il sistema ma di cercare di governarlo. Creare
più infrastrutture e costruire più veicoli significa assecondare
il sistema. Le politiche nel settore dei trasporti hanno invece
bisogno di grandi capacità innovative come ci ricorda Jaime
Lerner,
protagonista delle politiche innovative nei trasporti quando era sindaco di
Curitiba che introduce lo State of the World 2007.
Curitiba continua oggi ad essere un esempio per tutto il mondo.
Su cosa puntare? Tecnologie all’avanguardia, politiche innovative...
E cosa, a suo avviso, impedisce il cambiamento?
Il futuro è sicuramente nella "nuova rivoluzione industriale",
già tratteggiata dalla fase avviata con l'entrata in vigore del Protocollo
di Kyoto, che dovrà essere sempre più caratterizzata dall'ecologia
industriale, dal metabolismo sociale che imita sempre più quello dei
sistemi naturali, capace di coevolversi con essi. Le grandi trasformazioni
teoriche e pratiche che hanno prodotto tutti gli scienziati che si sono occupati
di metabolismo industriale, di ecologia industriale, di chimica sostenibile
ecc. hanno indicato una strada chiara e ineludibile che dovrà essere
percorsa sempre di più nell'immediato futuro e che dovrà essere
accompagnata da corrette politiche economiche, capaci di coadiuvare il mutamento
e la trasformazione indispensabile in questo momento storico di transizione
per l'intera umanità.
Al di là dei ritardi culturali che ancora sono presenti e costituiscono,
purtroppo, un ostacolo robusto al cambiamento, al di là degli interessi
di parte che costituiscono un altro grave impedimento, è necessario
sottolineare l'importanza delle politiche economiche. Finchè non vi
sarà una contabilità ecologica capace di affiancarsi a quella
economica classica, finchè si continuerà a fare riferimento a
indicatori aggregati quali il Pil, parziali e bugiardi rispetto al vero stato
di "ben-essere" e di ricchezza complessiva di una nazione o di una
comunità, finchè vi saranno politiche economiche e fiscali che
non riconoscono il vero danno ambientale e sociale prodotto da pattern di produzione
e consumo obsoleti e dissipativi, sarà difficile avviare scelte decise,
fondamentali per cambiare registro.
State of the World 2007 parla dei grandi problemi aperti, ma anche di
molte soluzioni realizzate con successo... quali sono i segnali che reputa
più significativi?
Certamente la straordinaria capacità autorganizzativa e di resilienza
delle comunità locali anche nei complessi e confusi sistemi urbani.
I segnali che lo State of the World 2007 ci indica relativi alle capacità reattive
di comunità in aree urbane, dedite all'autoproduzione alimentare, alla
coltivazione di orti urbani, al tentativo di trovare soluzioni concrete ai
problemi dell'approvvigionamento idrico ed energetico, costituiscono degli straordinari
esempi di capacità creativa
sui quali fare leva per il cambiamento di cui abbiamo tutti bisogno. Anche
da questo punto di vista lo State of the World costituisce un rapporto
straordinario, capace di rendere conto sia delle problematicità delle
questioni sollevate dall'evoluzione futura dei sistemi urbani sia degli esempi
concreti che costituiscono risposte efficaci e puntuali a tutte queste sfide.