
Una delega nucleare in bianco
Il DL che rilancia il nucleare in Italia è una delega in bianco al governo, basata su una serie di presupposti completamente falsi. In primo luogo, se nel Piano energia e clima presentato due anni fa dal governo si citavano i piccoli reattori modulari (Smr, Small nuclear reactor) e i reattori “avanzati” (Amr) oltre a un piccolo contributo futuribile dalla fusione, il DL invece amplia il ricorso al nucleare anche agli impianti di grande taglia. Questo è un primo punto critico: il referendum del 2011 che aveva bloccato il rilancio del nucleare promosso dal governo Berlusconi aveva fatto saltare gli obiettivi del memorandum tra Berlusconi e l’allora presidente francese Sarkozy di installare in Italia quattro reattori di generazione III+ EPR.
L'illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili
Gianni Silvestrini, Giuseppe OnufrioDa allora a oggi, nel campo degli impianti nucleari, non c’è alcuna novità tecnologica. Al contrario: il fallimento economico dell’EPR – con ogni nuovo reattore che presenta costi maggiori del precedente, tutti esorbitanti – ha portato l’azienda francese EDF a dichiarare che non farà più altri EPR ma si concentra in una loro versione “semplificata” – gli EPR2 – sul cui piano c’è stato uno scontro istituzionale con la Corte dei Conti francese, che descriviamo nel nostro volume L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili. Dunque il governo di fatto “riapre” all’ipotesi di tecnologie già espressamente bocciate dal referendum del 2011.
Se poi torniamo sugli Smr, nulla di nuovo sotto il sole: le tecnologie di cui si discute sono del tutto convenzionali: nessuna “tecnologia sostenibile” né tantomeno “intrinsecamente sicura”. Se oggi non esiste alcun Smr funzionante in nessun Paese occidentale, l’unico di cui si è avviata la costruzione in Canada – a Darlington in Ontario in un sito già nuclearizzato – è un Bwrx da 300 MW, una versione riveduta di reattore ad acqua bollente. La prima versione in Europa fu costruita alla centrale del Garigliano (160 MW). Un secondo reattore di questo genere era quello di Caorso, di potenza maggiore. La stessa tecnologia di base dei tre reattori incidentati a Fukushima: nulla di nuovo sotto al sole.
Il progetto presentato poche settimane fa da Edison e EDF – l’Smr Nuward – non è altro che un reattore ad acqua pressurizzata da 400 MW, la tipologia di gran lunga predominante nei reattori in funzione nel mondo. Che un reattore ad acqua pressurizzata da 400 MW possa mai produrre elettricità a costi inferiori di un EPR – reattore ad acqua pressurizzata da 1630 MW – rimane un mistero.
Del resto, è questo il falso presupposto della politica nucleare del governo: il nucleare farà abbassare i costi rispetto a uno scenario che ne sia privo. Nei documenti di accompagnamento si fa riferimento ai risultati di uno scenario del RSE– che non risulta essere mai stato reso pubblico – in cui il nuovo nucleare farebbe risparmiare rispetto a impianti a biomasse con cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Al di là di considerazioni tecniche, ben delineate da Luigi Moccia nella postfazione al nostro volume sopra citato, non è chiaro quali costi siano assunti per il nuovo nucleare. Per il progetto di Darlington – 4 reattori da 300 MW – il costo dichiarato a progetto è di oltre 15 miliardi di dollari. Una cifra che mette fuori mercato il nucleare, a oltre 12.500 dollari al kW installato (vedremo a consuntivo quanto davvero costeranno i reattori).
A ogni modo, per essere “sostenibile” il nuovo nucleare – secondo le definizioni della Tassonomia europea – deve rispettare diverse condizioni. Tra queste: l’operatività di uno o più depositi per i rifiuti a bassa e media attività e un piano dettagliato per la sistemazione definitiva dei rifiuti ad alta attività e a lunga vita. Nulla di questo esiste in Italia nonostante se ne discuta da una ventina d’anni, nessuno dei “siti idonei” ha accettato la localizzazione e quando un sito non idoneo si è proposto i comuni del circondario sono insorti facendo ritirare la candidatura. Tutti di centrodestra, peraltro.
Mentre dunque blateriamo a vanvera di ritorno del nucleare, 13 GW di progetti rinnovabili sono sul tavolo della presidente del consiglio per dirimere i conflitti tra il Ministero ambiente che li ha approvati e quello dei Beni Culturali che li ha bocciati. Altri 22 GW di rinnovabili hanno avuto una valutazione ambientale positiva a livello nazionale ma attendono quella delle Regioni. Nel complesso questi 35 GW di rinnovabili “bloccati” dal processo autorizzato, consentirebbero di cancellare la necessità degli oltre 6 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto del Qatar bloccati per la guerra allo stretto di Hormuz.
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