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Formula sostenibile? di Mario Pasquali
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Formula sostenibile?
di Mario Pasquali
Il cambiamento climatico è una realtà in atto la cui causa è principalmente
di origine antropica. Tra le varie attività umane quella dei trasporti è tra
le più impattanti, e il settore automobilistico è considerato
uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico; allo stesso
tempo però ha anche la possibilità di sfruttare più di
altri le importanti innovazioni elettroniche, dei materiali ed energetiche
che permetterebbero di minimizzare costi e consumi aumentando l’efficienza
dei veicoli.
Proprio una casa automobilistica si fa, oggi, promotrice della sostenibilità sfruttando
l’ampia visibilità del campionato mondiale di Formula 1 2007;
la Honda Racing F1 Team, infatti, gareggerà con una livrea che recherà l’immagine
della Terra al posto dei consueti sponsor tecnici. Una scelta fatta, sembrerebbe,
per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul problema dei cambiamenti
climatici e che vedrà anche la collaborazione delle principali associazioni
ambientaliste internazionali.
Un’operazione di eco-marketing che assomiglia, in realtà,
alla “foglia di fico” che vorrebbe nascondere “le vergogne” di
un settore che potrebbe fare molto in teoria per ridurre l’inquinamento
atmosferico (limitando banalmente le emissioni di CO2 dei veicoli), ma che
in pratica si limita ad attaccare adesivi sulle macchine e a sfornare slogan
pubblicitari. Una monoposto consuma centinaia di litri di benzina ogni week-end
di gara, e la Federazione internazionale dell’automobilismo ha annunciato
di aver posticipato al 2011 l’introduzione in Formula 1 delle tecnologie
per la ritenzione e il riuso del calore e dei gas di scarico. Associare oggi
il mondo dell’automobilismo a concetti come quello di sviluppo sostenibile,
appare del tutto fuori luogo.
Le soluzioni per risolvere gli attuali problemi ambientali legati alla mobilità sono
già disponibili da anni. Quanto l’industria automobilistica possa
essere un importante laboratorio per la ricerca di soluzioni tecnologiche sostenibili è spiegato
in Capitalismo
Naturale di Paul Hawken, Amory Lovins
e L. Hunter Lovins, che uscirà in una nuova
edizione questa primavera.
Nel volume è descritto il prototipo di Hypercar, ideato dal
Rocky Mountain Institute nel 1991 (ben 16 anni fa!), con un motore a trazione
ibrido-elettrica e una scocca più leggera, ma non per questo meno resistente:
un progetto non solo ecologicamente valido, ma economicamente conveniente in
termini di efficienza e consumi di carburante, che si traduce in una riduzione
dello sfruttamento del petrolio, fonte principale delle emissioni di CO2 in
atmosfera.
Tutto ciò mostra, se ancora ci fosse qualche dubbio, come gli ostacoli
nella produzione in serie di questo nuovo tipo di veicoli non siano più tecnici
o economici, ma solamente riferibili ad un ostinato interesse nel mantenimento
dello status quo.