Il nostro futuro in città. Conversazione con il direttore scientifico del Wwf Italia di Paola Fraschini
Il Senato vuole migliorare il clima di Ilaria Di Bella
L'Europa e la tripla regola del “20% entro il 2020” di Alessandro Geremei
Formula sostenibile? di Mario Pasquali
Crimine verde, crimine di ecomafia di Anna Satolli
Dubbi sui rifiuti? Risolti! di Simona Faccioli
L'Europa e la tripla regola del “20% entro il 2020”
di Alessandro Geremei
Al termine del consueto “vertice di primavera” (Bruxelles, 8-9
marzo 2007) il Consiglio europeo ha presentato il nuovo piano d'azione 2007-2009 Politica
energetica per l'Europa (Pee)
che conferma, nel caso ve ne fosse stato bisogno, la stretta interdipendenza
tra questione climatica (in relazione alla quale si punta a limitare l'aumento
della temperatura media globale a un massimo di 2°C rispetto ai livelli
pre-industriali) e questione energetica (in relazione alla quale si punta a
garantire un approvvigionamento energetico sicuro ed economicamente accessibile,
visti gli importanti riflessi che esso comporta sulla competitività generale
del sistema Ue). Queste necessitano di una trattazione integrata proprio perché la
produzione e l'impiego di energia sono le principali fonti delle emissioni
di gas a effetto serra nella Ue.
Il Consiglio europeo, organismo composto dai capi di stato e di governo dei
paesi membri che definisce la futura politica comunitaria, ha quindi definitivamente
approvato una serie di importanti obiettivi relativi al risparmio energetico
(20% di risparmio di energia entro il 2020), alle fonti rinnovabili di energia
(20% del fabbisogno totale di energia entro il 2020 con i biocarburanti che,
in particolare, dovranno coprire il 10% dei carburanti per autotrazione utilizzati
nella Comunità) e riduzione delle emissioni di gas serra (la Comunità si
impegna fin da ora a ridurre entro il 2020 le proprie emissioni del 20% rispetto
al 1990, lasciando aperta la porta a un’ulteriore riduzione che arrivi
fino al 30% nel caso le future negoziazioni internazionali sul post-Kyoto diano
un esito positivo). Questi obiettivi, è bene chiarire subito, lasceranno
liberi i paesi membri nella scelta del proprio mix energetico e, soprattutto,
saranno ripartiti tra gli stessi in maniera differenziata e ponderata (cd. burden
sharing, basato sulle possibilità e sulle posizioni di partenza
dei paesi in questione).
Per il resto, il Consiglio europeo si dichiara “agnostico” sul
nucleare – lasciando libertà di scelta agli stati membri – e punta
con decisione sull'utilizzo del cd. “carbone pulito”, confermando
che sono in cantiere per il 2015 una dozzina di progetti dimostrativi su larga
scala delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 (Css).
Le conclusioni a cui sono giunti i capi di stato e di governo
nella sessione primaverile del Consiglio europeo ricalcano, in buona parte,
quanto già proposto dalla Commissione Ce con il pacchetto di misure
presentate il 10 gennaio 2007 che identificano nel completamento del mercato
interno dell'energia Ue e nel passaggio a un'economia a basse emissioni di
carbonio la via principale per contrastare la doppia emergenza climatico/energetica
(si vedano in particolare le due comunicazioni indirizzate al Consiglio europeo
intitolate “Limitare
il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius - La
via da percorrere fino al 2020 e oltre” e “Una
politica energetica per l'Europa”).
E l'Italia? Nell'ultimo mese, oltre all'approvazione della nuova disciplina
nazionale per la promozione della cogenerazione (Dlgs 8 febbraio 2007, n. 20),
va segnalato che nella fatidica giornata del 19 febbraio 2007 sono stati approvati
dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Economia
due importanti decreti attuativi degli incentivi per l'efficienza energetica
stabiliti dalla Finanziaria 2007 (edifici esistenti e motori industriali), è stata
rivisitata la disciplina del “Conto energia” per gli impianti fotovoltaici
e, soprattutto, è stato presentato dal governo Prodi il "Nuovo
piano sull'efficienza energetica, sulle rinnovabili e sull'eco industria” che
rende organica la manovra di ampio respiro con cui il paese, nel disegno governativo,
tenterà di rispondere all'emergenza climatico/energetica. Il piano punta
da un lato a incrementare la domanda dei prodotti eco-compatibili
ed energetico-efficienti, mentre dall'altro – e questo è probabilmente
l'aspetto più innovativo – tenterà di sviluppare l'offerta degli
stessi prodotti attraverso la creazione di una forte industria nazionale di
settore. In relazione a quest'ultimo aspetto, un “1° progetto di
innovazione industriale sull'efficienza energetica per la nascita e il radicamento
di una ecoindustria” dovrebbe vedere la nascita nel giro di pochi mesi,
al termine di un'analisi della situazione che un apposito staff – composto
da esperti del ministero dello Sviluppo economico, dell'Ipi e dell'Enea e coordinato
da Pasquale Pistorio, vicepresidente di Confindustria – dovrà portare
a termine entro il prossimo luglio.
In questo quadro, formulare un'importante proposta di svolta energetico/climatica
per il periodo post-2012 (data di scadenza del protocollo di Kyoto) che non
metta a rischio la competitività nazionale, ma al contrario comporti
netti vantaggi economici e occupazionali, è la sfida accolta dagli autori
di Italia
2020. Energia e ambiente dopo Kyoto. Il
volume, curato da Paolo degli Espinosa, direttore del Dipartimento Energia
dell'Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, mette insieme un “piano” che
tiene conto di tutte le dimensioni – elettrica, industriale, civile, trasporti
ecc. – che partecipano a questo cambio di rotta, dove è prima di tutto
l’efficienza la chiave su cui va giocato il rinnovamento in ogni settore.
Un progetto ampio quello dell’Issi, con un primo step al 2012 e il traguardo
fissato al 2020, già concretizzatosi in un Ddl sulle “Norme per
l’attuazione del protocollo di Kyoto” (n. 786) – attualmente
in discussione presso le Commissioni riunite 10ª (Industria, commercio,
turismo) e 13ª (Territorio, ambiente, beni ambientali) del
Senato -
il cui primo firmatario è il senatore Edo Ronchi, ministro dell’Ambiente
del primo governo Prodi.