PuntoSostenibile

Tassare i ricchi per combattere le disuguaglianze

Intervista a Gianfranco Bologna

a cura di Paola Fraschini
pubblicato il 30/04/2026

Per anni l’ideologia neoliberista ha fatto da cornice a politiche di deregolamentazione dei mercati e di alleggerimento fiscale a favore dei grandi patrimoni. La promessa era quella di un “effetto a cascata”: l’accumulo di ricchezza ai vertici della società avrebbe generato investimenti, creato posti di lavoro e un diffuso benessere destinato, col tempo, a “sgocciolare” anche verso le fasce più povere della popolazione. Proprio una bella illusione, aspetta e spera… Parliamone con il curatore dell’edizione italiana di Tassare i ricchi di Jorgen Randers e Till Kellerhoff, fresco di stampa.

Perché pubblicare un libro come Tassare i ricchi proprio ora in Italia? 

La situazione mondiale che stiamo vivendo è veramente drammatica. Oggi la popolazione mondiale supera gli 8,2 miliardi di persone: l’attività umana ha già modificato più del 75% dei sistemi naturali delle terre emerse e impattato significativamente su oltre il 66% degli oceani, l’antropomassa, cioè i prodotti costruiti da noi umani (strade, case, acciaio, plastiche, macchinari ecc.) ha sorpassato la biomassa planetaria (cioè il peso di tutti gli esseri viventi sulla Terra). Quando sono nato nel 1953 non avevamo ancora raggiunto i 3 miliardi di abitanti, in meno di ottanta anni abbiamo profondamente alterato i sistemi naturali che garantiscono la nostra vita sulla Terra, dal sistema climatico alla ricchezza della biodiversità, abbiamo creato un’economia di crescita materiale e quantitativa continua e senza limiti, e purtroppo abbiamo creato una spaventosa disuguaglianza, ormai totalmente intollerabile, che risulta palese in tutti i paesi del mondo e non solo in quelli che una volta venivano considerati del “terzo mondo”. Non a caso ho voluto aprire la mia Introduzione al volume con quanto scritto nel primo rapporto internazionale sulla disuguaglianza a livello globale, coordinato dal noto economista statunitense Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia 2001, rapporto voluto dal governo sudafricano che ha coordinato il G20 nel 2025 e che a novembre dello scorso anno lo ha presentato ufficialmente a Johannesburg. “Un mondo che tollera una disuguaglianza sempre più ampia non può sperare di raggiungere una pace duratura, la prosperità o la sostenibilità. La disuguaglianza è una delle preoccupazioni più urgenti al mondo e genera molti altri problemi nelle economie, nelle società e nelle politiche, compresa la capacità dell'umanità di affrontare le sfide planetarie. Data la sua gravità, c'è un forte bisogno di una risposta internazionale.” E ancora: “La concentrazione dei redditi e della ricchezza nelle mani di pochi ha portato a un'estrema concentrazione del potere economico e politico, con conseguenze negative per la società. D'altra parte, la maggiore fragilità della vita di così tante persone sta alimentando un diffuso senso di ingiustizia. Ciò sta causando frustrazione e risentimento che minano la coesione sociale e politica e riducono la fiducia nelle autorità e nelle istituzioni.” L’Italia, come ricordiamo con i vari dati riportati nel volume, presenta un'importante e significativa disuguaglianza tra i suoi abitanti. Nel nostro Paese, come sottolinea l’ultimo rapporto dell’Istat ,si stima che nel 2024 siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. Non a caso il rapporto Stiglitz propone la creazione di un Panel internazionale sulla disuguaglianza, facendo riferimento al Panel mondiale dedicato a comprendere al meglio il cambiamento climatico in atto, il ben noto Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che dovrebbe mirare a promuovere con apposite politiche, la visione ideale, chiaramente indicata nel rapporto stesso, di una “prosperità comune condivisa a livello globale”.

Il libro propone la tassazione della ricchezza estrema come strumento concreto e praticabile, non ideologico. Qual è la sfida maggiore nel rendere credibile questo messaggio in un Paese come l’Italia, in cui il tema delle tasse è spesso vissuto con diffidenza? Come si può spiegare a chi non è un economista che una tassazione più equa dei grandi patrimoni può portare benefici reali per tutti?

