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Crimine verde, crimine di ecomafia
di Anna Satolli
Operazione Campania, anzi “Re Mida”. È questo il nome in
codice di una delle più imponenti operazioni dei Carabinieri del Comando
per la Tutela dell’Ambiente sul traffico illecito dei rifiuti.
Illegalità ad
altissimo livello: milioni di tonnellate di spazzatura gestita “fuori
legge” per un giro di affari da milioni di euro. Un sistema ecocriminale
organizzato che ha coinvolto più regioni italiane, come Lombardia, Toscana,
Lazio e Campania. L’indagine, che procede dal 2003 e ha portato a imputazioni
per associazione a delinquere e traffico illecito organizzato di rifiuti, per
associazione di stampo camorristico ed estorsione, ha segnato un altro traguardo
solo qualche giorno fa. Il 15 marzo i Carabinieri hanno infatti messo sotto
sequestro due nuovi siti di smaltimento illegale di rifiuti. Le due cave incriminate – una
nel napoletano, a Quarto, e l’altra a Bagnoregio nel Lazio – erano
la destinazione ultima di rifiuti speciali, circa 2.000 tonnellate, “ripuliti” da
falsa certificazione sulla loro natura e provenienza. Un giro d’affari
valutato in circa 100.000 euro e una gestione in puro stile imprenditoriale;
tra gli indagati: gestori di cave, intermediari, trasportatori, chimici e direttori
di impianti.
E questo lucroso traffico si allarga, non viaggia più solo lungo il
consueto asse tra nord e sud del paese, ma espatria. Va in Oriente, dove costa
circa 5.000 euro liberarsi di un container da 15 tonnellate di rifiuti pericolosi,
contro i 60.000 euro che andrebbero pagati in Italia per uno smaltimento in
regola. Uno di questi giri transnazionali di rifiuti è stato smascherato
lo scorso febbraio con l’operazione “Mesopotamia”. Il Noe
di Udine ha scoperto un traffico ingente di rifiuti di plastica e di carta
provenienti da ditte del nord d’Italia e diretti in Cina e Siria, con
falsi certificati attestanti una altrettanto fasulla identità di “materia
prima seconda”. Questa volta la stima del volume d’affari, per
un anno di attività, è di 1,5 milioni di euro.
Due casi di cronaca recente resi in estrema sintesi per dare un assaggio di
quanto il traffico illegale dei rifiuti sia un piatto appetitoso per l’ecomafia.
Ma anche l’abusivismo edilizio e il racket degli animali sono tra le
altre attività maggiori di illecito ambientale che nutrono un vero e
proprio sistema economico criminale di portata globale. Questa realtà,
i suoi imprenditori e i suoi clienti, il suo funzionamento e i suoi circuiti
di mercato sono descritti in modo dettagliato e approfondito nel Rapporto
Ecomafia 2007 (in uscita ad aprile). Il volume è coordinato
dall’Osservatorio
Ambiente e Legalità di Legambiente con la collaborazione delle forze
dell’ordine (Arma dei Carabinieri,
Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia
di Stato, Direzione investigativa antimafia), dell’istituto di ricerca
Cresme (per quanto riguarda l’abusivismo edilizio), di giornalisti, di
magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale e di avvocati
dei Centri di azione giuridica di Legambiente. È indubbiamente grazie
al contributo di tutte queste “energie” che il Rapporto annuale
costituisce uno strumento completo e aggiornato, in grado di inquadrare il
fenomeno dell’ecomafia anche attraverso i racconti di episodi narrati
che svelano il funzionamento del “settore” ecomafia.