La rivista “Forbes” che da anni registra la classifica dei miliardari del mondo ha pubblicato la situazione attuale a marzo 2026, anno che viene ritenuto storico per la ricchezza globale. Infatti secondo la sua nuova classifica 3.428 imprenditori, investitori ed eredi sono nella lista dei miliardari, 400 in più rispetto al 2025, con un patrimonio complessivo da record di 20.100 miliardi di dollari, quattromila in più rispetto all’anno scorso. La lista è dominata dagli Stati Uniti, con 989 super-ricchi, inclusi 15 dei primi 20 al mondo, seguiti da Cina (610) e India (229). “Forbes” sottolinea che la tecnologia e l’intelligenza artificiale hanno creato nuove fortune a una velocità senza precedenti: almeno 86 miliardari devono gran parte della loro ricchezza all’AI. Sempre seguendo la classifica, Elon Musk consolida il primo posto con 839 miliardi di dollari. Cresce anche la presenza femminile, con 481 donne miliardarie nel mondo. La nuova lista di “Forbes” mostra quanto il predominio dei super-ricchi sul pianeta non sia mai stato così ampio, trainando inevitabilmente politica, mercati e innovazione tecnologica verso nuovi vertici di ricchezza. Anche in Italia la ricchezza privata continua a crescere, con 472.000 individui definiti HNWI (High Net Worth Individual, cioè persone con patrimonio superiore a un milione di euro) e una popolazione di ultra-HNWI con oltre 30 milioni di dollari, che non smette di aumentare. In un Paese come il nostro è fondamentale affrontare seriamente il sistema fiscale. Servono politiche redistributive efficaci: una tassazione più progressiva dei redditi, imposte su grandi eredità e patrimoni, lotta ai paradisi fiscali e una governance globale della ricchezza. In questa direzione vanno misure come la tassa dello 0,1% sui patrimoni oltre i 5,4 milioni di euro in Italia o la Global Minimum Tax per le multinazionali. Oggi multimilionari e miliardari pagano spesso, in proporzione, meno tasse della maggioranza della popolazione, compromettendo la giustizia fiscale e sottraendo risorse a istruzione, sanità e politiche per il clima e l’ambiente.

Il nesso tra disuguaglianze, crisi climatica e democrazia emerge con forza. In che modo queste grandi questioni globali sono legate e incidono nella nostra quotidianità? Nell’appendice dedicata all’Italia si mostrano dati molto chiari da cui emerge una forte concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Perché questo squilibrio è un problema non solo economico, ma anche sociale e per la democrazia?

Dobbiamo considerare il nostro mondo nella sua complessità e non certo con la vecchia logica lineare di causa/effetto. La drammatica situazione di policrisi che stiamo vivendo, particolarmente in questi ultimi tempi, dimostra chiaramente i legami esistenti tra crisi politiche, energetiche, climatiche e ambientali in genere, crisi sociali, economiche ecc. e dimostra come applicazioni concrete di visioni politiche autocratiche, sovraniste, nazionaliste, purtroppo anche razziste, e che inoltre attaccano duramente anche la scienza e la sostenibilità (elementi ineludibili e fondamentali per il presente e il futuro del nostro stare al mondo), danneggiano fortemente le basi della democrazia, della pace, dei diritti, dei doveri, la ineludibile necessità di condividere e difendere il bene comune ecc. e si dimostrano devastanti per il futuro delle attuali generazioni e di quelle future. Queste politiche continuano a basarsi su fonti energetiche costituite dai combustibili fossili, il cui utilizzo provoca devastazioni ambientali e modificazione del clima planetario come chiaramente dimostrato dalla scienza da decenni. La crisi climatica e ambientale è strettamente collegata alle questioni sociali causate dalle profonde disuguaglianze presenti in tutti i paesi del mondo. Gli individui ricchi alimentano la crisi climatica attraverso i loro investimenti, ancora più che attraverso i loro consumi e stili di vita che pure contribuiscono pesantemente alla loro impronta sul clima. La metà più povera della popolazione mondiale rappresenta solo il 3% delle emissioni di carbonio associate alla proprietà del capitale privato, mentre il 10% più ricco rappresenta il 77% delle emissioni. A livello mondiale, l'1% più ricco rappresenta oggi il 15% delle emissioni globali legate ai consumi, mentre è responsabile del 41% delle emissioni globali associate alla proprietà di capitali privati. I cambiamenti climatici possono aggravare la disparità di ricchezza, mentre politiche ben progettate di sostenibilità e giustizia sociale possono contribuire a ridurla. 

A chi è rivolto questo libro: ai decisori politici, ai cittadini, oppure a una nuova generazione che deve ancora costruire il proprio immaginario economico?

Il libro è rivolto a tutti, ciascuno ha la possibilità, nel proprio raggio di azione quotidiano e nelle varie azioni e attività che svolge nella sua esistenza, di fare la propria parte per affrontare concretamente il gravissimo problema della disuguaglianza nel mondo e cercare di contribuire a risolverlo. Ognuno di noi può esprimere “un voto col portafoglio”: scegliere imprese che rispettano i lavoratori, riducono le emissioni, combattono le diseguaglianze. Possiamo finanziare microcredito, sostenere progetti di sviluppo, orientare i nostri consumi verso chi genera valore sociale oltre che economico. Non possiamo più permetterci livelli di disparità tra gli esseri umani che abitano il pianeta così elevati e che dimostrano non solo una gravissima ingiustizia morale e sociale, ma costituiscono anche un peso etico tremendo per tutti noi. Le giovani generazioni attuali e quelle future dovranno fare sforzi notevolissimi per creare una nuova economia, un cambiamento profondo del sistema, che ormai tanti autorevoli studiosi, non solo economisti, definiscono di “post crescita”. La imprescindibile sostenibilità del ruolo umano nei confronti dei sistemi naturali della Terra e la concretizzazione di una giustizia sociale per tutta l’umanità, odierna e futura, sono interdipendenti e devono essere affrontate simultaneamente.